μέτοικος

November 9, 2008

La Rai ha una sede in Africa. Chi l’ha vista?

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Joshua Massarenti
Domenica 7 Ottobre 2007

Era il 28 luglio 2006 quando il direttore della Radio Televisione Italiana, Claudio Cappon, annunciò nell’indifferenza quasi generale la prossima apertura di una sede Rai in Africa. La solita bufala estiva gettata in pasto ai giornalisti per completare con qualche riga stringata le colonne dei giornali?

Inaugurata ufficialmente il 18 maggio 2007 a Nairobi, in Kenya, la prima sede africana della Rai, intitolata alla memoria di Ilaria Alpi, Miran Hrovatin e Marcello Palmisano (giornalista e operatori uccisi in Somalia tra il 1994 e il 1995), è stata affidata a Enzo Nucci. Ma basta aprire una sede con tanto di arredo etnico per invertire la rotta? “No, ed è questa la battaglia che si preannuncia più difficile”, ammette il giornalista.

Quando fu annunciata l’apertura della nuova sede di corrispondenza, in pochi salutarono un’iniziativa senza precedenti nella storia del servizio televisivo pubblico. Tra loro, l’Usigrai (il sindacato giornalisti Rai), alcune riviste missionarie da tempo impegnate nell’informazione “panafricana” (Nigrizia, Missione Oggi e Mosaico di Pace), la Tavola della Pace e il Coordinamento nazionale degli Enti Locali (cioè gli attori della cooperazione internazionale decentrata). Tutti protagonisti di un pressing forsennato esercitato dal maggio 2005 sulla direzione della Tv pubblica per dare “voce a chi in Africa non ne ha”.

Ma la possibilità di mandare servizi sull’attualità africana rischia di diventare un’impresa titanica. Non certo per demeriti del giornalista italiano. Classe 1957, Nucci è stato inviato speciale del Tg3 e autore di numerosi reportage in Zimbabwe, Somalia, Sudafrica, nonché sui principali conflitti degli ultimi quindici anni (tra cui ex Jugoslavia, Kosovo, Repubblica democratica del Congo, Afghanistan e Iraq). “La scelta da parte di una rete televisiva di livello internazionale di dotarsi di un corrispondente fisso in Africa è il segnale di una prima, importante presa di coscienza del nostro sistema d’informazione nei confronti di un continente che merita molta più attenzione rispetto a quella sinora offerta” spiega il giornalista a Panorama.it.

Ma tra la teoria e la pratica c’è un abisso. Una prova? Nel gennaio scorso, proprio a Nairobi, si è svolto il primo Forum sociale mondiale in Africa. Nonostante le tematiche caldissime affrontate dagli oltre 10mila partecipanti della grande kermesse no global (si va dalla lotta all’Aids alla sfida commerciale decisiva rappresentata dai nuovi accordi partenariato economico tra l’Unione Europea e i paesi africani), la Rai ha mandato in onda appena due minuti di servizio sul Tg3 per un evento durato un’intera settimana.

All’epoca, chi incontrò Nucci nella capitale keniota vide un giornalista affranto che oggi si difende così: “L’attenzione dei media internazionali per questo social forum è stata nettamente inferiore rispetto alle edizioni precedenti. Anche il Corriere della Sera e Repubblica, cioè gli unici giornali italiani che avevano mandato inviati speciali, hanno pubblicato in tutto tre pezzi in otto giorni di lavoro. Evidentemente le tematiche del Forum non hanno più l’impatto di prima”.

Ma quali sono stati gli spazi informativi finora concessi dalla Rai alla sua sede africana? Il team di Nucci, composto da una segretaria e un cameran-montatore kenioti, non ha aspettato l’inaugurazione ufficiale della propria sede per darsi da fare. “Dall’inizio del 2007″ ricorda Nucci, “siamo già stati tre volte a Mogadiscio, dove la Rai non metteva piede dal 1995, cioè dall’omicidio di Marcello Palmisano. Ho realizzato uno speciale Tg1 di 12 minuti durante l’occupazione delle Corti islamiche. Eravamo gli unici giornalisti occidentali presenti nella capitale somala dopo l’uccisione nel giugno 2006 di un cameraman svedese. Poi ho effettuato altri due servizi, uno per il Tg1, l’altro per il Tg3″. Un’impresa: “Far passare un pezzo sulla Somalia di questi tempi non è roba da poco”.

A ruota, c’è stato il Sudan, nei Monti Nuba, un altro posto inesplorato dalla Rai in cui Nucci ha confezionato un reportage di 18 minuti trasmesso su Primo Piano (RaiTre). Infine, altri quattro servizi: il primo in Etiopia sul tema dell’acqua per Tg7, la trasmissione di approfondimento del Tg1; il secondo sulla tubercolosi a Johannesburg, a cui hanno fatto seguito un’inchiesta sulla mafia keniota e una cronaca su una marcia della pace in Kenya. Fatti i calcoli, dall’Africa sono giunti poco meno di un’ora di servizio fra reportage e servizi di approfondimento. Meno di un secondo al giorno. “Eppure qui c’è tanto da raccontare” insiste Nucci, “e non solo in chiave negativa”. Nel 2006 il Pil africano è cresciuto del 7%, gli investimenti esteri del 26% e il comparto bancario del 17% rispetto all’anno precedente. Per non parlare del fermento che anima il mondo della musica e della moda targati made in Afro.

Ma con tutto rispetto, un’ora scarsa di servizi in otto mesi di lavoro non è un po’ pochino? “No” risponde Nucci, il quale giustifica i pochi servizi prodotti per i Tg con “il tempo infinito speso per le pratiche burocratiche. Aprire una sede televisiva in Kenya non è cosa facile. Tra la corruzione, endemica, e la diffidenza dell’amministrazione pubblica keniota, lo start-up è stato durissimo”. Ostacoli burocratici a parte, Nucci tiene a ribadire che “tutte le proposte formulate ai responsabili di Tg1, Tg2 e Tg3 sono state accettate. Ciò dimostra che c’è un grande interesse sui temi dell’Africa” insiste il corrispondente italiano. Un sentimento del resto condiviso dal caporedattore esteri del Tg1. Contattato da Panorama.it, Paolo Mastrolilli sostiene che “l’apertura di una sede Rai a Nairobi è il segno di una svolta profonda dell’attenzione del servizio televisivo pubblico italiano nei confronti del continente africano. Oltre al lavoro di Nucci” prosegue Mastrolilli, “negli ultimi mesi la Rai ha mandato in onda servizi sulla guerra in Darfur, sulla vicenda dei diamanti in Sierra Leone e il nuovo traffico di cacao, sulla visita di D’Alema in Sudafrica, sul Rwanda, sull’Algeria e, più di recente, sui casi di Ebola esplosi in Congo e su Marguerite Barankitse, straordinaria figura della società civile burundese”.

Tanti “sforzi” tuttavia non convincono un vecchio lupo di mare come Padre Giulio Albanese. Per il fondatore dell’agenzia di stampa Misna, “La Rai pensa di pulirsi la coscienza aprendo una sede a Nairobi, ma non basta. Così come non basta l’impegno di un ottimo giornalista come Enzo Nucci. La realtà è che la pagina degli esteri, per non parlare dell’Africa, rimane il fanalino di coda dei piani editoriali dei nostri telegiornali. Rai o Mediaset, non fa differenza. In Italia, c’è spazio soltanto per la politica interna, la cronaca nera e quella rosa. Punto e basta. Eppure” insiste l’autore di un libro ferocissimo contro il sistema d’informazione internazionale, “la globalizzazione imporrebbe alla Rai di realizzare almeno un notiziario al giorno interamente dedicato agli esteri. Si tratta di un investimento strategico che purtroppo i dirigenti del servizio pubblico non riescono a percepire”.

Source: http://blog.panorama.it/mondo/2007/10/07/la-rai-ha-una-sede-in-africa-chi-lha-vista/

October 25, 2008

Preuves de la Présence de l’armée rwandaise au Congo

Filed under: Uncategorized — AHimsa @ 5:57 pm
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Beni-Lubero online, 11-10-2008
http://www.benilubero.com/

L’armée rwandaise est belle et bien au Nord-Kivu et elle a laissé des plumes à Rumangabo comme on peut le voir sur les photos ci-dessous émanant du commandant des Fardc au Nord-Kivu.

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L’attaque de Rumangabo de ce mois d’octobre 2008 est la réplique de celle de Mushaki en novembre 2008. Elle s’est passée au vu et au su de la Monuc qui n’offre ses bons offices qu’après le fait accompli de défaite pour les Fardc.

Le message de la Monuc aux congolais est clair: sans moi, vous ne pouvez rien faire! Mais comme prendre le Nord-Kivu militairement serait mal vu sous certains cieux, la Monuc espère que Nkunda peut prendre le Nord-Kivu par un accord bidon, une table ronde, etc… pour lui donner une certaine légitimité. Plus cet accord tarde à venir, plus les alliés de Nkunda s’impatientent. Ces derniers étaient en reunion à Gisenyi au Rwanda le jeudi 9 octobre 2008. D’après nos sources de Gisenyi, l’assaut sur Goma se ferait en meme temps que celui Bukavu, Uvira, et Bunia… A suivre!

D’après les sources militaires du Nord-Kivu, l’attaque contre les positions de l’armée à Rumangabo a été menée par un bataillon du CNDP appuyé par des militaires de l’armée rwandaise. “Face à la supériorité numérique des assaillants composés d’Erythréens, des Somaliens, des Ougandais et des Ethiopiens, voire des Ouest Africains), les FARDC ont été contraintes à se retirer du camp”, a expliqué à l’AFP un responsable militaire engagé dans les opérations au Nord-Kivu.

Avec ces preuves, la R.D. Congo doit déployer son armée à la frontière avec le Rwanda et l’Ouganda. La population congolaise est déjà sensibilisée a la cause nationale et elle l’a démontre pendant les élections de 2006 et a la table ronde de Goma. Le temps des tables rondes est révolu. Le peuple congolais a déjà bien joué son rôle pour la pacification du pays. C’est plutôt le gouvernement qui n’a jamais bien joué son rôle de gouverner, de sécuriser les congolais et leurs biens, d’organiser la guerre contre le Rwanda et l’Ouganda. Les congolais attendent voir entrer en action l’armée nationale et les élus congolais investis du pouvoir de gouverner et de défendre la souveraineté et l’intégrité territoriale de la R.D. Congo. Quand l’intégrité territoriale d’un pays est violée, les responsables du pays victime ne vont pas d’abord pleurnicher à l’ONU mais organisent immédiatement la défense de leur territoire et la sécurisation de leurs citoyens. Aucun pays du monde qui se respecte ne va d’abord à l’ONU pour se défendre. C’est le cas des USA après les attaques terroristes sur le World Trade Center. La Russie après les attaques de la Géorgie sur l’Ossétie du Sud, etc. Pourquoi la R.D. Congo se donne-t-il la peine de respecter une institution que les autres pays du monde ne respectent plus ?

Devant la nième flagrance de la présence de l’armée rwandaise en R.D. Congo, le peuple congolais attend ce qui suit du gouvernement congolais
Primo :D éclarer la guerre au Rwanda et déployer l’armée nationale au Kivu et en Ituri qui doivent être déclarés zones opérationnelles.

Secundo :Exiger le départ de la Monuc de la R.D. Congo et la remplacer avec une force dissuasive composée des troupes des pays amis a la R.D.Congo.

Tertio : Profiter du remaniement du gouvernement pour nettoyer l’armée nationale, la police nationale ainsi que toutes les écuries de Kinshasa de rwandais qui financent Nkunda avec l’argent des contribuables congolais et qui affaiblissent de l’intérieur les institutions nationales congolaises.

Quarto :Nettoyer le Kivu des rebelles de Nkunda et des troupes rwandaises, ramener les deux millions des déplacés dans leurs villages, assurer la securité des personnes et de leurs biens sur toute l’étendue du territoire national, etc. Le gouvernement de Kinshasa n’a plus d’autre choix que d’agir. Devant la flagrance des faits, l’inaction de Kinshasa serait un signe tangible de complicité avec les ennemis de la R.D. Congo.

Beni-Lubero Online
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Texte distribué par:

Mwalimu Kadari M. Mwene-Kabyana, Ph.D.
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