μέτοικος

July 12, 2009

Se questo è un primo ministro…..

Filed under: Uncategorized — AHimsa @ 10:00 am
Tags: , , , ,

Source/Fonte: Le “torte” a Palazzo Grazioli raccontate dalle escort
http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/politica/berlusconi-divorzio-13/berlusconi-divorzio-13/berlusconi-divorzio-13.html

“Torte?”, chiede il pubblico ministero. Accade qualche tempo fa, a Bari. Il magistrato interroga un trafficante di droga e l’uomo gli racconta i costumi della sua banda. “Torte” è un’espressione che il magistrato non ha mai sentito. Il pubblico ministero torna allora a chiedere al criminale: “Che cosa sono le “torte”?”. L’altro gli risponde: “Le “torte”, dottore: le orge, i festini, com’è che dite voi?”. Il ricordo di quella formula – “torte” – affiora oggi nella conversazione di una fonte vicina all’inchiesta di Bari perché sono le “torte” il punto critico che rende politicamente imbarazzanti le ricostruzioni delle serate di Silvio Berlusconi. Tra le 19 ragazze, ospiti a pagamento nelle residenze del capo del governo e interrogate dalla procura di Bari, c’è più di una testimone che ha ammesso di aver trascorso, “con altre ragazze”, la notte con Silvio Berlusconi.

[...]

Di “festino” e “orgia”" ha già parlato Patrizia D’Addario. Patrizia è, per la prima volta, a Palazzo Grazioli la sera del 15 ottobre 2008. Rifiuta di trascorrere la notte nel letto regalato al capo del governo da Vladimir Putin, “il letto grande”. Ci rimarrà dopo, la notte del 4 novembre e di queste ore si sa – più o meno – tutto. Ma perché, quella prima volta, Patrizia lasciò Palazzo Grazioli?
Pressato, Gianpi deve accontentarsi, dicono gli amici, “di quel che ha sotto mano”. E’ così che a Palazzo Grazioli entra anche chi non avrebbe mai messo piede, con più tempo a disposizione. Maria Teresa viene convocata (prima e unica volta) in questa emergenza. Parte per Roma e, come accade a Patrizia, Barbara e Lucia R. (“ospiti” il 4 di novembre), scopre nei saloni del de Russie che la meta di quella serata di lavoro sarà Palazzo Grazioli. Maria Teresa, agli inquirenti di Bari, ha ammesso di aver fatto sesso con il presidente, “rimborsata” da Gianpi, ma quel che qui conta è la “torta”, il numero delle “ragazze” che – quella notte (un “lunedì o un martedì di settembre del 2008″ fa la vaga Maria Teresa, probabilmente martedì 23 settembre) – si trattiene con il capo del governo nella sua residenza di Palazzo Grazioli. Maria Teresa tace il numero delle “ragazze” (anche se l’ha riferito al magistrato che l’ha interrogata). E’ disposta però ad ammettere, con Repubblica, che “c’erano altre ragazze”. Qualcuna di quelle “ragazze” seguirà, il giorno dopo, Berlusconi a Melezzole, vicino a Todi, quando (come ha svelato l’Espresso) il presidente del Consiglio rinuncia a una “missione” a New York, alla partecipazione alla “campagna del Millennio” contro la povertà e la fame nel mondo, all’intervento all’assemblea delle Nazioni Unite per starsene, con le sue “ragazze”, nell’health center di Marc Mességué (sbarrato agli estranei).

July 4, 2009

Padre Alex Zanotelli sul DECRETO INSICUREZZA

Napoli, 2 luglio 2009
PACCHETTO SICUREZZA: ABBIAMO SOLO DA VERGOGNARCI


Il Senato ha approvato oggi il cosiddetto Pacchetto Sicurezza del ministro degli interni Maroni.
Mi vergogno di essere italiano e di essere cristiano. Non avrei mai pensato che un paese come l’Italia avrebbe potuto varare una legge così razzista e xenofoba. Noi che siamo vissuti per secoli emigrando per cercare un tozzo di pane (sono 60 milioni gli italiani che vivono all’estero!), ora ripetiamo sugli immigrati lo stesso trattamento, anzi peggiorandolo, che noi italiani abbiamo subito un po’ ovunque nel mondo.
Questa legge è stata votata sull’onda lunga di un razzismo e una xenofobia crescente di cui la Lega è la migliore espressione.
Il cuore della legge è che il clandestino è ora un criminale. Vorrei ricordare che criminali non sono gli immigrati clandestini ma quelle strutture economico-finanziarie che obbligano le persone a emigrare. Papa Giovanni 23° nella Pacem in Terris ci ricorda che emigrare è un diritto.
Fra le altre cose la legge prevede la tassa sul permesso di soggiorno (i nostri immigrati non sono già tartassati abbastanza?), le ronde, il permesso di soggiorno a punti, norme restrittive sui ricongiungimenti familiari e matrimoni misti, il carcere fino a 4 anni per gli irregolari che non rispettano l’ordine di espulsione ed infine la proibizione per una donna clandestina che partorisce in ospedale di riconoscere il proprio figlio o di iscriverlo all’anagrafe.
Questa è una legislazione da apartheid, che viene da lontano: passando per la legge Turco-Napolitano fino alla non costituzionale Bossi-Fini. Tutto questo è il risultato di un mondo politico di destra e di sinistra che ha messo alla gogna lavavetri, ambulanti, rom e mendicanti. Questa è una cultura razzista che ci sta portando nel baratro dell’esclusione e dell’emarginazione.
“Questo rischia di svuotare dall’interno le garanzie costituzionali erette 60 anni fa – così hanno scritto nel loro appello gli antropologi italiani – contro il ritorno di un fascismo che rivelò se stesso nelle leggi razziali”. Vorrei far notare che la nostra Costituzione è stata scritta in buona parte da esuli politici, rientrati in patria dopo l’esilio a causa del fascismo. Per ben due volte la costituzione italiana parla di diritto d’asilo, che il parlamento non ha mai trasformato in legge.
E non solo mi vergogno di essere italiano, ma mi vergogno anche di essere cristiano: questa legge è la negazione di verità fondamentali della Buona Novella di Gesù di Nazareth. Chiedo alla Chiesa Italiana il coraggio di denunciare senza mezzi termini una legge che fa a pugni con i fondamenti della fede cristiana.
Penso che come cristiani dobbiamo avere il coraggio della disobbedienza civile. È l’invito che aveva fatto il cardinale R. Mahoney di Los Angeles (California), quando nel 2006 si dibatteva negli USA una legge analoga dove si affermava che il clandestino è un criminale. Nell’omelia del Mercoledì delle ceneri nella sua cattedrale, il cardinale di Los Angeles ha detto che, se quella legge fosse stata approvata, avrebbe chiesto ai suoi preti e a tutto il personale diocesano la disobbedienza civile. Penso che i vescovi italiani dovrebbero fare oggi altrettanto.
Davanti a questa legge mi vergogno anche come missionario: sono stato ospite dei popoli d’Africa per oltre 20 anni, popoli che oggi noi respingiamo, indifferenti alle loro situazioni d’ingiustizia e d’impoverimento.
Noi italiani tutti dovremmo ricordare quella Parola che Dio rivolse a Israele: “Non molesterai il forestiero né l’opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra d’Egitto” (Esodo 22,20).

Alex Zanotelli

July 2, 2009

EMANCIPATE YOURSELF FROM MENTAL SLAVERY

“We hold these truths to be self-evident, that all men are created equal, that they are endowed by their Creator with certain unalienable Rights, that among these are Life, Liberty and the pursuit of Happiness. That to secure these rights, Governments are instituted among Men, deriving their just powers from the consent of the governed …That whenever any Form of Government becomes destructive of these ends, it is the Right of the People to alter or to abolish it, and to institute new Government, laying its foundation on such principles and organizing its powers in such form, as to them shall seem most likely to effect their Safety and Happiness.

Prudence, indeed, will dictate that Governments long established should not be changed for light and transient Causes; and accordingly all Experience hath shewn, that Mankind are more disposed to suffer, while Evils are sufferable, than to right themselves by abolishing the Forms to which they are accustomed. But when a long Train of Abuses and Usurpations, pursuing invariably the same Object, evinces a Design to reduce them under absolute Despotism, it is their Right, it is their Duty, to throw off such Government, and to provide new Guards for their future Security.”


From: The Declaration of Independence, 4th july 1776
http://en.wikisource.org/wiki/United_States_Declaration_of_Independence

Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e la ricerca della Felicità; che per garantire questi diritti sono istituiti tra gli uomini governi che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qualvolta una qualsiasi forma di governo tende a negare questi fini, il popolo ha diritto di mutarla o abolirla e di istituire un nuovo governo fondato su tali principi e di organizzarne i poteri nella forma che sembri al popolo meglio atta a procurare la sua Sicurezza e la sua Felicità.

Certamente, prudenza vorrà che i governi di antica data non siano cambiati per ragioni futili e peregrine; e in conseguenza l’esperienza di sempre ha dimostrato che gli uomini sono disposti a sopportare gli effetti d’un malgoverno finché siano sopportabili, piuttosto che farsi giustizia abolendo le forme cui sono abituati. Ma quando una lunga serie di abusi e di malversazioni, volti invariabilmente a perseguire lo stesso obiettivo, rivela il disegno di ridurre gli uomini all’assolutismo, allora è loro diritto, è loro dovere rovesciare un siffatto governo e provvedere nuove garanzie alla loro sicurezza per l’avvenire.

[url]http://www.astrologiadinamica.it/politica/2001/Dich1776.html[/url]


DDL SICUREZZA: OK DAL SENATO, ORA E’ LEGGE

http://www.ansa.it/opencms/export/site/visualizza_fdg.html_994209369.html


Io mi RIFIUTO di pagare 250-350€ all’anno per rinnovare il permesso di soggiorno, che ha validità annuale. I miei genitori dovrebbero sborsare 500-750€ all’anno per mantenere nella legalità i loro due figli?
Dopo 18 anni in Italia devo ancora restare appeso ad un permesso di soggiorno? Se non studiassi, se non dassi esami all’università, se altrimenti non trovassi lavoro, non riuscirei a rinnovare il permesso di soggiorno, e DIVENTEREI CLANDESTINO!!!!!!!!!

No. Io mi rifiuto. Mi arrestassero. Mi espellino pure verso “patrie” di cui non parlo neanche la lingua.
… Read More
Permesso a punti? La patente di soggiorno? Ottenere la cittadinanza sarà reso più difficile.

Non ho parole.

June 23, 2009

Col pugnale al pronto soccorso, manette al «guerriero» sikh

Filed under: Uncategorized — AHimsa @ 8:16 pm
Tags: , , , , , ,

http://archiviostorico.corriere.it/2004/maggio/11/Col_pugnale_pronto_soccorso_manette_co_10_040511002.shtml

Non riesco a fare a meno di ridere leggendo questa operetta teatrale così magistralmente disegnata dalla penna di questa fantasiosa giornalista del Corriere, adatta forse a scrivere in giornali a fumetti per adolescenti, quelli con superoi con superpoteri, o qualche racconti del filone virileggiante del “selvaggio west” nordamericano di metà ‘800.
La “lama di oltre 15 centimetri” è insolita e improbabile per un Sikh: le lame lunghe vengono sfoderate solo in particolari eventi religiosi e non sono MAI portate appresso; il “kirpan” che un Sikh porta addosso si aggira mediamente dai 7 ai 9 cm, e spesso è ancor più piccolo e si limita ad una collanina con il simbolo di una spada.

Dialoghi improbabili «Sono un sikh, sono un guerriero. Devo girare armato. Cosa vuole?».
Un Sikh non si dichiarerebbe mai un guerriero in questa maniera, al massimo, se è proprio un integralista della parola, direbbe che è “santo soldato”. Ugualmente non direbbe mai che “deve girare armato”, innanzitutto perchè il Kirpan non è per il Sikh un’arma, ma prima di tutto un simbolo, e gli è fatto assoluto divieto usarla, se non in per legittima difesa. Se a ciò aggiungiamo anche la deferenza di un immigrato indiano verso un poliziotto in divisa italiano, il dialogo sopracitato ne esce come una assurda scenetta patetica inventata di sana pianta.

Attimi di suspence: “Alzando appena lo sguardo. Il silenzio cala nel pronto soccorso, qualcuno ride, qualcun’ altro si spaventa, altri svicolano in giardino. Il sikh non si scompone, la lama luccica.”

«Non toccarmi, lascia stare il mio kirpan! Tu sei senza barba sulla faccia, senza peli sul petto. Non sei un uomo, sei impuro», e qui la giornalista si sbizzarrisce! Mi ricorda un po’ i c.d. armchair anthropologist estintisi verso inizio ‘900, quelli che si credevano antropologi standosene nel proprio ufficio e basandosi su dati e informazioni raccolte da altri viaggiatori, scrittori, commercianti. Potreste provare a leggere queste frasi a qualsiasi Sikh, come il sottoscritto, e li vedrete scoppiare a ridere oppure guardarvi perplessi.

“I due si scaldano, ma il leone in terra straniera è costretto ad abbandonare pugnale e fierezza guerriera, deve seguire l’ agente al commissariato…denunciato per oltraggio a pubblico ufficiale (l’ agente non gli ha perdonato quel «non sei un uomo»).”

Ahi ahi ahi, la virilità ferita dell’uomo in divisa, ahi ahi.

“Deve separarsi dal kirpan. E dal suo turbante che non aveva mai tolto negli ultimi due anni a Roma: neanche per indossare il casco sul motorino.”
Qua sembra che il turbante non se lo sia tolto “mai”…
Nel Regno Unito e nel Canada, oltre che in India, ai Sikh è fatto esonero di portare il casco.

Cos’altro dire di questo articolo?
Un lucido esempio di ignoranza giornalistica, etnocentrismo e quello che Edward Said ha così ben definito orientalismo.

ps: aggiungo che solo i “veri Sikh”, quelli battezzati (volontariamente, da adulti), devono portare il Kirpan oltre ad altri simboli religiosi caratteristici; questi “veri Sikh” sono una assoluta minoranza sul totale dei Sikh. Oltre a portare questi simboli devono attenersi ad una rigida disciplina, fatta di dieta vegetariana, astensione da alcolici tabacco e droghe, rettitudine, onestà, altruismo, pulizia personale, preghiere quotidiane….e forse proprio per tutto questo sono una minoranza.

May 24, 2009

Una saggia proposta per Lampedusa

Filed under: Uncategorized — AHimsa @ 5:31 pm
Tags: , , ,

“NEI CONFRONTI DEGLI IMMIGRATI IRREGOLARI VOI ITALIANI SIETE AL TEMPO STESSO IPOCRITAMENTE COMPASSIONEVOLI E IRRAZIONALMENTE SPIETATI. UN PO’ DI EGOISMO LUNGIMIRANTE DOVREBBE INDURVI A IMPEGNARVI SUBITO MOLTO DI PIU’ PER LO SVILUPPO ECONOMICO E SOCIALE DEI PAESI DA CUI I CLANDESTINI PROVENGONO”

Dialogo tra Gianni Ercadolli, alto funzionario del ministero degli Interni, e Amina Nitolibar, figlia di una somala e di un indiano, osservatrice dell’Unione Africana in visita a Lampedusa (premio per il lettore che scoprirà per primo i due personaggi che si nascondono sotto questi due nomi)
Ercadolli – Che differenza fa lei tra respingere l’immigrazione clandestina con un battello della Guardia costiera fuori delle acque territoriali, come da qualche giorno facciamo noi, e respingerla con un muro orlato dal filo spinato, come fanno tutti i Paesi di questo mondo sui confini terrestri caldi, senza che l’ONU abbia niente da ridire?
Nitolibar – Sul piano sostanziale, nessuna: su questo punto le do ragione. Ma il modo migliore per evitare i barconi irregolari resta quello di mettere un bel traghetto regolare dalla Libia a Lampedusa, a prezzo politico. E uno anche dalla Tunisia.
E. – Un traghetto??
N. – Vista la sua posizione geografica, potreste fare di Lampedusa una enclave extra-territoriale, magari mettendoci un bel Casinò per attirare i ricchi libici e tunisini. Il terminal del traghetto in Africa potrebbe diventare luogo di accertamento, accreditamento e prima accoglienza per chi ha diritto a entrare in Italia come profugo o rifugiato. Ma sul traghetto possono salire tutti, in modo che non abbiano motivo di affidarsi agli scafisti.
E. – E il controllo passaporti?
N. – Si passa il controllo passaporti soltanto per andare da Lampedusa alla Sicilia o ad altre destinazioni in area Shengen.
E. – In questo modo che cosa risolveremmo? Avremmo Lampedusa brulicante di immigrati irregolari e i barconi strapieni di africani si sposterebbero sul tratto di mare fra Lampedusa e la Sicilia.
N. – No, perché quelli che vogliono entrare in Italia irregolarmente non avranno più alcun interesse a venire a Lampedusa.
E. – Quello sarà comunque il primo passo, che il traghetto renderà facilissimo.
N. – Ma non potranno fare il passo ulteriore. Da Lampedusa alla Sicilia ci sono 205 chilometri di mare, quasi il doppio della distanza tra Lampedusa e la costa africana: 113 chilometri. E comunque mancherebbero i mezzi di trasporto.
E. – Cosa vuol dire?
N. – Che a Lampedusa non ci sarà nessuno a vendere barconi “usa e getta” ai disperati. E se anche ci fosse qualcuno interessato a farlo, sarebbe facilissimo impedirlo, o comunque impedire la partenza dei barconi. D’altra parte, la traversata diretta dall’Africa alla Sicilia è enormemente più difficile.
E. – Ci saranno sempre quelli che la tenteranno.
N. – Ma saranno una piccola parte di quelli che oggi tentano l’approdo a Lampedusa.
E. – Comunque non risolveremmo molto: quelli che arrivano coi barconi costituiscono soltanto un settimo del flusso di immigrazione irregolare in Italia.
N. – Ma quello è praticamente l’unico canale dell’immigrazione irregolare diretta dall’Africa. Gli altri flussi attraversano le frontiere terrestri: lì i problemi di controllo sono diversi e coinvolgono anche il comportamento dei Paesi vostri confinanti.
E. – Non credo che i seimila abitanti italiani di Lampedusa saranno molto d’accordo con questa sua idea.
N. – Perché no? Avranno anche loro un grosso beneficio: extraterritorialità significherà esenzione dalle imposte nazionali per i residenti.
E. – Lei non fa i conti con quello che accadrebbe nella prima fase: nel tempo necessario perché in Africa i disperati si accorgano che Lampedusa non è più la porta d’accesso all’Italia, essi continueranno ad arrivare come oggi, al ritmo di centinaia ogni settimana. Anzi: più di oggi, perché avranno a disposizione il traghetto.
N. – Almeno ci arriveranno in condizioni civili e in piena sicurezza. Oggi ne muoiono in mare a decine, se non centinaia. E consideri che metà di quelli che arrivano hanno diritto di entrare, come profughi o come rifugiati: quelli, sì, devono essere trasportati gratis sul continente.
E. – E gli altri? Le leggi vanno applicate: se non hanno diritto di entrare non li si deve lasciar entrare.
N. – A quelli dei quali avete bisogno, e sono tanti, potreste dare sperimentalmente un permesso per ricerca del posto di lavoro, anche sottoponendone i movimenti a stretto controllo, o chiedendo la garanzia di un tutor: i modi per farlo sono molti. E converrebbe soprattutto a voi. Via via che l’esperimento si rivela positivo, potreste estenderlo mettendo a punto le procedure. Agli altri, invece, se davvero non ritenete che possano lavorare in Italia, continuerete a dare da coprirsi, da dormire e da mangiare; ma non dovete essere schizofrenici.
E. – Schizofrenici?
N. – Sì. Oppure, se preferisce, ipocritamente pietosi e allo stesso tempo irrazionalmente spietati.
E. – Che cosa intende dire?
N. – Prima fate loro rischiare la vita sui barconi per arrivare a Lampedusa; poi, quando ci arrivano, siete voi stessi a trasferirli comodamente nella vostra terra col ponte aereo. Una volta arrivati, li recludete per mesi in condizioni disumane, poi li liberate con la pantomima del provvedimento di “espulsione”. In realtà, liberandoli senza riconoscere loro il diritto di esistere, li condannate consapevolmente a vivere come sotto-uomini, schiavi, privi di qualsiasi diritto. Se proprio non li volete, dovreste proporre loro un buon lavoro in Africa: vi costerebbe molto meno.
E. – Un buon lavoro in Africa? Chi lo paga, chi lo organizza?
N. – Occorrono molti gemellaggi tra Nord e Sud del mondo: tra città e città, tra ospedali e ospedali, tra scuole e scuole, anche tra famiglie e famiglie: per istituire una miriade di canali di aiuto economico e culturale, di trasferimento di buone pratiche. Se finalmente attivassimo questi gemellaggi in modo capillare, non sarebbe così difficile creare occasioni di lavoro interessanti in Africa, nei Paesi d’origine degli immigrati clandestini, con costi molto contenuti per i “gemelli” europei.
E. – In molti casi in Africa è la situazione locale, a impedire qualsiasi cooperazione. Sovente lo stesso establishment non ne vuol sapere. Pensi a Somalia ed Eritrea, oppure al Darfour.
N. – Ma in molti altri casi si può, eccome. E gli irregolari possono diventare una fonte preziosa di informazione sulle situazioni di emergenza. Quelli che arrivano da voi sono in genere i migliori del loro Paese di origine: i più colti, i più intraprendenti, i più capaci di guardare lontano. Potreste farne dei veri e propri “ufficiali di collegamento” tra voi e le realtà locali del sud del mondo; e impegnarli a lavorare per il riscatto di quelle realtà.
E. – E quelli di cui non si riesce neppure a capire la vera provenienza? Guardi che sono la maggior parte dei clandestini senza diritto di asilo.
N. – Con chi mente dovete essere rigorosi. La vostra deve essere un’offerta di aiuto reale, ma sulla base di un dialogo leale. A chi non si fa identificare correttamente, non si deve offrire niente; men che meno il passaggio gratis sulla tratta più lunga e difficile, quella da Lampedusa al continente.
E. – In sostanza lei propone che erigiamo un muro fra Lampedusa e il resto d’Italia.
N. – Ripeto: voi con loro alternate compassione e spietatezza, ma sempre in modo irrazionale. Che senso ha aumentare da due a sei mesi il periodo di detenzione degli irregolari nei vostri “Centri di identificazione”, che sono già oggi strapieni, senza triplicare la loro capacità? Dove pensate di ammassare i due terzi in più degli irregolari che con la nuova legge volete mantenere in detenzione?
E. – In qualche modo dobbiamo pure intensificare il filtro contro l’immigrazione irregolare. Non è politicamente pensabile che né l’Italia né l’Europa spalanchino le porte all’invasione.
N. – Proprio per questo l’Europa deve ingaggiarli perché lavorino nelle loro terre di origine. Consideri questo dato: anche senza tenere conto degli irregolari che tenete rinchiusi nei C.I.E., nelle vostre carceri circa un terzo dei 62.000 detenuti sono immigrati africani irregolari. In carcere, ciascuno di questi vi costa 200 euro al giorno. Non sarebbe meglio, con la stessa spesa che sostenete per un solo carcerato extracomunitario, dare a trenta di loro 200 euro al mese – uno stipendio di lusso, nell’Africa sub sahariana! per farli lavorare al loro Paese in un programma di sviluppo?
E. – Certo, ma se questi in Italia delinquono, dobbiamo pur metterli in prigione.
N. – Finora, da Lampedusa siete stati voi a portarli sul continente e subito dopo a porli in una condizione che è inevitabilmente a forte rischio di delinquenza. La vostra generosità – se ne avete davvero – dovrebbe essere spesa nell’assistenza di cui questi disperati hanno bisogno a casa loro. E invece lì non state neppure mantenendo i modesti impegni che avete preso.
E. – Quali impegni?
N. – Quello di destinare ai Paesi in via di sviluppo lo 0,7 per cento del vostro prodotto nazionale lordo. Di fatto, dall’anno scorso avete azzerato questo impegno: siete rimasti allo 0,02 per cento! E invece dovreste portarlo almeno all’uno per cento.
E. – Sarebbe comunque una goccia nell’oceano. Loro sono troppi: non ce la faremo mai.
N. – Non è vero. Gli africani sono 930 milioni; però i più poveri, quelli dei Paesi che alimentano l’immigrazione clandestina, sono circa la metà. Tra Europa e America settentrionale, siete molti di più voi. E ciascuno di voi guadagna cento volte quel che guadagnano loro.
E. – Occorrerebbe che noi “nord-occidentali” diventassimo da un giorno all’altro tutti altruisti.
N. – No: basterebbe, da parte vostra, un po’ di egoismo lungimirante. Lo sviluppo di quei Paesi, la riduzione delle enormi disuguaglianze che vi dividono dai loro abitanti, è il solo modo realistico per ridurre e controllare il fenomeno epocale della migrazione dal Sud al Nord del mondo. Operare efficacemente per quello sviluppo non è, da parte vostra, un atto di altruismo, ma una scelta sempre più indispensabile per il vostro stesso benessere futuro.
E. – È difficile, in questo momento di recessione e di aumento del debito pubblico, chiedere altri soldi ai contribuenti per lo sviluppo dell’Africa.
N. – Allora rassegnatevi all’invasione. Alternative non ce ne sono. Il nostro mondo è uno solo ed è sempre meno possibile dividerlo in compartimenti stagni.

Pietro Ichino

Fonte: http://www.pietroichino.it/

Leggi anche: IMMIGRAZIONE: UNA TERZA VIA TRA “CATTIVISMO” E “BUONISMO”

February 17, 2009

The corrupted is sentenced. The man that corrupted is our PRIME MINISTER!!!??

Filed under: Uncategorized — AHimsa @ 9:14 pm
Tags: , , , ,

Il Tribunale di Milano ha condannato l’avvocato per un bonifico di 600mila dollari
La tesi dei pm, accolta dalla corte, è che servirono a evitare due condanne a Berlusconi

“Mills fu corrotto dalla Fininvest”
al legale inglese 4 anni e 6 mesi

Di Pietro: “In un paese normale il premier si sarebbe già dimesso”. Forza Italia: “Giustizia politica”

Fonte: http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/politica/processo-mills/mills-condannato/mills-condannato.html


La mossa del premier legata alle “manifestazioni di inimicizia di Nicoletta Gandus”
La reazione del procuratore della Repubblica Manlio Minale: “Sono solo illazioni”

Mills, Berlusconi ricusa il giudice
Scontro tra il Cavaliere e i magistrati

La reazione dell’Anm: “Chi governa non può denigrare le toghe”

Fonte: http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/politica/giustizia-1/ricusa-gandus/ricusa-gandus.html


Milan Court Convicts Mills of Lying for Berlusconi

Fonte: http://www.bloomberg.com/apps/news?pid=20601102&sid=aGHZaOpoiwu0&refer=uk

COME TI CUCINO IN TV LA NOTIZIA DI UN REATO

di Paola Lanzarini 17.02.2009


I crimini diventano notizia. Ma i media, in particolare la tv, hanno ampio spazio per enfatizzare questi fatti. Lo hanno usato abbondantemente nell’ultima campagna elettorale. Influenzando in maniera pesante la percezione che i cittadini hanno del problema della sicurezza. Lo mostrano con chiarezza tre grafici tratti da una indagine curata da Ilvo Diamanti, promossa dalla Fondazione Unipolis in collaborazione con Demos e l’Osservatorio di Pavia.

“(…) l’insicurezza costituisce un tema particolarmente attraente per i media, e particolarmente utile per la politica. Dal punto di vista politico ed elettorale, avvantaggia soprattutto la destra. Dal punto di vista della comunicazione mediatica, fa audience, per cui incontra facilmente l’attenzione dei media. Trova molto sensibile e reattiva soprattutto la tivù commerciale”. Ilvo Diamanti Leggi tutto:

Leggi tutto: http://www.lavoce.info/articoli/pagina1000952.html

Documento:La percezione della sicurezza tra comunicazione e realtà

February 8, 2009

DOSSIER CARITAS/MIGRANTES: UNA GUIDA ALL’ACCOGLIENZA

Filed under: Uncategorized — AHimsa @ 3:17 pm
Tags: , , ,

OTTOBRE 2008 – In un paese in cui gli immigrati regolari si aggirano tra i tre milioni e 800.000 e i quattro milioni, ovvero il 6-7% dell’intera popolazione, la logica dei numeri “esige un cambiamento di mentalità e l’adozione di politiche realistiche e più aperte, superando l’avversione aprioristica verso la diversità”, poiché “è l’ambito delle politiche di integrazione il banco di prova della capacità della classe dirigente di un paese chiamato ad affrontare il tema delle migrazioni”: lo affermano monsignor Vittorio Nozza, monsignor Piergiorgio Saviola e monsignor Guerino Di Tora, rispettivamente direttori di Caritas Italiana, Fondazione Migrantes e Caritas diocesana di Roma, nell’introduzione al XVIII “Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes”. Il rapporto annuale, presentato a Roma e in diverse città italiane – e che costituisce da anni un documento imprescindibile per capire in maniera documentata, lucida e onesta il fenomeno dell’immigrazione in Italia – sottolinea che gli immigrati nel nostro paese “sono uno ogni 15 residenti, quasi 800.000 minori, più di 600.000 studenti, più di 450.000 persone nate sul posto, più di 300.000 diventati cittadini italiani dal 1996 e oltre 150.000 imprenditori”, dati che se confrontati con quelli del 2000 costituiscono “quasi un raddoppio”: la prima collettività – raddoppiata in due anni – è quella romena (625.000 residenti e quasi un milione di presenze regolari) seguita da quella albanese (402.000) e marocchina (366.000), mentre poco al di sotto delle 105.000 unità si collocano le collettività cinese e ucraina. Dal dossier si apprende inoltre che “gli immigrati hanno un tasso di attività (73%) di 12 punti più elevato degli italiani e sono creatori di ricchezza”, concorrono infatti per il 9% alla creazione del Pil, oltre a costituire “una popolazione giovane, che per l’80% è composta da persone al di sotto dei 45 anni”. Il tasso di fecondità delle donne straniere è in grado di assicurare il ricambio della popolazione (2,51 figli per donna), a differenza di quanto avviene tra le italiane (1,26 figli in media). Nel 2006 il 10% dei matrimoni celebrati in Italia ha riguardato coppie miste. Proseguendo nella lettura del documento, si apprende inoltre che “circa il 10% degli immigrati sono proprietari di case: nel 2007 hanno acquistato 120 mila immobili; parlano più di 150 lingue, fonte di cultura e anche di scambi commerciali mentre sono 146 le testate in lingua, tra giornali, radio e televisione, con circa 800 operatori”. Inoltre, il rapporto evidenzia che essi “assicurano un contributo economico rilevante ai paesi d’origine tramite le rimesse, ammontate, nell’anno 2007, a 337 miliardi di dollari”. In questo quadro – concludono gli autori del rapporto – espressioni del tipo “tolleranza zero sono più che abusate nel nostro paese, in cui l’inerzia dell’azione politica ha creato pericolose derive sociali”, mentre sarebbe preferibile parlare di “legalità, di impegno rigoroso per fare osservare le leggi e di senso di giustizia solidarietà nella loro formulazione”. Il “pacchetto sicurezza” – scrivono ancora i tre direttori – “non esaurisce le politiche migratorie e neppure ne è la parte rilevante; vi sono aspetti importanti relativi al lavoro e all’integrazione sui quali da tempo segniamo il passo, ripetendo impostazioni inconcludenti”

- “È tempo che in Italia si cominci a parlare seriamente di “pacchetto integrazione”; è quello che la situazione richiede e ciò che chiede anche la maggioranza degli immigrati che vive e lavora onestamente e si sente ignorata”: così Franco Pittau, Coordinatore del Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes sottolinea alla MISNA la contraddizione insita in un approccio che, dati alla mano, “dà un’enfasi eccessiva alla questione della sicurezza” davanti a un fenomeno che ha bisogno di essere affrontato nel complesso con politiche sociali. “I dati demografici dimostrano che la presenza dei migranti in Italia è un fenomeno strutturale e inarrestabile, che ha da tempo trovato le sue vie di inserimento nel lavoro e nella vita di tante famiglie, a beneficio del paese. La legalità è un principio fondamentale, e chi delinque va punito, ma c’è la maggioranza onesta che si chiede perché non riceve altrettanta attenzione” continua Pittau. Altri dati sollevano forti perplessità: “il fondo per le politiche per l’integrazione è di appena 5 milioni di euro per tutte le regioni d’Italia” continua l’interlocutore, “mentre in Spagna è di 300 milioni e in Germania di 750 milioni. Come ci si può aspettare una società ben integrata se non si investe in questo progetto?”. Di contro, sottolinea Pittau, il governo per il biennio 2008-2010 ha stanziato 535 milioni di euro per la gestione dei centri di prima accoglienza e di identificazione: “Si tratta di 178 milioni l’anno, 36 volte di più di quanto si stanzia per l’integrazione, e questo per un problema che riguarda 10-15.000 persone l’anno”. Servizi sociali e sanitari pensati sulle esigenze dei migranti, più mediatori culturali nelle strutture pubbliche, sostegno all’associazionismo, investimenti nella scuola incluse scuole di italiano, e sfoltimento della burocrazia, che rallenta tanti processi di integrazione, sono gli esempi fatti da Pittau di argomenti a cui si dovrebbe dare più attenzione e risorse. Ma c’è da salvare anche ciò che è stato finora fatto dalle strutture pubbliche e dalla società civile nel campo dell’integrazione; Caritas e Fondazione Migrantes auspicano “il superamento del ‘complesso di Penelope’ – si legge nel Dossier Statico immigrazione 2009 presentato a Roma – che porta lo schieramento politico maggioritario a disfare quanto fatto in precedenza, senza che così possa nascere un minimo comune denominatore libero da logiche ideologiche o partitiche”. Secondo i due organismi ecclesiali, non è la ‘sicurezza’ ma sono “le politiche di integrazione il vero banco di prova degli interventi governativi in questo settore”.

Fonte: www.misna.org

February 6, 2009

IMMIGRAZIONE : I MISSIONARI BOCCIANO LA NORMA DEL GOVERNO

“Una ferita ai diritti delle persone immigrate e un pericolo per la salute degli stessi immigrati e dei cittadini tutti. Così giudichiamo la revoca della legge che impediva ai medici di denunciare gli immigrati clandestini che si rivolgono per cure alle strutture sanitarie e perciò esprimiamo la nostra indignazione”: è questo il commento con cui i missionari italiani “bocciano” senza appello la norma del governo approvata ieri al Senato. In una nota, intitolata “Prima malati che clandestini”, diffusa in serata dalla Federazione Stampa Missionari Italiana (Fesmi) e firmata dalla Commissione Giustizia e Pace della Conferenza degli Istituti Missionari Italiani si legge ancora: “La decisione adottata dal governo (che va ad aggiungersi a quella di rendere la clandestinità un “crimine”) costituisce un fatto grave, per di più in un momento delicato come l’attuale in cui al legislatore sono chiesti saggezza, equilibrio e lungimiranza. L’esigenza legittima di garantire l’ordine pubblico e la sicurezza non può mai far sì che siano calpestati i diritti delle persone. Una scelta di questo tipo non fa che aggravare un clima già pesante, che vede gli immigrati più vulnerabili che mai e tende a esasperare le contrapposizioni, invece di favorire l’integrazione”. Secondo i missionari, “il provvedimento in questione, inoltre, si rivela miope in quanto a tutela della salute pubblica, dal momento che scoraggia di fatto gli immigrati che necessitano di cure e non hanno i documenti in regola, allontanandoli da ospedali e ambulatori. Il rischio che si diffondano malattie e che, contemporaneamente, si alimenti un mercato della salute parallelo è tutt’altro che teorico”. Nella nota i missionari italiani “condannano con forza l’operato del governo” e auspicano che la norma in questione sia ritirata al più presto, chiedendo “soprattutto che cambi l’approccio culturale a una questione come l’immigrazione”. “Noi, che in Africa, Asia e America Latina siamo stati immigrati, abbiamo ricevuto calore e accoglienza e abbiamo sperimentato la possibilità concreta di reciproco rispetto e condivisione di valori, tradizioni e ricchezze spirituali al di là di differenze etniche, culturali e religiose. Un popolo e uno Stato che si riconoscono nei valori della Costituzione non possono rinunciare ad avvicinare l’immigrato – regolare e clandestino – innanzitutto come una persona, con diritti e doveri. In caso contrario, stiamo scivolando a grandi passi verso la barbarie” scrivono in conclusione i missionari.[MZ]

Source: www.misna.org

January 28, 2009

Abbiamo i soldi, ora i soldati!

Filed under: Uncategorized — AHimsa @ 2:03 pm
Tags: , ,

Abbiamo i soldi dall’Unione Europea!
E non c’è neanche bisogno di farci pagare ancor più tasse per rinnovare il permesso!
I soldi! L’UE!
Possiamo usarli per stare tutti al sicuro!
Un poliziotto, un carabiniere..ma che dico, un soldato per ogni immigrato!
[ Anch'io ne voglio uno! ]
Deve vegliare sull’incolumità delle mie potenziali vittime!
E deve farmi desistere dal cedere all’istinto animale e alla violenza che mi/ci caratterizza!

Ma chi e cosa vogliamo integrare?
Prevenire!
E’ meglio!
Metti che un domani non abbiamo i soldi?  : – /

Fondi Ue, 167 milioni all’Italia per politiche dell’immigrazione

BRUXELLES - La Commissione Ue ha stanziato complessivamente circa 167 milioni di euro a favore dell’Italia, fino al 2013, per la gestione di politiche legate all’immigrazione: settantuno milioni milioni per il periodo 2008-2013, nell’ambito del fondo europeo per i rimpatri, e altri 96, per il periodo 2007-2013, nell’ambito del fondo europeo per l’integrazione di cittadini extraeuropei.La commissione ha anche adottato il primo programma annuale per il 2008, per il finanziamento di progetti quali la mappatura delle principali comunità di immigrati in Italia, i programmi di rimpatrio volontario assistito e l’organizzazione di voli charter di rimpatrio in cooperazione con altri stati Ue e l’agenzia europea Frontex. Il fondo europeo per i rimpatri fa parte di un pacchetto di quattro fondi per promuovere una equa ripartizione delle responsabilità nella gestione dei flussi migratori fra paesi Ue e istituisce un meccanismo di solidarietà finanziaria fra stati per la gestione dei rimpatri, dando la preferenza ai ritorni volontari.

Per quanto riguarda invece i 96 milioni nell’ambito del fondo europeo per l’integrazione di cittadini extraeuropei, tra i progetti finanziati dai programmi annuali 2007 e 2008 in Italia figurano programmi innovativi di integrazione anche per i giovani, un portale multilingue sull’immigrazione e misure per migliorare l’accesso degli immigrati al mercato del lavoro del paesi d’origine.

(ANSA)

(23 gennaio 2009)

ps: Scusate. Mi sono lasciato un po’ andare…

Next Page »

Blog at WordPress.com.