μέτοικος

January 23, 2009

Laurent Nkunda arrestato (o prepensionato?)

Filed under: Uncategorized — AHimsa @ 8:01 pm
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Stanno succedendo cose strane in Congo. 6000 soldanti Rwandesi sono entrati qualche giorno fa nel Congo Orientale. Nkunda viene “arrestato” da soldati rwandesi mentre “fuggiva” in Rwanda: sembra invece una sorta di pensionamento, un ritiro. Dopo il rapporto dell’Onu del mese scorso che svelava dettagliatamente come uomini importanti tra i politici e imprenditori rwandesi assistessero militarmente e finanziariamente le truppe di Nkunda, sembra che i vertici rwandesi stiano cambiando tattica. Un altro “effetto Obama”? O meglio, un effetto del “fine Bush”? Schermaglia per far tacere un po’ gli animi e riorganizzare le truppe con nomi nuovi e meno “noti” alla cronaca? Accordi segreti tra Congo e Rwanda per lo sfruttamento delle risorse del Congo orientale, con uno scambio: Nkunda e Cndp in cambio di Interhamwe e sfruttamento dei minerali? Nkunda sarà estradato in Congo (e poi giudicato dal tribunale internazionale) oppure sparirà dalla scena grazie ai favori resi al governo? Non si sà. Le acque sono alquanto torbide.

http://www.misna.org/news.asp?a=1&IDLingua=2&id=235887

http://www.misna.org/news.asp?a=1&IDLingua=2&id=235888

http://www.misna.org/news.asp?a=1&IDLingua=2&id=235962

December 15, 2008

ONU: Rwanda supports the CNDP

Filed under: Uncategorized — AHimsa @ 12:23 pm
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Posted on Saturday 13 December 2008 – 16:23

Rwanda assists multifaceted, including the recruitment of child soldiers, the group of Tutsi rebel Laurent Nkunda in eastern Democratic Republic of Congo (DRC) next door, says a report by UN experts published Friday .
The group of experts mandated by the Security Council has “found evidence that the Rwandan authorities were complicit recruitment of soldiers, including children, and facilitated the provision of military equipment” to the National Congress for the Defense du peuple (CNDP) of ex-General Nkunda, says the report.
The Rwandan authorities have also “sent officers and units of the Rwandan Defense Forces in Congolese territory to support the CNDP,” he continues.
The Group also established that “the CNDP uses Rwandan territory as a base to raise funds and maintain bank accounts.
Meanwhile, units of the regular army of the DRC (FARDC) “work closely” with armed groups in the east, including the FDLR, Hutu rebels from Rwanda who are among interhahamwe (former officials genocide of 1994), and Pareco (Patriotes Congolese resistance), says the report.
This cooperation includes the provision of ammunition and conduct joint operations against the CNDP. “
The expert group claims to have found no evidence that the widespread illegal armed groups operating in eastern DRC will provide weapons on the international market and concludes that “the FARDC remain the main source of these weapons .
The report also confirms that these armed groups, including the CNDP and the FDLR, abuse their benefit huge sums illegally exploiting the mineral wealth of the region.
Thus the CNDP control coltan mine Bibatama of the territory of Masisi and sell the ore to Munsad, a company based in Goma, capital of North Kivu, and controlled by a close to Nkunda. Coltan is a mineral used in electronic components.
The DRC government welcomes the conclusions of this report. Mende Omalanga, minister of communication and media, the government spokesman, said that the solution lies in the normalization of diplomatic relations between the two countries: “The government has repeatedly given such information, both MONUC that the rest of the international community. It can only be delighted to see that obviously has imposed on everyone, and we realized that we were not dealing with a problem-Congolese Congolese, contrary to what is said, but that it was indeed an attack drone from the outside. “
According Mende Omalanga, the government believes it must continue to seek solutions at the heart of the problem, either in diplomatic relations between the DRC and Rwanda. “That is to say, our relations with Rwanda should be standardized, harmonized and civilized,” concluded the spokesman of the government.
The North Kivu province is facing since late August to renewed clashes between the CNDP one side and the other the army and various armed groups.
The fighting threw on the roads over 250,000 people, surviving in catastrophic conditions.

Source: http://www.africanews.com/site/list_messages/22163



Extrait du rapport de l’ONU: Appui reçu par le CNDP du Gouvernement rwandais


Rapporto completo (francese): http://www.congoplanet.net/download/ONU_Rapport_Congo_Rwanda_12122008.pdf

Rapporto completo (inglese): http://www.un.org/Docs/journal/asp/ws.asp?m=s/2008/773

November 24, 2008

Repubblica Democratica del Congo: quadro generale

Filed under: Uncategorized — AHimsa @ 11:06 am
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PADRE CATTANI: UN’ILLUMINANTE VISIONE D’INSIEME

“La guerra in Nord Kivu ha radici profonde che portano tutte a una lotta per il controllo delle risorse minerarie e che poco hanno a che fare con l’elemento etnico”: lo afferma padre Loris Cattani, missionario saveriano con otto anni di esperienza in Kivu, a Bukavu, da qualche tempo tornato in Italia a Parma. Il sottosuolo del Kivu è ricco di risorse preziose, il coltan in particolare, un minerale impiegato per la produzione di quei chip elettronici che servono per far funzionare computer, telefoni portatili e altre recenti innovazioni tecnologiche. “In Congo – prosegue padre Cattani raggiunto dalla MISNA a Parma – esistono 450 gruppi linguistici, solo nella zona del Kivu dove io ho operato sono almeno 15; la gente del paese è abituata a convivere in comunità eterogenee, dove tante sono anche le religioni e le sette, ma dove non sono mai mancati i matrimoni misti e le forme di vita comunitaria”. Se è “semplice” identificare nelle ingenti ricchezze del sottosuolo le cause del conflitto, più complesso è dare una spiegazione ai periodi di ciclica violenza che interessano queste regioni e che hanno causato centinaia di migliaia di sfollati. “Negli ultimi 15 anni ci sono state tre guerre – prosegue padre Cattani – e ognuna di queste ha man mano complicato il quadro generale; c’è stata quella del 1996-97 con protagonista Laurent Désiré Kabila, il padre dell’attuale presidente congolese Joseph Kabila; c’è stata quella del 1998-2003 con in prima fila il Rassemblement congolais pour la démocratie (Rcd-Goma) guidato da Kin-Kiey Mulumba; c’è infine l’attuale confronto tra esercito e Congresso nazionale per la difesa del popolo (Cndp) dell’ex-generale Laurent Nkunda”. Ma che si tratti di reale confronto armato tra Nkunda ed esercito, padre Cattani ha qualche dubbio; o, meglio, ciò che appare non è necessariamente il reale stato di cose. “Innanzitutto – aggiunge il missionario saveriano – bisognerebbe ricordare la lunga storia di Nkunda che già nel 1990-94 combatteva a fianco dell’attuale capo di stato ruandese, Paul Kagame; rientrato in Congo, Nkunda entra nel Rdc-Goma e alla fine della guerra viene nominato generale e forse, ma non è certo, gli viene proposta la carica di comandante della regione militare del Kivu che lui avrebbe però rifiutato. Di lì, nel 2004, attacca Bukavu, poi si ritira nel Masisi, quindi si ritira da qualunque accordo di pace prospetti un riposizionamento delle sue truppe in altre zone del Congo. Arrivando ai nostri giorni, ci sono alcuni fatti indiscutibili che permettono di trarre poi alcune conclusioni. Il primo riguarda gli attuali vertici militari di Kinshasa e in particolare della regione militare del Kivu: si tratta di militari che avevano combattuto insieme a Nkunda nelle file del Rdc-Goma; difficilmente adesso potrebbero realmente combattere contro di lui. Il secondo: la corruzione nell’esercito di Kinshasa e nelle rappresentanze politiche è diffusa e gioca molto spesso a favore di Nkunda. Il terzo: nei mercati di Kisangani, i commercianti vendono le razioni alimentari destinate all’esercito di stanza in Kivu che non riceve da tempo anche gli stipendi; ecco perché spesso vediamo i soldati razziare i villaggi e saccheggiare le abitazioni civili”. A ricevere regolarmente i loro stipendi sono invece i ribelli del Cndp, generalmente anche meglio equipaggiati: “Nkunda paga i suoi uomini grazie allo sfruttamento delle miniere del Kivu, ma ci sono elementi che fanno credere che parte delle paghe destinate ai soldati governativi finisce nelle tasche dei ribelli. Connivenze che spazzano ulteriormente via le tesi di un conflitto etnico”. Il Congo è, secondo padre Cattani, uno scacchiere nel quale la posta in palio sono le miniere, ma nel quale ci sono protagonisti che giocano su più livelli. “A un piano nazionale, a sfruttare illegalmente i giacimenti sono i ribelli, ma sono anche i militari, i politici, perfino i commercianti di Goma. Non serve molto tempo per vedere i tanti piccoli aerei che fanno la spola tra il Rwanda e piccole piste in mezzo alla foresta. E a trafficare con il Rwanda non sono semplicemente i ribelli del Cndp che qualcuno vuole solo tutsi e quindi vicini a Kagame, ma anche gli hutu delle Forze democratiche per la liberazione del Rwanda (Fdlr), i mayi-mayi, i politici: tutti uniti nel saccheggiare le risorse nazionali a scapito delle casse pubbliche e degli interessi della popolazione. Su un piano internazionale, ci sono le responsabilità del Rwanda dove Nkunda trova anche ex-militari da arruolare nelle sue milizie e sostegni politici; altri sostegni questo ex-generale li trova in Uganda, ma anche in Inghilterra e in America. Perché – e così ci spostiamo da un piano regionale a uno intercontinentale – il Nord Kivu è diventato il punto di scontro tra vecchi interessi coloniali. Da una parte l’area anglo-americana, dall’altra quella franco-europea: questa ‘sfida’ si combatte con proclami, con la guerra e con disegni strategici che potrebbero anche portare alla creazione di stati nano facilmente controllabili. Non è un caso che qualche settimana fa, i ministri degli Esteri francese e inglese si siano presentati insieme a Goma: lo hanno fatto per controllarsi a vicenda!”. Sono tutti elementi che portano all’inizio del discorso, ovvero alle motivazioni prettamente economiche del conflitto: “L’Onu – conclude il missionario – ha pubblicato ben quattro rapporti sulle relazioni tra questo conflitto e lo sfruttamento illegale delle risorse minerarie; l’Unione Europea ha varato provvedimenti per stabilire la ‘rintracciabilità’ dei prodotti esportati dal Congo, per identificare cioè la loro provenienza illegale o meno. In questa guerra non c’entrano né etnie, né religioni: è una questione di accaparramento illegale di risorse, di influenze politiche, di equilibri regionali e internazionali. L’unico vero grande sconfitto è il popolo congolese”.[CO]

Fonte: MISNA

November 17, 2008

Nkunda il partigiano

Filed under: Uncategorized — AHimsa @ 12:27 pm
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E’ sempre più evidente lo sforzo occidentale di erigere il generale ribelle Laurent Nkunda al ruolo di vittima, di unico e vero difensore della patria (congolese), del partigiano che combatte per difendere i poveri tutsi minacciati dai cattivissimi hutu delle FDLR armati fino ai denti e spalleggiati nientepopodimeno che dal FARDC, l’esercito regolare congolese.
Kabila non avrà un passato da santo, ma è stato eletto presidente democraticamente (per quello che possa valere la parola democrazia in paesi ex-colonie/ex-dittature).
Forte del suo mandato democratico Kabila ha agito e sta agendo come capo di una nazione sovrana, illudendosi che sia effettivamente così.
Così non è.
Kabila non può permettersi di firmare accordi miliardari con paesi neo-capitalcomunisti. Si è lasciato prendere troppo la mano giocando a fare il presidente democraticraticamente eletto, scordandosi per un attimo chi gli ha insegnato a giocare.

Laurent Nkunda è la risposta che gli animatori di questo gioco hanno mandato in risposta a Joseph Kabila Kabange; è con lui che deve trattare, con uno che è indagato dalla corte penale internazionale per crimini di guerra, con uno che arruola bambini soldato, che assalta villaggi e li mette a fuoco, con il pastore/psicologo vestito in smoking grigio che ha provocato questa nuova catastrofe umanitaria.
“Kabila, non fare il testardo, cosa pensi di fare incontrando gli amici del SADC?” sembrano dirgli.

Il problema non è Nkunda. Sono le FDLR. Nkunda è lì perchè ci sono le FDLR. Per proteggere i tutsi dalle FDLR. I genicidari. Ge-no-ci-dio. Mille-novecento-novanta-quattro. Rwan-da. Hu-tu. Nkunda è bene armato (oltre che ben vestito, nelle giungle del Masisi) , perchè non attacca le FDLR invece della popolazione inerme? Forse perchè non ha alcun interesse ad attaccarle? Però ha interesse che siano lì, e che “minaccino” la vita dei tutsi. Il Rwanda ha interesse ad essere minacciato dagli Interhamwe ed essere difeso dai Banyamulenge di Nkunda.
E cosa chiede il generale psicologo  ad Olusegun Obasanjo, ex presidente della Nigeria e mediatore dell’Onu? Chiede che le forze governative di Kabila disarmino le FDLR….e che ritirino tutti gli accordi firmati con la Cina…


ahimsa

November 12, 2008

La Cina e il conflitto nella RDC

Filed under: Uncategorized — AHimsa @ 5:18 pm
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Scontro tra l’Occidente e la Cina per il controllo delle risorse minerarie della Repubblica Democratica del Congo?

Nelle ultime settimane sento parlare nei media occidentali – aggiungerei, in modo fuorviante – del ruolo della Cina nel conflitto, come se fosse una delle “cause” del conflitto. In realtà è una delle sue “giustificazioni”.

Colette Braeckman lo spiega bene in questa intervista su RaiNews24.

“La RDC e la Cina hanno firmato importanti accordi per lo sfruttamento delle risorse minerarie in cambio di finanziamenti e infrastrutture.Gli occidentali, i governi le multinazionali si sono comportati in Congo come se si trattasse di una terra conquistata…lo ritenevano il loro territorio di caccia.

Il governo di Kinshasa, desideroso di svilupparsi più in fretta, e disporre di denaro liquido, ha firmato questo accordo con la Cina.

Quindi c’è una certa delusione in ambito occidentale…alcune multinazionali sentono minacciata la loro posizione.

Io penso che dietro l’azione dei ribelli ci siano dei finanzieri, e bisognerebbe indagare da quel lato…

La Cina sta già vendendo armi alle autorità congolesi…e c’è un rischio che possa decidere di intervenire militarmente per difendere i propri investimenti.”

La tempistica delle guerre in Congo non è mai casuale.

Penso che ci sia una volontà strategica che attua queste operazioni, e che riesce a trarre sempre a trarre profitto da una disattenzione della comunità internazionale…e anche stavolta il momento è stato ben scelto, non è affatto un caso, proprio quando il mondo non ha gli occhi voltati sull’Africa, e questo lascia il campo libero alle avventure dei “ribelli”…dietro questi eventi c’è un cervello, che pensa al calendario e alle tecniche….
Però forse questo cervello non riesce a prevedere tutto…

Colette Braeckman è una giornalista belga del giornale francofono Le soir, esperta di questioni dei paesi dell’Africa Centrale.

Il blog di Colette Braeckman: http://blogs.lesoir.be/colette-braeckman/

November 5, 2008

Appello: Per la pace nel Kivu – Interventi politici urgenti oltre l’emergenza umanitaria

Filed under: Uncategorized — AHimsa @ 8:46 pm
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Roma, 5 novembre 2008 – L’offensiva lanciata nel Nord Kivu dal CNDP (Congresso Nazionale per la Difesa del Popolo), un esercito irregolare sotto il comando del generale Laurent Nkunda, attestatosi alle porte della città di Goma, costringe ancora una volta la popolazione inerme a prendere la strada della fuga. Non si sa con certezza quanti siano questa volta i profughi che hanno dovuto abbandonare le loro case. Certamente si tratta di centinaia di migliaia che vanno ad aggiungersi al milione di persone già censite come sfollati dalle agenzie umanitarie. La Comunità internazionale sta riconoscendo che si tratta di una nuova catastrofe umanitaria e si sta mettendo in moto per l’invio di aiuti di emergenza.
Resta tuttavia il problema politico delle cause di questa nuova guerra e dei problemi lasciati irrisolti, nonostante le elezioni nella Repubblica Democratica del Congo e i tanti accordi non rispettati firmati dalle parti in causa.
Sono tanti gli attori di questa nuova crisi. Da una parte il Governo congolese, che nel Kivu ha ottenuto con le elezioni del 2006 un grandissimo consenso, perché la popolazione sperava che sarebbe stato capace di portare la pace e il diritto dopo tanti anni di guerra.
Dall’altra il generale Nkunda, che ha rifiutato di integrarsi con il suo gruppo armato nell’esercito regolare congolese, come prevedevano gli accordi firmati. Di più, durante questi anni, l’armata di Nkunda è andata sempre più rafforzandosi, anche con l’aiuto di forze esterne al paese, primo fra tutti il governo rwandese. Nkunda in questo momento ha anche il controllo amministrativo delle zone conquistate.
E’ in campo anche l’Onu, con una presenza massiccia di militari (17.000, di cui 8.000 nel Kivu) che avrebbero il compito di assicurare il rispetto degli accordi presi, ma che sempre più, nonostante il mandato ricevuto in base al capitolo VII dello Statuto delle Nazioni Unite, non riesce a garantire l’osservanza di questi accordi, suscitando così la reazione della stessa popolazione, che si sente non protetta e abbandonata.
Sullo sfondo di tutto la ricchezza di questo territorio, definito “scandalo geologico”, che ha fatto dire ai vescovi congolesi che questa guerra è un “paravento” che nasconde lo sfruttamento indiscriminato delle risorse.
A subire questa tragedia resta la popolazione inerme, stremata da una lunghissima guerra che ha fatto oltre quattro milioni di vittime e delusa nelle proprie speranze più profonde dopo aver partecipato in massa e con entusiasmo al processo elettorale.

I problemi e le sfide sul campo sono tanti: la costruzione di uno stato di diritto nella Repubblica Democratica del Congo, dopo una lunghissima guerra e la dittatura di trent’anni circa di Mobutu; la qualificazione dell’esercito della Repubblica Democratica del Congo, impreparato e corrotto, con i militari mal pagati o non pagati, i quali trovano il loro mantenimento vessando la popolazione; la difficoltà di mettere insieme in un unico esercito gruppi armati che per anni si sono combattuti tra loro; la presenza nel territorio congolese di profughi hutu rwandesi e dei loro figli che si sono rifugiati in questo territorio dopo il 1994 e che non possono essere semplicemente definiti tutti come Interahamwe e responsabili del genocidio rwandese; l’entrata in campo di nuovi soggetti che vogliono partecipare allo sfruttamento delle ricchezze del territorio, primo fra tutti la Cina, con la quale il Governo congolese ha stipulato un accordo; la probabile ingerenza di paesi confinanti, primo fra tutti il Rwanda, che alcuni affermano aspiri ad impadronirsi di questo territorio anche tenendo conto della sovrappopolazione che l’affligge.

Noi sappiamo che, nonostante questi problemi irrisolti e la grande delusione dopo le elezioni, la gran parte della popolazione ha ancora la volontà di costruire una convivenza pacifica, uscendo definitivamente dalla guerra. Donne e uomini che si organizzano per resistere, per tentare di trovare non solo i mezzi per la sopravvivenza, ma anche e soprattutto strade di riconciliazione e di pace. E’ su queste persone, crediamo, che si deve contare per iniziare un’inversione di marcia che ponga le basi di una pace stabile.
Nel frattempo occorre dare voce alla politica, cominciando da alcuni punti fermi:

  • Organizzare con urgenza l’azione umanitaria per rispondere all’emergenza;
  • Partire dagli accordi firmati tra le parti. Occorre che la Comunità internazionale si mobiliti perchè siano attuati. Ci riferiamo in particolare agli accordi di Nairobi del novembre 2007 (disarmo dei gruppi armati dei profughi hutu rwandesi) e l’accordo  firmato a Goma nello scorso mese di gennaio che dava vita al “Progetto Amani” per il disarmo di tutti i gruppi armati;
  • Ribadire il mandato, unificando le regole di ingaggio dei contingenti delle Nazioni Unite presenti nel Kivu, perché possano svolgere il compito che è loro assegnato, cioè quello di far rispettare gli accordi e proteggere la popolazione. Anche fermando le truppe irregolari di Nkunda che stanno occupando il territorio;
  • Creare un osservatorio internazionale sulle concessioni minerarie e di legname affinché si arrivi ad accordi legali e trasparenti e anche la popolazione possa godere del frutto di queste immense ricchezze;
  • Arrivare ad accordi stabili per evitare sconfinamenti da parte dei paesi confinanti;
  • Risolvere definitivamente il problema della presenza nel Kivu dei profughi hutu rwandesi, distinguendo le responsabilità e non colpevolizzando l’intera comunità. Uno degli elementi dello stato di diritto è il riconoscimento della soggettività della colpa e della pena;
  • Partendo dalla sofferenza delle persone colpite, instaurare un dialogo ad oltranza che ridoni fiato alla politica e blocchi ogni scorciatoia di violenza armata;
  • Proprio per questo, ripristinare l’embargo delle armi per i paesi della Regione, primi fra tutti la Repubblica Democratica del Congo, il Rwanda e l’Uganda;
  • Sostenere gli sforzi della società civile organizzata affinché possa svilupparsi sempre più il processo di riconciliazione e di perdono reciproco.

Facciamo appello all’Italia, che è membro del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, perché svolga un ruolo attivo in quella sede e in Europa affinché vengano rispettati i diritti delle persone, sviluppata la democrazia, fermata ogni aggressione armata e finalmente perseguita la pace.

Beati i Costruttori di Pace,
Chiama l’Africa,
CIPSI,
Commissione Justitia et Pax degli istituti missionari italiani,
Gruppo Pace per il Congo,
Tavola della Pace.

5 novembre 2008

Johann Hari: How we fuel Africa’s bloodiest war

Filed under: Uncategorized — AHimsa @ 4:55 pm
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What is rarely mentioned is the great global heist of Congo’s resources

Thursday, 30 October 2008

The deadliest war since Adolf Hitler marched across Europe is starting again – and you are almost certainly carrying a blood-soaked chunk of the slaughter in your pocket. When we glance at the holocaust in Congo, with 5.4 million dead, the clichés of Africa reporting tumble out: this is a “tribal conflict” in “the Heart of Darkness”. It isn’t. The United Nations investigation found it was a war led by “armies of business” to seize the metals that make our 21st-century society zing and blink. The war in Congo is a war about you.

Every day I think about the people I met in the war zones of eastern Congo when I reported from there. The wards were filled with women who had been gang-raped by the militias and shot in the vagina. The battalions of child soldiers – drugged, dazed 13-year-olds who had been made to kill members of their own families so they couldn’t try to escape and go home. But oddly, as I watch the war starting again on CNN, I find myself thinking about a woman I met who had, by Congolese standards, not suffered in extremis.

I was driving back to Goma from a diamond mine one day when my car got a puncture. As I waited for it to be fixed, I stood by the roadside and watched the great trails of women who stagger along every road in eastern Congo, carrying all their belongings on their backs in mighty crippling heaps. I stopped a 27 -year-old woman called Marie-Jean Bisimwa, who had four little children toddling along beside her. She told me she was lucky.
Yes, her village had been burned out. Yes, she had lost her husband somewhere in the chaos. Yes, her sister had been raped and gone insane. But she and her kids were alive.

I gave her a lift, and it was only after a few hours of chat along on cratered roads that I noticed there was something strange about Marie-Jean’s children. They were slumped forward, their gazes fixed in front of them.
They didn’t look around, or speak, or smile. “I haven’t ever been able to feed them,” she said. “Because of the war.”

Their brains hadn’t developed; they never would now. “Will they get better?” she asked. I left her in a village on the outskirts of Goma, and her kids stumbled after her, expressionless.

There are two stories about how this war began – the official story, and the true story. The official story is that after the Rwandan genocide, the Hutu mass murderers fled across the border into Congo. The Rwandan government chased after them. But it’s a lie. How do we know? The Rwandan government didn’t go to where the Hutu genocidaires were, at least not at first. They went to where Congo’s natural resources were – and began to pillage them. They even told their troops to work with any Hutus they came across. Congo is the richest country in the world for gold, diamonds, coltan, cassiterite, and more. Everybody wanted a slice – so six other countries invaded.

These resources were not being stolen to for use in Africa. They were seized so they could be sold on to us. The more we bought, the more the invaders stole – and slaughtered. The rise of mobile phones caused a surge in deaths, because the coltan they contain is found primarily in Congo. The UN named the international corporations it believed were involved: Anglo-America, Standard Chartered Bank, De Beers and more than 100 others. (They all deny the charges.) But instead of stopping these corporations, our governments demanded that the UN stop criticizing them.

There were times when the fighting flagged. In 2003, the UN finally brokered a peace deal and the international armies withdrew. Many continued to work via proxy militias – but the carnage waned somewhat. Until now.

As with the first war, there is a cover story, and the truth. A Congolese militia leader called Laurent Nkunda – backed by Rwanda – claims he needs to protect the local Tutsi population from the same Hutu genocidaires who have been hiding out in the jungles of eastern Congo since 1994. That’s why he is seizing Congolese military bases and is poised to march on Goma.

It is a lie. François Grignon, Africa Director of the International Crisis Group, tells me the truth: “Nkunda is being funded by Rwandan businessmen so they can retain control of the mines in North Kivu. This is the absolute core of the conflict. What we are seeing now is beneficiaries of the illegal war economy fighting to maintain their right to exploit.”

At the moment, Rwandan business interests make a fortune from the mines they
illegally seized during the war. The global coltan price has collapsed, so now they focus hungrily on cassiterite, which is used to make tin cans and other consumer disposables. As the war began to wane, they faced losing their control to the elected Congolese government – so they have given it another bloody kick-start.

Yet the debate about Congo in the West – when it exists at all – focuses on our inability to provide a decent bandage, without mentioning that we are causing the wound. It’s true the 17,000 UN forces in the country are abysmally failing to protect the civilian population, and urgently need to be super-charged. But it is even more important to stop fuelling the war in the first place by buying blood-soaked natural resources. Nkunda only has enough guns and grenades to take on the Congolese army and the UN because we
buy his loot.
We need to prosecute the corporations buying them for abetting crimes against humanity, and introduce a global coltan-tax to pay for a substantial peacekeeping force. To get there, we need to build an international system that values the lives of black people more than it values profit.

Somewhere out there – lost in the great global heist of Congo’s resources – are Marie-Jean and her children, limping along the road once more, carrying everything they own on their backs. They will probably never use a coltan-filled mobile phone, a cassiterite-smelted can of beans, or a gold necklace, but they may yet die for one.


Johann Hari

To save the lives of the victims of Congo’s sexual violence, you can donate money here

To read more of Johann’s reporting on Congo, click here

j.hari@independent.co.uk

Source: http://www.independent.co.uk/opinion/commentators/johann-hari/johann-hari-how-we-fuel-africas-bloodiest-war-978461.html


Stamattina su Rai Tre è andato in onda il documentario “Pollice in alto, Congo!” di Giuseppe Giannotti e Giovanni Minoli, sulle elezione del 2006 nella RDC, le prime elezioni democratiche nella storia del paese.

Find more about on this link:
http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/cerca.aspx?testoLibero=congo

Video scaricabili sul Congo sono disponibili su questa ricchissima WebTV:
http://www.arcoiris.tv/modules.php?name=Search&testo=repubblica+democratica+del+congo&tipo=testo

November 4, 2008

DRC: Petition to Gordon Brown

Filed under: Uncategorized — AHimsa @ 5:20 pm
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TO: The British Prime Minister, the Rt Hon Gordon Brown

We the undersigned call upon the Prime Minister Gordon Brown and his government not to turn a blind eye to the on-going military escalation in eastern Congo, mass displacement, humanitarian crisis, famine and the use of gang rape and other forms of sexual violence against women and young girls because of their ethnicity, political allegiance or simply to gain control of rich mining area.

We further urge the Prime Minister to personally:


* Condemn in the strongest terms the on-going military escalation and deplore the human suffering, mass displacement, killing and catalogues of sexual atrocities against women and young girls;

* Call upon all warring parties to immediately stop attacks on hospitals, schools and churches and their surroundings and to recognize and regard such sites as safe zones;

* Ensure that the civilian population is respected and protected in all circumstances, in accordance with the principle of distinction between civilian and military targets and thus avoid indiscriminate attacks;

* Call upon all warring parties in this war to immediately end campaigns of sexual atrocities, ethnic cleansing and to fully respect and observe humanitarian laws and internationally agreed human rights;

* Demand that Mr. Paul Kagame – President of Rwanda, and Mr. Yoweri Museveni – President of Uganda, immediately cease all forms of support to Laurent Nkunda and his militia group;

* Insist that health professionals, human rights defenders and Aid workers and their supplies are given unhindered access to all war affected areas;

* Make it clear that, in the event that the above demands are not met, the UK will impose targeted diplomatic, economic and political measures against all those implicated in this conflict.

We thank you for your support,

The Save The Congo Team.

Sign the petition: http://www.petition.fm/petitions/save_our_souls/

November 1, 2008

I nuovi messia

Filed under: Uncategorized — AHimsa @ 12:53 pm
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<<Sì sono il generale Nkunda, sono a Kirorirwe (?) vicino a Kisanga.

Qui la situazione è calma.
Soltanto a Goma la situazione non è calma.
Attorno a Goma, nella nostra area la situazione è calma.
Goma è stata destabilizzata da furti dei soldati governativi…e per noi è stato difficile entrare a Goma perchè la situazione era destabilizzata…abbiamo chiesto alla Monuc di monitorare la situazione e difendere la popolazione..

Per questo ci siamo fermati attorno a Goma…
soltanto per la situazione socio-umanitaria,
e anche stamattina ho chiesto alla Monuc di aiutarci così possiamo aiutare questi rifugiati…perchè l’area dalla quale provengono ora è sicura…e noi assieme alla Monuc possiamo far ritornare queste persone nelle loro case.

Il cessate il fuoco continuerà…
abbiamo chiesto al governo di discutere…
chiederemo un mediatore neutrale.
Il programma Amani non era neutrale.
Vogliamo solo la sicurezza per il Congo…per il futuro del Congo.
Il Congo è controllato da forze negative, che vengono dai paesi vicini…come l’FDLR e Interahmwe, (milizie Hutu Rwandesi stabilitesi in Congo), i ribelli Ugandesi del Lord’s Resistance Army e gli Allied Democratic Forces (ADF) e il National Liberation Forces (FNL) del Burundi.

Non è normale…e queste forze sono armate e supportate dal nostro Governo…abbiamo molti rifugiati a causa della loro presenza.

L’unica area sicura in Congo è quella sotto il nostro controllo…
Garantiremo un corridoio umanitario…con la Monuc.

Nei combattimenti dei giorni scorsi (con l’Onu e le truppe regolari) non abbiamo avuto grosse perdite di vite…hanno usato solo carri armati e l’aviazione….abbiamo avuto solo qualche ferito.

Voi siete i media, cercate di aiutarci.
Potete aiutare la comunità internazionale a capire.
>>[1]

Questo era Laurent Nkunda, ex generale delle forze armate congolesi, in una intervista telefonica. Negli ultimi giorni rilascia molte interviste a chiunque voglia sentirlo parlare: io l’ho sentito alla BBC e su France 24, oltre che sul sito dal quale riprendo questa recente intervista. Oggi Nkunda guida un gruppo di ribelli che operano nel Nord Kivu; simpatizza con i Tutsi Congolesi e con il Governo (anch’esso dominato dai Tutsi) Rwandese di Paul Kagame.
Nelle ultime settimane ha rotto la tregua che aveva firmato con il governo di Kinshasa oltre ad altri gruppi ribelli.

Nkunda dice di combattere per proteggere la comunità Tutsi congolese dagli attacchi dei ribelli Hutu, alcuni dei quali avrebbero preso parte al genocidio del 1994. Sottointeso che in Congo nessuno minaccia i Tutsi. Ha due mandati di cattura internazionali – Laurent Nkunda – ed eppure può girare tranquillamente per Goma e incontra regolarmente i membri dell’Onu (si evince anche dall’intervista telefonica, il suo rapporto di amichevole “collaborazione”).
Eppure l’Onu non riesce ad impedire che centinaia di migliaia di persone debbano lasciare le loro case per rifugiarsi alle porte di Goma, o in campi profughi lasciati a sè stessi e poi dati a fuoco.
La volontà di aiutare la popolazione non è mai stata molto forte, e lo prova anche la – da loro stessi ammessa – incapacità di gestire la situazione; forte di 17.000 uomini – il più grande contingente militare di caschi blu  del pianeta – non riesce a fare l’unica cosa che dovrebbe fare, ovvero difendere i civili. Ha un contingente distribuito all’interno dell’immenso territorio del paese centrafricano, dove non esistono strade asfaltate o aereoporti (se non quelli militari), quando i problemi di instabilità interessano soltanto la regione orientale, al confine con Rwanda e Uganda.

I c.d. Interahamwe rwandesi (o ribelli Hutu) sono il jolly.
Mantengono in piedi l’intero sistema: il saccheggio minerario da parte delle multinazionali; la scusa per la presenza di Laurent Nkunda, quindi del Rwanda; e last but not least, la presenza massiccia della MONUC, dell’Onu, della comunità internazionale a difesa del Rwanda.
Creano instabilità per permettere a tutti di pescare nel torbido.
I profughi non sono mai stati rispediti in Rwanda proprio perchè facevano comodo a tutti: sono stati tenuti sui confini, quindi con tutti i rischi che ciò può comportare.
Tutti questi soggetti campano con i minerali; un tacito accordo, rotto ogni tanto da scaramucce (le cui conseguenze sono milioni di morti e centinaia di migliaia di sfollati); Interahamwe (che dopo decenni godono di rifornimenti militari regolari, non si sa grazie a chi), CNDP e Nkunda, l’Esercito Regolare Congolese (i cui soldati – che muoiono di fame – si sostengono con il commercio dei minerali), e…l’Onu, i cui caschi blu più di una volta sono stati accusati (con tanto di prove) di contrabbandare minerali in cambio di armi.

Vale la pena ricordare che gli Stati Uniti hanno fatto del Rwanda la loro base africana: Kigali la base politica, Kamina – in Congo – la sua base militare. La stessa presenza di Kabila al governo congolese, è “garantita” dalla buona parola degli Stati Uniti. Come Israele, il Rwanda gode di questa protezione speciale, per il presunto rischio di un nuovo genocidio. Negli ultimi giorni, dopo che il Segretario di Stato americano Condoleezza Rice ha parlato con il Presidente rwandese Kagame, gli Stati Uniti si sono detti molto “preoccupati” delle accuse del governo congolese al Rwanda di supportare i ribelli di Nkunda.


AHimsa

[1] L’intervista telefonica – del 31/10/2008 – di cui ho trascritto una parte, è tratta da questo sito:
http://www.rfi.fr/actuen/articles/106/article_2012.asp

Sito ufficiale del CNDP, Congresso Nazionale per la Difesa del Popolo, http://www.cndp-congo.org
Si legge sul sito che la dottrina del CNDP è il “Justicism” (giustizialismo?), essere “il portavoce degli oppressi, dei senza voce, dei discriminati, dei poveri, dei maltrattati e dei soggiogati, con lo scopo di restaurare una corretta ed equa giustizia”. Si dice che il partito è nato a Bukavu nel 2003, come organizzazione non governativa, con il nome di “National Synergy for Peace and Concord”, con l’obiettivo principale di “combattere per la pace, la coabitazione in concordia e armonia tra tutti i Congolesi di tutte le generazioni”.
Si legge inoltre che il CNDP è un “partito rivoluzionario, che combatte per la trasformazione degli anni oscuri della RDC attraverso migliaia di secoli, durante i quali il sole e la luna si sono alternati per cancellare tutte le ferite di un passato doloroso”.

Laurent Nkunda dice di essere un devoto Cristiano Pentecostale, e come pastore della chiesta Pentecostale converte le sue truppe e le battezza. Porta una spilla con scritto “Rebels for Christ” (Ribelli per Cristo).
Fonte/Source: http://twofortheroad.blogs.nytimes.com/tag/rebels-for-christ/

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