μέτοικος

July 12, 2009

Se questo è un primo ministro…..

Filed under: Uncategorized — AHimsa @ 10:00 am
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Source/Fonte: Le “torte” a Palazzo Grazioli raccontate dalle escort
http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/politica/berlusconi-divorzio-13/berlusconi-divorzio-13/berlusconi-divorzio-13.html

“Torte?”, chiede il pubblico ministero. Accade qualche tempo fa, a Bari. Il magistrato interroga un trafficante di droga e l’uomo gli racconta i costumi della sua banda. “Torte” è un’espressione che il magistrato non ha mai sentito. Il pubblico ministero torna allora a chiedere al criminale: “Che cosa sono le “torte”?”. L’altro gli risponde: “Le “torte”, dottore: le orge, i festini, com’è che dite voi?”. Il ricordo di quella formula – “torte” – affiora oggi nella conversazione di una fonte vicina all’inchiesta di Bari perché sono le “torte” il punto critico che rende politicamente imbarazzanti le ricostruzioni delle serate di Silvio Berlusconi. Tra le 19 ragazze, ospiti a pagamento nelle residenze del capo del governo e interrogate dalla procura di Bari, c’è più di una testimone che ha ammesso di aver trascorso, “con altre ragazze”, la notte con Silvio Berlusconi.

[...]

Di “festino” e “orgia”" ha già parlato Patrizia D’Addario. Patrizia è, per la prima volta, a Palazzo Grazioli la sera del 15 ottobre 2008. Rifiuta di trascorrere la notte nel letto regalato al capo del governo da Vladimir Putin, “il letto grande”. Ci rimarrà dopo, la notte del 4 novembre e di queste ore si sa – più o meno – tutto. Ma perché, quella prima volta, Patrizia lasciò Palazzo Grazioli?
Pressato, Gianpi deve accontentarsi, dicono gli amici, “di quel che ha sotto mano”. E’ così che a Palazzo Grazioli entra anche chi non avrebbe mai messo piede, con più tempo a disposizione. Maria Teresa viene convocata (prima e unica volta) in questa emergenza. Parte per Roma e, come accade a Patrizia, Barbara e Lucia R. (“ospiti” il 4 di novembre), scopre nei saloni del de Russie che la meta di quella serata di lavoro sarà Palazzo Grazioli. Maria Teresa, agli inquirenti di Bari, ha ammesso di aver fatto sesso con il presidente, “rimborsata” da Gianpi, ma quel che qui conta è la “torta”, il numero delle “ragazze” che – quella notte (un “lunedì o un martedì di settembre del 2008″ fa la vaga Maria Teresa, probabilmente martedì 23 settembre) – si trattiene con il capo del governo nella sua residenza di Palazzo Grazioli. Maria Teresa tace il numero delle “ragazze” (anche se l’ha riferito al magistrato che l’ha interrogata). E’ disposta però ad ammettere, con Repubblica, che “c’erano altre ragazze”. Qualcuna di quelle “ragazze” seguirà, il giorno dopo, Berlusconi a Melezzole, vicino a Todi, quando (come ha svelato l’Espresso) il presidente del Consiglio rinuncia a una “missione” a New York, alla partecipazione alla “campagna del Millennio” contro la povertà e la fame nel mondo, all’intervento all’assemblea delle Nazioni Unite per starsene, con le sue “ragazze”, nell’health center di Marc Mességué (sbarrato agli estranei).

July 4, 2009

Padre Alex Zanotelli sul DECRETO INSICUREZZA

Napoli, 2 luglio 2009
PACCHETTO SICUREZZA: ABBIAMO SOLO DA VERGOGNARCI


Il Senato ha approvato oggi il cosiddetto Pacchetto Sicurezza del ministro degli interni Maroni.
Mi vergogno di essere italiano e di essere cristiano. Non avrei mai pensato che un paese come l’Italia avrebbe potuto varare una legge così razzista e xenofoba. Noi che siamo vissuti per secoli emigrando per cercare un tozzo di pane (sono 60 milioni gli italiani che vivono all’estero!), ora ripetiamo sugli immigrati lo stesso trattamento, anzi peggiorandolo, che noi italiani abbiamo subito un po’ ovunque nel mondo.
Questa legge è stata votata sull’onda lunga di un razzismo e una xenofobia crescente di cui la Lega è la migliore espressione.
Il cuore della legge è che il clandestino è ora un criminale. Vorrei ricordare che criminali non sono gli immigrati clandestini ma quelle strutture economico-finanziarie che obbligano le persone a emigrare. Papa Giovanni 23° nella Pacem in Terris ci ricorda che emigrare è un diritto.
Fra le altre cose la legge prevede la tassa sul permesso di soggiorno (i nostri immigrati non sono già tartassati abbastanza?), le ronde, il permesso di soggiorno a punti, norme restrittive sui ricongiungimenti familiari e matrimoni misti, il carcere fino a 4 anni per gli irregolari che non rispettano l’ordine di espulsione ed infine la proibizione per una donna clandestina che partorisce in ospedale di riconoscere il proprio figlio o di iscriverlo all’anagrafe.
Questa è una legislazione da apartheid, che viene da lontano: passando per la legge Turco-Napolitano fino alla non costituzionale Bossi-Fini. Tutto questo è il risultato di un mondo politico di destra e di sinistra che ha messo alla gogna lavavetri, ambulanti, rom e mendicanti. Questa è una cultura razzista che ci sta portando nel baratro dell’esclusione e dell’emarginazione.
“Questo rischia di svuotare dall’interno le garanzie costituzionali erette 60 anni fa – così hanno scritto nel loro appello gli antropologi italiani – contro il ritorno di un fascismo che rivelò se stesso nelle leggi razziali”. Vorrei far notare che la nostra Costituzione è stata scritta in buona parte da esuli politici, rientrati in patria dopo l’esilio a causa del fascismo. Per ben due volte la costituzione italiana parla di diritto d’asilo, che il parlamento non ha mai trasformato in legge.
E non solo mi vergogno di essere italiano, ma mi vergogno anche di essere cristiano: questa legge è la negazione di verità fondamentali della Buona Novella di Gesù di Nazareth. Chiedo alla Chiesa Italiana il coraggio di denunciare senza mezzi termini una legge che fa a pugni con i fondamenti della fede cristiana.
Penso che come cristiani dobbiamo avere il coraggio della disobbedienza civile. È l’invito che aveva fatto il cardinale R. Mahoney di Los Angeles (California), quando nel 2006 si dibatteva negli USA una legge analoga dove si affermava che il clandestino è un criminale. Nell’omelia del Mercoledì delle ceneri nella sua cattedrale, il cardinale di Los Angeles ha detto che, se quella legge fosse stata approvata, avrebbe chiesto ai suoi preti e a tutto il personale diocesano la disobbedienza civile. Penso che i vescovi italiani dovrebbero fare oggi altrettanto.
Davanti a questa legge mi vergogno anche come missionario: sono stato ospite dei popoli d’Africa per oltre 20 anni, popoli che oggi noi respingiamo, indifferenti alle loro situazioni d’ingiustizia e d’impoverimento.
Noi italiani tutti dovremmo ricordare quella Parola che Dio rivolse a Israele: “Non molesterai il forestiero né l’opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra d’Egitto” (Esodo 22,20).

Alex Zanotelli

June 23, 2009

Col pugnale al pronto soccorso, manette al «guerriero» sikh

Filed under: Uncategorized — AHimsa @ 8:16 pm
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http://archiviostorico.corriere.it/2004/maggio/11/Col_pugnale_pronto_soccorso_manette_co_10_040511002.shtml

Non riesco a fare a meno di ridere leggendo questa operetta teatrale così magistralmente disegnata dalla penna di questa fantasiosa giornalista del Corriere, adatta forse a scrivere in giornali a fumetti per adolescenti, quelli con superoi con superpoteri, o qualche racconti del filone virileggiante del “selvaggio west” nordamericano di metà ‘800.
La “lama di oltre 15 centimetri” è insolita e improbabile per un Sikh: le lame lunghe vengono sfoderate solo in particolari eventi religiosi e non sono MAI portate appresso; il “kirpan” che un Sikh porta addosso si aggira mediamente dai 7 ai 9 cm, e spesso è ancor più piccolo e si limita ad una collanina con il simbolo di una spada.

Dialoghi improbabili «Sono un sikh, sono un guerriero. Devo girare armato. Cosa vuole?».
Un Sikh non si dichiarerebbe mai un guerriero in questa maniera, al massimo, se è proprio un integralista della parola, direbbe che è “santo soldato”. Ugualmente non direbbe mai che “deve girare armato”, innanzitutto perchè il Kirpan non è per il Sikh un’arma, ma prima di tutto un simbolo, e gli è fatto assoluto divieto usarla, se non in per legittima difesa. Se a ciò aggiungiamo anche la deferenza di un immigrato indiano verso un poliziotto in divisa italiano, il dialogo sopracitato ne esce come una assurda scenetta patetica inventata di sana pianta.

Attimi di suspence: “Alzando appena lo sguardo. Il silenzio cala nel pronto soccorso, qualcuno ride, qualcun’ altro si spaventa, altri svicolano in giardino. Il sikh non si scompone, la lama luccica.”

«Non toccarmi, lascia stare il mio kirpan! Tu sei senza barba sulla faccia, senza peli sul petto. Non sei un uomo, sei impuro», e qui la giornalista si sbizzarrisce! Mi ricorda un po’ i c.d. armchair anthropologist estintisi verso inizio ‘900, quelli che si credevano antropologi standosene nel proprio ufficio e basandosi su dati e informazioni raccolte da altri viaggiatori, scrittori, commercianti. Potreste provare a leggere queste frasi a qualsiasi Sikh, come il sottoscritto, e li vedrete scoppiare a ridere oppure guardarvi perplessi.

“I due si scaldano, ma il leone in terra straniera è costretto ad abbandonare pugnale e fierezza guerriera, deve seguire l’ agente al commissariato…denunciato per oltraggio a pubblico ufficiale (l’ agente non gli ha perdonato quel «non sei un uomo»).”

Ahi ahi ahi, la virilità ferita dell’uomo in divisa, ahi ahi.

“Deve separarsi dal kirpan. E dal suo turbante che non aveva mai tolto negli ultimi due anni a Roma: neanche per indossare il casco sul motorino.”
Qua sembra che il turbante non se lo sia tolto “mai”…
Nel Regno Unito e nel Canada, oltre che in India, ai Sikh è fatto esonero di portare il casco.

Cos’altro dire di questo articolo?
Un lucido esempio di ignoranza giornalistica, etnocentrismo e quello che Edward Said ha così ben definito orientalismo.

ps: aggiungo che solo i “veri Sikh”, quelli battezzati (volontariamente, da adulti), devono portare il Kirpan oltre ad altri simboli religiosi caratteristici; questi “veri Sikh” sono una assoluta minoranza sul totale dei Sikh. Oltre a portare questi simboli devono attenersi ad una rigida disciplina, fatta di dieta vegetariana, astensione da alcolici tabacco e droghe, rettitudine, onestà, altruismo, pulizia personale, preghiere quotidiane….e forse proprio per tutto questo sono una minoranza.

February 17, 2009

The corrupted is sentenced. The man that corrupted is our PRIME MINISTER!!!??

Filed under: Uncategorized — AHimsa @ 9:14 pm
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Il Tribunale di Milano ha condannato l’avvocato per un bonifico di 600mila dollari
La tesi dei pm, accolta dalla corte, è che servirono a evitare due condanne a Berlusconi

“Mills fu corrotto dalla Fininvest”
al legale inglese 4 anni e 6 mesi

Di Pietro: “In un paese normale il premier si sarebbe già dimesso”. Forza Italia: “Giustizia politica”

Fonte: http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/politica/processo-mills/mills-condannato/mills-condannato.html


La mossa del premier legata alle “manifestazioni di inimicizia di Nicoletta Gandus”
La reazione del procuratore della Repubblica Manlio Minale: “Sono solo illazioni”

Mills, Berlusconi ricusa il giudice
Scontro tra il Cavaliere e i magistrati

La reazione dell’Anm: “Chi governa non può denigrare le toghe”

Fonte: http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/politica/giustizia-1/ricusa-gandus/ricusa-gandus.html


Milan Court Convicts Mills of Lying for Berlusconi

Fonte: http://www.bloomberg.com/apps/news?pid=20601102&sid=aGHZaOpoiwu0&refer=uk

February 8, 2009

DOSSIER CARITAS/MIGRANTES: UNA GUIDA ALL’ACCOGLIENZA

Filed under: Uncategorized — AHimsa @ 3:17 pm
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OTTOBRE 2008 – In un paese in cui gli immigrati regolari si aggirano tra i tre milioni e 800.000 e i quattro milioni, ovvero il 6-7% dell’intera popolazione, la logica dei numeri “esige un cambiamento di mentalità e l’adozione di politiche realistiche e più aperte, superando l’avversione aprioristica verso la diversità”, poiché “è l’ambito delle politiche di integrazione il banco di prova della capacità della classe dirigente di un paese chiamato ad affrontare il tema delle migrazioni”: lo affermano monsignor Vittorio Nozza, monsignor Piergiorgio Saviola e monsignor Guerino Di Tora, rispettivamente direttori di Caritas Italiana, Fondazione Migrantes e Caritas diocesana di Roma, nell’introduzione al XVIII “Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes”. Il rapporto annuale, presentato a Roma e in diverse città italiane – e che costituisce da anni un documento imprescindibile per capire in maniera documentata, lucida e onesta il fenomeno dell’immigrazione in Italia – sottolinea che gli immigrati nel nostro paese “sono uno ogni 15 residenti, quasi 800.000 minori, più di 600.000 studenti, più di 450.000 persone nate sul posto, più di 300.000 diventati cittadini italiani dal 1996 e oltre 150.000 imprenditori”, dati che se confrontati con quelli del 2000 costituiscono “quasi un raddoppio”: la prima collettività – raddoppiata in due anni – è quella romena (625.000 residenti e quasi un milione di presenze regolari) seguita da quella albanese (402.000) e marocchina (366.000), mentre poco al di sotto delle 105.000 unità si collocano le collettività cinese e ucraina. Dal dossier si apprende inoltre che “gli immigrati hanno un tasso di attività (73%) di 12 punti più elevato degli italiani e sono creatori di ricchezza”, concorrono infatti per il 9% alla creazione del Pil, oltre a costituire “una popolazione giovane, che per l’80% è composta da persone al di sotto dei 45 anni”. Il tasso di fecondità delle donne straniere è in grado di assicurare il ricambio della popolazione (2,51 figli per donna), a differenza di quanto avviene tra le italiane (1,26 figli in media). Nel 2006 il 10% dei matrimoni celebrati in Italia ha riguardato coppie miste. Proseguendo nella lettura del documento, si apprende inoltre che “circa il 10% degli immigrati sono proprietari di case: nel 2007 hanno acquistato 120 mila immobili; parlano più di 150 lingue, fonte di cultura e anche di scambi commerciali mentre sono 146 le testate in lingua, tra giornali, radio e televisione, con circa 800 operatori”. Inoltre, il rapporto evidenzia che essi “assicurano un contributo economico rilevante ai paesi d’origine tramite le rimesse, ammontate, nell’anno 2007, a 337 miliardi di dollari”. In questo quadro – concludono gli autori del rapporto – espressioni del tipo “tolleranza zero sono più che abusate nel nostro paese, in cui l’inerzia dell’azione politica ha creato pericolose derive sociali”, mentre sarebbe preferibile parlare di “legalità, di impegno rigoroso per fare osservare le leggi e di senso di giustizia solidarietà nella loro formulazione”. Il “pacchetto sicurezza” – scrivono ancora i tre direttori – “non esaurisce le politiche migratorie e neppure ne è la parte rilevante; vi sono aspetti importanti relativi al lavoro e all’integrazione sui quali da tempo segniamo il passo, ripetendo impostazioni inconcludenti”

- “È tempo che in Italia si cominci a parlare seriamente di “pacchetto integrazione”; è quello che la situazione richiede e ciò che chiede anche la maggioranza degli immigrati che vive e lavora onestamente e si sente ignorata”: così Franco Pittau, Coordinatore del Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes sottolinea alla MISNA la contraddizione insita in un approccio che, dati alla mano, “dà un’enfasi eccessiva alla questione della sicurezza” davanti a un fenomeno che ha bisogno di essere affrontato nel complesso con politiche sociali. “I dati demografici dimostrano che la presenza dei migranti in Italia è un fenomeno strutturale e inarrestabile, che ha da tempo trovato le sue vie di inserimento nel lavoro e nella vita di tante famiglie, a beneficio del paese. La legalità è un principio fondamentale, e chi delinque va punito, ma c’è la maggioranza onesta che si chiede perché non riceve altrettanta attenzione” continua Pittau. Altri dati sollevano forti perplessità: “il fondo per le politiche per l’integrazione è di appena 5 milioni di euro per tutte le regioni d’Italia” continua l’interlocutore, “mentre in Spagna è di 300 milioni e in Germania di 750 milioni. Come ci si può aspettare una società ben integrata se non si investe in questo progetto?”. Di contro, sottolinea Pittau, il governo per il biennio 2008-2010 ha stanziato 535 milioni di euro per la gestione dei centri di prima accoglienza e di identificazione: “Si tratta di 178 milioni l’anno, 36 volte di più di quanto si stanzia per l’integrazione, e questo per un problema che riguarda 10-15.000 persone l’anno”. Servizi sociali e sanitari pensati sulle esigenze dei migranti, più mediatori culturali nelle strutture pubbliche, sostegno all’associazionismo, investimenti nella scuola incluse scuole di italiano, e sfoltimento della burocrazia, che rallenta tanti processi di integrazione, sono gli esempi fatti da Pittau di argomenti a cui si dovrebbe dare più attenzione e risorse. Ma c’è da salvare anche ciò che è stato finora fatto dalle strutture pubbliche e dalla società civile nel campo dell’integrazione; Caritas e Fondazione Migrantes auspicano “il superamento del ‘complesso di Penelope’ – si legge nel Dossier Statico immigrazione 2009 presentato a Roma – che porta lo schieramento politico maggioritario a disfare quanto fatto in precedenza, senza che così possa nascere un minimo comune denominatore libero da logiche ideologiche o partitiche”. Secondo i due organismi ecclesiali, non è la ‘sicurezza’ ma sono “le politiche di integrazione il vero banco di prova degli interventi governativi in questo settore”.

Fonte: www.misna.org

January 10, 2009

PADRE ALEX ZANOTELLI: “NO AFRICOM A NAPOLI E A VICENZA”

Filed under: Uncategorized — AHimsa @ 7:51 pm
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Il missionario comboniano Alex Zanotelli, a Napoli dopo anni di missione in Kenya, ci fa pervenire stasera il seguente appello da lui stesso firmato:

“Le comunità cristiane in Italia hanno appena celebrato il Natale, una festa così carica di messaggi di pace. La stessa Giornata Mondiale della Pace (1° gennaio) è venuta ad accentuare questo tema per i credenti. Ma noi cristiani ci accorgiamo di quello che stiamo celebrando? Come facciamo a proclamare la pace in chiesa mentre non ci accorgiamo che la neghiamo con le scelte violente sia nostre che dei nostri governi? Come possiamo celebrare il Natale, la festa della vita, con il massacro dei bimbi palestinesi,vera strage degli innocenti? Come possiamo celebrare il Natale senza che questo “urlo” di sofferenza umana, dei palestinesi come anche di tanti altri popoli (dai congolesi ai ceceni),non venga a disturbare le nostre coscienze addormentate di cristiani di Occidente? Ci rendiamo conto che tanta di questa sofferenza è dovuta alle scelte militaristiche dei nostri governi? Un esempio incredibile è l’annuncio fatto poco prima di Natale dal nostro ministro degli Esteri Frattini che Africom, il supremo comando americano per le truppe di terra e di mare per l’Africa, troverà posto a Napoli e a Vicenza. Africom, creato nel 2007 dal presidente Bush e inaugurato il primo ottobre 2008 a Stoccarda (Germania), è guidato oggi dal generale afro-americano William “Kid” Ward. Il generale ha speso il 2008 a cercare una base per questo comando in Africa. Ma la forte azione diplomatica del Sudafrica contro la presenza di Africom nel continente, ha impedito agli Usa di trovarla. Come ultima chance gli americani hanno pensato di trovarla nel paese più vicino all’Africa, la Spagna ed esattamente a Rota (Cadice), ma Zapatero si è opposto. Non rimaneva che l’Italia! E il Governo Berlusconi è stato ben felice di dare il benvenuto ad Africom a Vicenza e a Napoli .(Nel 2008 il comitato campano Pace e Disarmo aveva scritto un libro dal titolo profetico: Napoli chiama Vicenza, che descrive la pesante militarizzazione del territorio campano dotato di sette basi militari: Usa e Nato!). Il ministro Frattini ha anche detto che si tratta di “strutture di comando che operano nel quadro Nato”. Bugia! Il comando Africom è uno dei sei comandi unificati del Pentagono. Frattini ha anche dichiarato che non ci sono truppe da combattimento, ma solo componenti civili. Altra bugia! Africom è il comando unificato militare statunitense che ha come scopo la lotta al terrorismo e l’addestramento dei militari africani oltre alla protezione degli enormi interessi americani in Africa .E proprio per potenziare Africom, gli Usa hanno costituito due nuovi corpi: i Marines per l’Africa (Maforaf) e il Diciassettesimo Stormo dell’aeronautica militare Usa con il nome di Afafrica. Quest’ultimo opererà soprattutto da Vicenza e Sigonella, oggi la più grande base aerea nel Mediterraneo. Le forze armate USA hanno fatto già sapere che 750 militari verranno assegnati a Napoli e a Vicenza. Frattini ha anche detto che la scelta del governo è stata presa dopo aver informato i paesi africani che hanno espresso grande supporto per questa decisione! Strana democrazia quella del governo Berlusconi che tiene nascosta una tale decisione al Parlamento e consulta invece i governi africani! Il nostro governo dando il suo consenso a Washington contribuisce alla nuova operazione di stampo coloniale mirante al controllo delle aree strategiche dell’Africa. Le domande che sorgono sono molte e inquietanti sia per il nostro governo e parlamento, sia per le amministrazioni della Campania e di Napoli, sia per la Chiesa italiana. – Governo e parlamento: in quali sedi e con quali procedure è stata presa questa decisione di grande importanza strategica? Perché il parlamento italiano non è stato informato e non c’è stato nessun dibattito parlamentare? Il PD ha qualcosa da dire a riguardo? Oppure c’è un accordo bipartisan su tutto questo? – Regione Campania e Comune di Napoli: la Regione Campania, nella persona del suo presidente Bassolino, è stata almeno consultata? E la sindaca di Napoli, Rosa Iervolino, è stata almeno interpellata, dato che Africom sarà posizionato a Napoli? – Chiesa italiana: Come mai la Cei non ha alcuna parola da dire su scelte militaristiche così scellerate? Come mai gli istituti missionari e le realtà missionarie laicali come la Focsiv non reagiscono a decisioni militaristiche così gravi? Come facciamo ad inviare missionari ,suore, laici in Africa se non denunciamo scelte come queste che rendono l’Africa sempre più schiava e sfruttata?Se , come missionari, vogliamo proclamare buona novella ai poveri, dobbiamo avere il coraggio di denunciare con forza queste virate militaristiche del nostro governo.Non e’ questa la missione globale a cui come missionari siamo chiamati? Mi aspetto una presa di posizione pubblica da parte degli istituti missionari operanti in Africa. A tutti chiedo di inviare una mail al ministro degli Esteri Frattini e al ministro della Difesa La Russa , protestando per la scelta di Africom a Vicenza e a Napoli.
[CO]

Source: www.misna.org

January 9, 2009

La crisi? Noi la paghiamo…

Parere favorevole di governo e relatori a due norme volute dal carroccio
agli immigrati saranno chiesti cinquanta euro per il rinnovo del documento

Dl anticrisi, sì a emendamento Lega
stangata sui permessi di soggiorno

Prevista anche una fideiussione di diecimila euro per gli stranieri che chiedono partita iva
Il Pd: “Il decreto si sta risolvendo in un contenitore di misure discriminatorie”

ROMA - Una tassa di 50 euro per il rilascio o il rinnovo dei permessi di soggiorno agli stranieri. E’ quanto prevede un emendamento della Lega al dl anticrisi che ha avuto il parere favorevole del governo e dei relatori. Il gettito, è scritto nell’emendamento, verrà destinato ai Comuni di residenza dei cittadini stranieri e utilizzato per l’attuazione di politiche di sostegno alle famiglie (italiane) e per il controllo del territorio.

Giulio Calvisi del Pd ha sottolineato come il decreto anticrisi “si sta risolvendo in un contenitore di misure discriminatorie”. Ed è destinato a sollevare forti polemiche anche un altro emendamento, sempre firmato Lega e che, anche in questo caso, ha ottenuto il parere favorevole di governo e relatori con il quale viene introdotta una fideiussione di diecimila euro a carico dei lavoratori extracomunitari che aprono una partita iva.

Bastano pochi numeri per documentare il numero enorme di persone interessate a questo provvedimento: secondo una ricerca commissionata dal Cnel e realizzata dal Creli, il Centro per le ricerche di economia del lavoro e dell’industria, solo negli ultimi 5 anni le imprese con titolari extracomunitari sono aumentate del 20%; nel biennio 2006/07 si sono avuti quasi 17 mila nuovi iscritti stranieri alle Camere di Commercio, gran parte lavoratori dipendenti passati al lavoro autonomo.

E il fenomeno è in crescita. Nel 2007, il dato è di Unioncamere, sono diventate 225.408 le imprese con un immigrato al comando, (+8%). Le nuove imprese sono quasi tutte nel Centro-Nord e la provincia con l’aumento maggiore, +19,2%, è Rovigo. Tra le prime dieci province ci sono Lodi, Como, Rieti, Pavia; l’unica meridionale è Enna. Roma registra la crescita maggiore: 1.478 in più rispetto al 2006. Dietro la capitale ci sono Torino e Milano, Napoli è tra le prime dieci. Ultime Pordenone, Isernia e Massa Carrara. Il Paese più rappresentato è la Cina (6.929 nuove iscrizioni) poi Marocco e Albania.

Source: http://www.repubblica.it/2008/12/sezioni/cronaca/immigrati-2/dl-lega/dl-lega.html?rss


Parere negativo all’emendamento del Carroccio che prevedeva di far pagare
50 euro agli extracomunitari. Salta anche quello sull’apertura di partita Iva degli immigrati

Permessi, dal governo no alla tassa
La Lega: “Legge già votata in Senato”

Berlusconi: “Mio il no agli emendamenti in tema immigrazione”

ROMA – Scontro aperto in maggioranza sulla tassa sui permessi di soggiorno proposta dalla Lega e bocciata oggi dal governo. Il Carroccio protesta spiegando che il principio è stato già approvato in Senato nel decreto sicurezza. Da Cagliari il premier Silvio Berlusconi rivendica come sua la decisione di fermare gli emendamenti sull’immigrazione accusando però i giornalisti di fare “disinformazione” nell’evidenziare frizioni con la Lega Nord all’interno di maggioranza e governo.

No del governo. Alla ripresa dei lavori sul decreto legge anticrisi questa mattina la Camera ha dato parere negativo sull’emendamento del Carroccio che prevedeva una imposta di 50 euro per il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno agli extracomunitari. L’emendamento, a firma Claudio D’Amico, era stato accantonato in attesa di riformulazione prima che l’esecutivo esprimesse parere contrario durante la riunione mattutina delle commissioni Bilancio e Finanze della Camera impegnate a esaminare il decreto legge 185.

Berlusconi: mio lo stop. “Quando ho conosciuto il senso dell’emendamento – ha detto Berlusconi ai giornalisti a Cagliari, spiegando come si è arrivati al no del governo agli emendamenti della Lega – ho immediatamente dichiarato di essere contrario. Era una proposta che non era stata fatta al tavolo del governo e quando l’abbiamo conosciuta ho di mio pugno firmato il no, consegnandolo alla mia segreteria, che subito ne ha informato i nostri parlamentari. Anche i rappresentanti del governo in commissione lo hanno accantonato, per non dire immediatamente no a una componente importante della maggioranza. Ma eravamo tutti d’accordo”.

Lega: tassa già votata in Senato. Pronta è arrivata la replica della Lega: “Sono stupito dalla reazione di alcuni esponenti della maggioranza – ha affermato il capogruppo Roberto Cota – perché il principio della tassa sul permesso di soggiorno, oltre a essere giusto e previsto in diversi paesi europei, era già stato discusso e votato dalla maggioranza con il parere favorevole del governo in Senato, addirittura prevedendo un importo di 200 euro, ed è inserito nel testo del decreto legge sicurezza licenziato dalle commissioni. Abbiamo solo voluto presentarlo come emendamento al decreto anticrisi per anticiparne gli effetti”.
Ritirato emendamento partita Iva. Come previsto, intanto, questa mattina non è andato ai voti l’emendamento, sempre del Carroccio, che prevedeva una fideiussione di 10mila euro da parte delle società o da parte dei cittadini stranieri non comunitari intenzionati ad aprire una partita Iva. Anche su questo il governo era pronto a dare parere negativo, e la Lega ha deciso di ritirare il provvedimento relativo all’apertura di attività economiche.

Avvenire: imposta su cittadini speciali. Proprio oggi il quotidiano dei vescovi Avvenire ha criticato in una nota la proposta della Lega, prima sostenuta dal governo e poi sconfessata, di far pagare una tassa di 50 euro agli immigrati che chiedono la concessione o il rinnovo del permesso di soggiorno. “Non basta pagare le imposte come viene richiesto a ogni cittadino – ha scritto Avvenire. “Alcuni sono tenuti a pagarle con una maggiorazione, come fossero cittadini ’speciali’ e destinati a restare tali”.”Se il provvedimento ricevesse l’approvazione del parlamento – ha concluso – sarebbe un bello scherzo con gli spiccioli dell’integrazione”.

Source: http://www.repubblica.it/2008/12/sezioni/cronaca/immigrati-2/no-tassa/no-tassa.html?rss


Per chi non lo sapesse gli immigrati pagano già una cifra salata per rilasci e rinnovi dei permessi: 72€ circa, ed il rinnovo ormai è diventato annuale (mentre la validità di ogni permesso si è ridotta a pochi mesi, poichè soppiantato nella sostanza dal “cedolino” delle poste). Per una famiglia di 4 persone fanno 288€ (annue, spesso).
Per gli studenti maggiorenni che non possono dimostrare di essere a carico dei genitori (chi ad esempio, come il sottoscritto, in estate fa qualche lavoretto in regola) bisogna aggiungere circa 100€ per una assicurazione privata oppure 150€ per avere il libretto sanitario (ed un medico).

Per chi non lo sapesse la social card si applica ai soli cittadini italiani.

Tra un mesetto – forse – avrò il mio permesso, dopo un’atteso di rinnovo durata solo un anno e 3 mesi; quasi sicuramente avrà una validità di pochi mesi, così prevedo che per questa estate dovrò rinnovarlo nuovamente, ed avrò il piacere e l’onore di pagare la mia fetta di crisi, al popolo italiano; io che non posso votare e che non ho eletto questi soggetti che si preoccupano così tanto della mia sorte e delle mie tasche, soggetti che forse anche contribuito a creare questa crisi e sicuramente non sono in grado di fare alcunchè per domarla.
ps: al Governo qualcuno si sta accorgendo che c’è un limite a tutto, e non posso che felicitarmi di questo.

December 19, 2008

Seconde generazioni: le parole sante del presidente Fini

Le aperture di Fini sulla questine della cittadinanzaper le seconde generazioni non sono più un segreto, e in questi giorni sono state ribadite con decisione. Il suo messaggio risulta essere abbastanza inedito, dati i suoi precedenti (l’attuale legge sull’immigrazione, la c.d. “Bossi-Fini”, ascrivibile alla tradizione delle “leggi porcata”, porta proprio il suo nome) e dati quelli del Governo, che negli ultimi mesi ha dato spettacolo nel dimostrare il suo interesse sullo status dei migranti. Alla sua voce si affianca quella di un altro membro del suo partito, Alfredo Mantica (sottosegretario agli Esteri), distintosi per significative aperture sul tema.

I pensieri di entrambi i politici sono molto in linea con la battaglia che la Rete G2 Seconde Generazioni sta portando avanti da quando ha visto la luce: la necessità di un percorso differenziato dai migranti “tradizionali” (la c.d. “prima generazione”) per il riconoscimento della cittadinanza ai figli di immigrati (c.d. “seconde generazioni”) nati e cresciuti in italia o arrivati qui da piccoli, che hanno seguito un percorso di scolarizzazione identico a quello dei loro coetanei italiani “autoctoni”.

Dall’altra parte però, proprio in questi giorni stanno iniziando le discussioni attorno a 8 proposte di riforma della legge sulla cittadinanza; tra queste le bozze proposte della maggioranza di Governo spiccano per i passi indietro e le ulteriori chiusure: di male in peggio.

La Rete G2 sta facendo pressione per incontrare il presidente della Camera Fini – ma è aperta all’incontro di tutti i parlamentari di maggioranza e opposizione che concederanno udienza – per esprimere soddisfazione sulle prese di posizione dell’onorevole, e per esortarlo a tradurre nei fatti le sue parole all’interno del suo partito e in sede parlamentare in vista delle discussioni sulle bozze di riforma; inoltre i membri della Rete G2 si presenteranno con proprie considerazioni, riaccendendo l’esperienza della bozza Amato-Ferrero del precedente Governo, quando era stata invitata ad esprimere il proprio parere sul testo.


ROMA – Cittadinanza italiana per i “bambini stranieri che studiano nelle nostre scuole”. Diritto di voto amministrativo agli immigrati regolari. Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, in un lungo intervento – che verrà pubblicato domenica prossima dal settimanale Metropoli – lancia la sua “sfida dell’integrazione” e traccia una nuova “road map” per le politiche migratorie.

“Immigrazione, ovviamente legale, può fare rima sia con integrazione sia, all’opposto, con emarginazione – scrive Fini – La prima parola designa un traguardo possibile. La seconda una piaga da curare. La prima prospettiva corrisponde a una grande sfida che le istituzioni e la società hanno il dovere, anzi l’obbligo, di vincere. La seconda è il risultato di una deriva o, peggio ancora, di una pseudocultura che può silenziosamente prevalere nell’inerzia, nella superficialità e, soprattutto, nella paura”.

Il presidente della Camera non ha dubbi: “La nostra società tra qualche decennio, forse tra meno di un decennio, forse già da ora – e non ce ne siamo ancora accorti – non sarà più la stessa. E non è difficile capire perché. Viviamo in un’epoca di imponenti migrazioni, non solo di persone, ma di idee e di capitali. Di capitali umani e culturali oltre che economici”. Per questo, dunque, “non possiamo rimanere fermi. Dobbiamo prevedere e guidare i processi sociali. E’ proprio questa la sfida dell’integrazione. L’alternativa? Non c’è. L’emarginazione non è un’alternativa: è una sconfitta. Una sconfitta per tutti, per gli italiani non meno che per gli immigrati: l’emarginazione porta con sé la discriminazione e, se diventa cronica e diffusa, è fattore di disgregazione sociale”.

“Questo discorso – aggiunge – è altra cosa rispetto alla necessità di fronteggiare l’emergenza contrastando la clandestinità e l’illegalità. Ma ritengo che una politica lungimirante debba guardare al di là dell’emergenza e cominciare a lavorare a un progetto di società più aperta, più evolutiva e più libera”.

Ma attenzione, per Fini, “c’è da combattere anche un’altra forma di emarginazione, anzi di autoemarginazione. E’ la tendenza all’isolamento sociale e culturale che agisce in una parte delle comunità di stranieri. E’ una pulsione insidiosa e può essere favorita dal “politically correct” più bigotto. Penso al caso di quegli insegnanti che non hanno fatto partecipare i loro alunni alle celebrazioni dello scorso 4 Novembre con l’incredibile motivazione che l’omaggio alla bandiera tricolore avrebbe offeso la sensibilità degli scolari immigrati o a quello, non meno sconcertante, di un professore che ha rimosso il crocifisso dalla parete dell’aula dell’istituto dove insegna”. Insomma, per il presidente della Camera, “il multiculturalismo inteso in senso dogmatico rischia di congelare lo straniero nella sua identità d’origine limitandone le possibilità di incontro e di dialogo”.

In concreto, Fini ritiene che “una vera integrazione possa essere favorita da una nuova legge sulla cittadinanza, destinata a quegli immigrati che si sentano realmente coinvolti nella vita della nostra società. Penso in particolare a quei bambini che già studiano nelle nostre scuole. Occorre già da oggi preparare il loro futuro di nuovi italiani. Anche il voto alle amministrative potrebbe favorire l’integrazione, ma solo nella prospettiva della nuova cittadinanza e solo se è chiaro a tutti il principio che ai diritti corrispondono i doveri”. Voto amministrativo, dunque, e riforma della cittadinanza.

A questo proposito, il 16 dicembre scorso è cominciato in commissione Affari costituzionali della Camera l’esame degli otto testi di riforma della la legge 91 del 1992. Spaccato il fronte politico. Da una parte la maggioranza, che per l’accesso alla cittadinanza chiede ancora dieci anni di residenza e una verifica della conoscenza della cultura italiana; dall’altra il Pd, che invece propone di portare gli anni di residenza a cinque.

Source: http://www.repubblica.it/2008/10/sezion … opoli.html

November 4, 2008

Cervelli G2 in fuga – Where to escape?

Filed under: Uncategorized — AHimsa @ 8:15 pm
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Quanti di voi si pongono la domanda: E domani cosa faccio? Dove sarò? In che condizioni? A quali condizioni?

Io, ultimamente, queste domande me le pongo tutti i maledettissimi giorni. Fantasticare sul futuro è il mio passatempo migliore, un futuro migliore del presente, nel quale rifugiarsi, sperando di essere più forti, un domani, di avere più energie e risorse da spendere per favorire il cambiamento positivo di cui le persone che ci circondano, questo Stato e il mondo intero hanno bisogno. Più energie di quante ne ho oggi. Più risorse (culturali, essenzialmente) di oggi. Più pazienza e più speranza, forse, di oggi.

Per questi motivi non sò se chiamarla fuga, perchè alla fine non sai mai da cosa scappi, se dal mondo o da te stesso. Forse da entrambi.

So, what will you do?

Il bisogno che sento è quello di formarmi, di crescere (sì, più di adesso, perchè non si finisce mai…e bisogna ogni volta ricominciare daccapo…), e di farlo in un contesto – fisico, mentale, territoriale, sociale, e tutto quello che volete – diverso, auspicando che sia migliore, che offra più stimoli, che apra più porte di quante ne presenta sbarrate.

E’ una inquietudine. Forse riuscite a notarlo.
Perchè non accontentarsi di essere una persona “normale” che vive una vita “normale” e che nella sua vita vuole fare cose “normali”?
Ovviamente perchè questa normalità ce l’hanno portata via.

E noi – almeno per me è così – siamo costretti a dimostrare (a chi poi? a noi stessi?) di meritare quella normalità, anzi, di meritare di più, e quindi non siamo disposti ad accontentarci e chinare la testa, facendo una vita da schienabagnata….e pur di avere quella ca**o di normalità siamo disposti a…sì, a scappare da quella ca**o di normalità.

Uscendo da contorti arzigoggoli mentali, che come da definizione non portano mai a niente, e tornando al Where to escape, ho trovato questo interessante sito con un sacco di classifiche sulle migliori università del mondo. Sono divise anche per settori e materie, per paesi e tanti altri indicatori.

Ad esempio, nella classifica generale delle migliori università, la prima università Italiana è quella di Bologna e sta al 192° posto, declassata dal 173° del 2007.
Prima dell’Italia ci sono università di paesi come, solo per fare qualche esempio comparativo, Francia (28), Hong Kong (39), Irlanda (49), Cina (50), Singapore (77), Israele (93), Korea del Sud (95), Taiwan (124), Messico (150), India (154), SudAfrica (179), Spagna (186) e via dicendo…
Su Wikipedia, a questo link (http://en.wikipedia.org/wiki/Academic_Ranking_of_World_Universities), c’è una graduatoria delle migliori 100 università, e La Sapienza di Roma nel 2006 era al 100° posto, e dopo passa oltre. Sull’altro sito è al 205° posto.

Si lò, ci siete rimasti male.
Il Brazile, la Grecia e l’Argentina vengono immediatamente dopo di noi…dopo questa riforma Tremonti-Gelmini ci passeranno davanti pure loro.

Tra le Università migliori in Europa, quella di Bologna sta al 72° posto.

Nella classifica per paesi, sul “National System Strength Rankings”, secondo alcuni parametri, l’Italia sta al 12° posto, dopo Korea del Sud, Giappone, Olanda, Svezia, Svizzera, Francia, ecc.

Il sito è questo: http://www.topuniversities.com

Mi sono sbizzarrito nella consultazione; ma c’è molto altro oltre alle classifiche; trovate anche informazioni sui sistemi universitari di molti paesi, con i link ai siti delle università, e tanto altro.

Ad esempio, in tutti i paesi anglosassoni e del commonwealth (pure molti del nord Europa) le tasse per gli studenti stranieri sono più alte (spesso più del doppio) di quelle per i residenti. Stati Uniti, Regno Unito, Australia, ecc. le tasse sono mooooolto salate!!!
La Francia invece, che ci precede lungamente con la sua École Normale Supérieure (28) e l’École Polytechnique (34), ha tasse bassissime (più basse di quelle italiane) e della stessa entità per studenti francesi e stranieri.

Dopo tutte queste chicche, ciò che auspico da questa discussione è che si condividano informazioni sullo studiare all’estero, e riflessioni sui cervelli in fuga, sui perchè e i percome della fuga, sul bisogno di dosi massicce di speranza in endovena.


AHimsa

Riporto questo post da una discussione iniziata qualche giorno fa sul forum della Rete G2 Seconde Generazioni. Everyone’s envited! :
http://www.secondegenerazioni.it/forum/viewtopic.php?f=22&t=1521&p=10316#p10316

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