μέτοικος

February 8, 2009

DOSSIER CARITAS/MIGRANTES: UNA GUIDA ALL’ACCOGLIENZA

Filed under: Uncategorized — AHimsa @ 3:17 pm
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OTTOBRE 2008 – In un paese in cui gli immigrati regolari si aggirano tra i tre milioni e 800.000 e i quattro milioni, ovvero il 6-7% dell’intera popolazione, la logica dei numeri “esige un cambiamento di mentalità e l’adozione di politiche realistiche e più aperte, superando l’avversione aprioristica verso la diversità”, poiché “è l’ambito delle politiche di integrazione il banco di prova della capacità della classe dirigente di un paese chiamato ad affrontare il tema delle migrazioni”: lo affermano monsignor Vittorio Nozza, monsignor Piergiorgio Saviola e monsignor Guerino Di Tora, rispettivamente direttori di Caritas Italiana, Fondazione Migrantes e Caritas diocesana di Roma, nell’introduzione al XVIII “Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes”. Il rapporto annuale, presentato a Roma e in diverse città italiane – e che costituisce da anni un documento imprescindibile per capire in maniera documentata, lucida e onesta il fenomeno dell’immigrazione in Italia – sottolinea che gli immigrati nel nostro paese “sono uno ogni 15 residenti, quasi 800.000 minori, più di 600.000 studenti, più di 450.000 persone nate sul posto, più di 300.000 diventati cittadini italiani dal 1996 e oltre 150.000 imprenditori”, dati che se confrontati con quelli del 2000 costituiscono “quasi un raddoppio”: la prima collettività – raddoppiata in due anni – è quella romena (625.000 residenti e quasi un milione di presenze regolari) seguita da quella albanese (402.000) e marocchina (366.000), mentre poco al di sotto delle 105.000 unità si collocano le collettività cinese e ucraina. Dal dossier si apprende inoltre che “gli immigrati hanno un tasso di attività (73%) di 12 punti più elevato degli italiani e sono creatori di ricchezza”, concorrono infatti per il 9% alla creazione del Pil, oltre a costituire “una popolazione giovane, che per l’80% è composta da persone al di sotto dei 45 anni”. Il tasso di fecondità delle donne straniere è in grado di assicurare il ricambio della popolazione (2,51 figli per donna), a differenza di quanto avviene tra le italiane (1,26 figli in media). Nel 2006 il 10% dei matrimoni celebrati in Italia ha riguardato coppie miste. Proseguendo nella lettura del documento, si apprende inoltre che “circa il 10% degli immigrati sono proprietari di case: nel 2007 hanno acquistato 120 mila immobili; parlano più di 150 lingue, fonte di cultura e anche di scambi commerciali mentre sono 146 le testate in lingua, tra giornali, radio e televisione, con circa 800 operatori”. Inoltre, il rapporto evidenzia che essi “assicurano un contributo economico rilevante ai paesi d’origine tramite le rimesse, ammontate, nell’anno 2007, a 337 miliardi di dollari”. In questo quadro – concludono gli autori del rapporto – espressioni del tipo “tolleranza zero sono più che abusate nel nostro paese, in cui l’inerzia dell’azione politica ha creato pericolose derive sociali”, mentre sarebbe preferibile parlare di “legalità, di impegno rigoroso per fare osservare le leggi e di senso di giustizia solidarietà nella loro formulazione”. Il “pacchetto sicurezza” – scrivono ancora i tre direttori – “non esaurisce le politiche migratorie e neppure ne è la parte rilevante; vi sono aspetti importanti relativi al lavoro e all’integrazione sui quali da tempo segniamo il passo, ripetendo impostazioni inconcludenti”

- “È tempo che in Italia si cominci a parlare seriamente di “pacchetto integrazione”; è quello che la situazione richiede e ciò che chiede anche la maggioranza degli immigrati che vive e lavora onestamente e si sente ignorata”: così Franco Pittau, Coordinatore del Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes sottolinea alla MISNA la contraddizione insita in un approccio che, dati alla mano, “dà un’enfasi eccessiva alla questione della sicurezza” davanti a un fenomeno che ha bisogno di essere affrontato nel complesso con politiche sociali. “I dati demografici dimostrano che la presenza dei migranti in Italia è un fenomeno strutturale e inarrestabile, che ha da tempo trovato le sue vie di inserimento nel lavoro e nella vita di tante famiglie, a beneficio del paese. La legalità è un principio fondamentale, e chi delinque va punito, ma c’è la maggioranza onesta che si chiede perché non riceve altrettanta attenzione” continua Pittau. Altri dati sollevano forti perplessità: “il fondo per le politiche per l’integrazione è di appena 5 milioni di euro per tutte le regioni d’Italia” continua l’interlocutore, “mentre in Spagna è di 300 milioni e in Germania di 750 milioni. Come ci si può aspettare una società ben integrata se non si investe in questo progetto?”. Di contro, sottolinea Pittau, il governo per il biennio 2008-2010 ha stanziato 535 milioni di euro per la gestione dei centri di prima accoglienza e di identificazione: “Si tratta di 178 milioni l’anno, 36 volte di più di quanto si stanzia per l’integrazione, e questo per un problema che riguarda 10-15.000 persone l’anno”. Servizi sociali e sanitari pensati sulle esigenze dei migranti, più mediatori culturali nelle strutture pubbliche, sostegno all’associazionismo, investimenti nella scuola incluse scuole di italiano, e sfoltimento della burocrazia, che rallenta tanti processi di integrazione, sono gli esempi fatti da Pittau di argomenti a cui si dovrebbe dare più attenzione e risorse. Ma c’è da salvare anche ciò che è stato finora fatto dalle strutture pubbliche e dalla società civile nel campo dell’integrazione; Caritas e Fondazione Migrantes auspicano “il superamento del ‘complesso di Penelope’ – si legge nel Dossier Statico immigrazione 2009 presentato a Roma – che porta lo schieramento politico maggioritario a disfare quanto fatto in precedenza, senza che così possa nascere un minimo comune denominatore libero da logiche ideologiche o partitiche”. Secondo i due organismi ecclesiali, non è la ‘sicurezza’ ma sono “le politiche di integrazione il vero banco di prova degli interventi governativi in questo settore”.

Fonte: www.misna.org

February 6, 2009

IMMIGRAZIONE : I MISSIONARI BOCCIANO LA NORMA DEL GOVERNO

“Una ferita ai diritti delle persone immigrate e un pericolo per la salute degli stessi immigrati e dei cittadini tutti. Così giudichiamo la revoca della legge che impediva ai medici di denunciare gli immigrati clandestini che si rivolgono per cure alle strutture sanitarie e perciò esprimiamo la nostra indignazione”: è questo il commento con cui i missionari italiani “bocciano” senza appello la norma del governo approvata ieri al Senato. In una nota, intitolata “Prima malati che clandestini”, diffusa in serata dalla Federazione Stampa Missionari Italiana (Fesmi) e firmata dalla Commissione Giustizia e Pace della Conferenza degli Istituti Missionari Italiani si legge ancora: “La decisione adottata dal governo (che va ad aggiungersi a quella di rendere la clandestinità un “crimine”) costituisce un fatto grave, per di più in un momento delicato come l’attuale in cui al legislatore sono chiesti saggezza, equilibrio e lungimiranza. L’esigenza legittima di garantire l’ordine pubblico e la sicurezza non può mai far sì che siano calpestati i diritti delle persone. Una scelta di questo tipo non fa che aggravare un clima già pesante, che vede gli immigrati più vulnerabili che mai e tende a esasperare le contrapposizioni, invece di favorire l’integrazione”. Secondo i missionari, “il provvedimento in questione, inoltre, si rivela miope in quanto a tutela della salute pubblica, dal momento che scoraggia di fatto gli immigrati che necessitano di cure e non hanno i documenti in regola, allontanandoli da ospedali e ambulatori. Il rischio che si diffondano malattie e che, contemporaneamente, si alimenti un mercato della salute parallelo è tutt’altro che teorico”. Nella nota i missionari italiani “condannano con forza l’operato del governo” e auspicano che la norma in questione sia ritirata al più presto, chiedendo “soprattutto che cambi l’approccio culturale a una questione come l’immigrazione”. “Noi, che in Africa, Asia e America Latina siamo stati immigrati, abbiamo ricevuto calore e accoglienza e abbiamo sperimentato la possibilità concreta di reciproco rispetto e condivisione di valori, tradizioni e ricchezze spirituali al di là di differenze etniche, culturali e religiose. Un popolo e uno Stato che si riconoscono nei valori della Costituzione non possono rinunciare ad avvicinare l’immigrato – regolare e clandestino – innanzitutto come una persona, con diritti e doveri. In caso contrario, stiamo scivolando a grandi passi verso la barbarie” scrivono in conclusione i missionari.[MZ]

Source: www.misna.org

January 28, 2009

Abbiamo i soldi, ora i soldati!

Filed under: Uncategorized — AHimsa @ 2:03 pm
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Abbiamo i soldi dall’Unione Europea!
E non c’è neanche bisogno di farci pagare ancor più tasse per rinnovare il permesso!
I soldi! L’UE!
Possiamo usarli per stare tutti al sicuro!
Un poliziotto, un carabiniere..ma che dico, un soldato per ogni immigrato!
[ Anch'io ne voglio uno! ]
Deve vegliare sull’incolumità delle mie potenziali vittime!
E deve farmi desistere dal cedere all’istinto animale e alla violenza che mi/ci caratterizza!

Ma chi e cosa vogliamo integrare?
Prevenire!
E’ meglio!
Metti che un domani non abbiamo i soldi?  : – /

Fondi Ue, 167 milioni all’Italia per politiche dell’immigrazione

BRUXELLES - La Commissione Ue ha stanziato complessivamente circa 167 milioni di euro a favore dell’Italia, fino al 2013, per la gestione di politiche legate all’immigrazione: settantuno milioni milioni per il periodo 2008-2013, nell’ambito del fondo europeo per i rimpatri, e altri 96, per il periodo 2007-2013, nell’ambito del fondo europeo per l’integrazione di cittadini extraeuropei.La commissione ha anche adottato il primo programma annuale per il 2008, per il finanziamento di progetti quali la mappatura delle principali comunità di immigrati in Italia, i programmi di rimpatrio volontario assistito e l’organizzazione di voli charter di rimpatrio in cooperazione con altri stati Ue e l’agenzia europea Frontex. Il fondo europeo per i rimpatri fa parte di un pacchetto di quattro fondi per promuovere una equa ripartizione delle responsabilità nella gestione dei flussi migratori fra paesi Ue e istituisce un meccanismo di solidarietà finanziaria fra stati per la gestione dei rimpatri, dando la preferenza ai ritorni volontari.

Per quanto riguarda invece i 96 milioni nell’ambito del fondo europeo per l’integrazione di cittadini extraeuropei, tra i progetti finanziati dai programmi annuali 2007 e 2008 in Italia figurano programmi innovativi di integrazione anche per i giovani, un portale multilingue sull’immigrazione e misure per migliorare l’accesso degli immigrati al mercato del lavoro del paesi d’origine.

(ANSA)

(23 gennaio 2009)

ps: Scusate. Mi sono lasciato un po’ andare…

January 9, 2009

La crisi? Noi la paghiamo…

Parere favorevole di governo e relatori a due norme volute dal carroccio
agli immigrati saranno chiesti cinquanta euro per il rinnovo del documento

Dl anticrisi, sì a emendamento Lega
stangata sui permessi di soggiorno

Prevista anche una fideiussione di diecimila euro per gli stranieri che chiedono partita iva
Il Pd: “Il decreto si sta risolvendo in un contenitore di misure discriminatorie”

ROMA - Una tassa di 50 euro per il rilascio o il rinnovo dei permessi di soggiorno agli stranieri. E’ quanto prevede un emendamento della Lega al dl anticrisi che ha avuto il parere favorevole del governo e dei relatori. Il gettito, è scritto nell’emendamento, verrà destinato ai Comuni di residenza dei cittadini stranieri e utilizzato per l’attuazione di politiche di sostegno alle famiglie (italiane) e per il controllo del territorio.

Giulio Calvisi del Pd ha sottolineato come il decreto anticrisi “si sta risolvendo in un contenitore di misure discriminatorie”. Ed è destinato a sollevare forti polemiche anche un altro emendamento, sempre firmato Lega e che, anche in questo caso, ha ottenuto il parere favorevole di governo e relatori con il quale viene introdotta una fideiussione di diecimila euro a carico dei lavoratori extracomunitari che aprono una partita iva.

Bastano pochi numeri per documentare il numero enorme di persone interessate a questo provvedimento: secondo una ricerca commissionata dal Cnel e realizzata dal Creli, il Centro per le ricerche di economia del lavoro e dell’industria, solo negli ultimi 5 anni le imprese con titolari extracomunitari sono aumentate del 20%; nel biennio 2006/07 si sono avuti quasi 17 mila nuovi iscritti stranieri alle Camere di Commercio, gran parte lavoratori dipendenti passati al lavoro autonomo.

E il fenomeno è in crescita. Nel 2007, il dato è di Unioncamere, sono diventate 225.408 le imprese con un immigrato al comando, (+8%). Le nuove imprese sono quasi tutte nel Centro-Nord e la provincia con l’aumento maggiore, +19,2%, è Rovigo. Tra le prime dieci province ci sono Lodi, Como, Rieti, Pavia; l’unica meridionale è Enna. Roma registra la crescita maggiore: 1.478 in più rispetto al 2006. Dietro la capitale ci sono Torino e Milano, Napoli è tra le prime dieci. Ultime Pordenone, Isernia e Massa Carrara. Il Paese più rappresentato è la Cina (6.929 nuove iscrizioni) poi Marocco e Albania.

Source: http://www.repubblica.it/2008/12/sezioni/cronaca/immigrati-2/dl-lega/dl-lega.html?rss


Parere negativo all’emendamento del Carroccio che prevedeva di far pagare
50 euro agli extracomunitari. Salta anche quello sull’apertura di partita Iva degli immigrati

Permessi, dal governo no alla tassa
La Lega: “Legge già votata in Senato”

Berlusconi: “Mio il no agli emendamenti in tema immigrazione”

ROMA – Scontro aperto in maggioranza sulla tassa sui permessi di soggiorno proposta dalla Lega e bocciata oggi dal governo. Il Carroccio protesta spiegando che il principio è stato già approvato in Senato nel decreto sicurezza. Da Cagliari il premier Silvio Berlusconi rivendica come sua la decisione di fermare gli emendamenti sull’immigrazione accusando però i giornalisti di fare “disinformazione” nell’evidenziare frizioni con la Lega Nord all’interno di maggioranza e governo.

No del governo. Alla ripresa dei lavori sul decreto legge anticrisi questa mattina la Camera ha dato parere negativo sull’emendamento del Carroccio che prevedeva una imposta di 50 euro per il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno agli extracomunitari. L’emendamento, a firma Claudio D’Amico, era stato accantonato in attesa di riformulazione prima che l’esecutivo esprimesse parere contrario durante la riunione mattutina delle commissioni Bilancio e Finanze della Camera impegnate a esaminare il decreto legge 185.

Berlusconi: mio lo stop. “Quando ho conosciuto il senso dell’emendamento – ha detto Berlusconi ai giornalisti a Cagliari, spiegando come si è arrivati al no del governo agli emendamenti della Lega – ho immediatamente dichiarato di essere contrario. Era una proposta che non era stata fatta al tavolo del governo e quando l’abbiamo conosciuta ho di mio pugno firmato il no, consegnandolo alla mia segreteria, che subito ne ha informato i nostri parlamentari. Anche i rappresentanti del governo in commissione lo hanno accantonato, per non dire immediatamente no a una componente importante della maggioranza. Ma eravamo tutti d’accordo”.

Lega: tassa già votata in Senato. Pronta è arrivata la replica della Lega: “Sono stupito dalla reazione di alcuni esponenti della maggioranza – ha affermato il capogruppo Roberto Cota – perché il principio della tassa sul permesso di soggiorno, oltre a essere giusto e previsto in diversi paesi europei, era già stato discusso e votato dalla maggioranza con il parere favorevole del governo in Senato, addirittura prevedendo un importo di 200 euro, ed è inserito nel testo del decreto legge sicurezza licenziato dalle commissioni. Abbiamo solo voluto presentarlo come emendamento al decreto anticrisi per anticiparne gli effetti”.
Ritirato emendamento partita Iva. Come previsto, intanto, questa mattina non è andato ai voti l’emendamento, sempre del Carroccio, che prevedeva una fideiussione di 10mila euro da parte delle società o da parte dei cittadini stranieri non comunitari intenzionati ad aprire una partita Iva. Anche su questo il governo era pronto a dare parere negativo, e la Lega ha deciso di ritirare il provvedimento relativo all’apertura di attività economiche.

Avvenire: imposta su cittadini speciali. Proprio oggi il quotidiano dei vescovi Avvenire ha criticato in una nota la proposta della Lega, prima sostenuta dal governo e poi sconfessata, di far pagare una tassa di 50 euro agli immigrati che chiedono la concessione o il rinnovo del permesso di soggiorno. “Non basta pagare le imposte come viene richiesto a ogni cittadino – ha scritto Avvenire. “Alcuni sono tenuti a pagarle con una maggiorazione, come fossero cittadini ’speciali’ e destinati a restare tali”.”Se il provvedimento ricevesse l’approvazione del parlamento – ha concluso – sarebbe un bello scherzo con gli spiccioli dell’integrazione”.

Source: http://www.repubblica.it/2008/12/sezioni/cronaca/immigrati-2/no-tassa/no-tassa.html?rss


Per chi non lo sapesse gli immigrati pagano già una cifra salata per rilasci e rinnovi dei permessi: 72€ circa, ed il rinnovo ormai è diventato annuale (mentre la validità di ogni permesso si è ridotta a pochi mesi, poichè soppiantato nella sostanza dal “cedolino” delle poste). Per una famiglia di 4 persone fanno 288€ (annue, spesso).
Per gli studenti maggiorenni che non possono dimostrare di essere a carico dei genitori (chi ad esempio, come il sottoscritto, in estate fa qualche lavoretto in regola) bisogna aggiungere circa 100€ per una assicurazione privata oppure 150€ per avere il libretto sanitario (ed un medico).

Per chi non lo sapesse la social card si applica ai soli cittadini italiani.

Tra un mesetto – forse – avrò il mio permesso, dopo un’atteso di rinnovo durata solo un anno e 3 mesi; quasi sicuramente avrà una validità di pochi mesi, così prevedo che per questa estate dovrò rinnovarlo nuovamente, ed avrò il piacere e l’onore di pagare la mia fetta di crisi, al popolo italiano; io che non posso votare e che non ho eletto questi soggetti che si preoccupano così tanto della mia sorte e delle mie tasche, soggetti che forse anche contribuito a creare questa crisi e sicuramente non sono in grado di fare alcunchè per domarla.
ps: al Governo qualcuno si sta accorgendo che c’è un limite a tutto, e non posso che felicitarmi di questo.

December 2, 2008

Non ridere, non piangere, non giocare

Filed under: Uncategorized — AHimsa @ 11:54 pm
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«Non ridere, non piangere, non giocare»
I 30 mila piccoli italiani illegali in Svizzera
Quando Berna ostacolava i ricongiungimenti familiari dei nostri emigranti. E i mariti assumevano le mogli come domestiche per farle arrivare

Le mogli e i bambini degli immigrati? «Sono braccia morte che pesano sulle nostre spalle. Che minacciano nello spettro d’una congiuntura lo stesso benessere dei cittadini. Dobbiamo liberarci del fardello». Chi l’ha detto: qualche xenofobo nostrano contro marocchini o albanesi? No: quel razzista svizzero di James Schwarzenbach. Contro gli italiani che portavano di nascosto decine di migliaia di figlioletti in Svizzera. E non nell’ 800 dei dagherrotipi: negli anni Settanta e Ottanta del ‘900.

La casa del fanciullo a Domodossola. Foto del 1974
La casa del fanciullo a Domodossola. Foto del 1974
Quando Berlusconi aveva già le tivù e Gianfranco Fini era già in pista per diventare il leader del Msi. Per questo è stupefacente la rivolta di un pezzo della destra contro la sentenza della Cassazione, firmata da Edoardo Fazzioli, che ha assolto l’immigrato macedone Ilco Ristoc, denunciato e processato perché non si era accontentato di portare in Italia con tutte le carte in regola (permesso di soggiorno, lavoro regolare, abitazione decorosa) solo la moglie e il bambino più piccolo ma anche la figlioletta Silvana, che aveva 12 anni. Cosa avrebbe dovuto fare: aspettare di avere un giorno o l’altro l’autorizzazione ulteriore e intanto lasciare la piccola in Macedonia? A dodici anni? Rischiando addirittura, al di là del trauma, il reato di abbandono di minore? Macché. Il leghista Paolo Grimoldi, indignato, si è chiesto «se la magistratura sia ancora un baluardo della legalità oppure il fortino dell’eversione».

E la forzista Isabella Bertolini ha bollato il verdetto come «un’altra mazzata alla legalità» e censurato la «legittimazione di un comportamento palesemente illegale». Lo «stato di necessità» previsto dalla legge e richiamato dalla suprema Corte, a loro avviso, non è in linea con le scelte del Parlamento. L’uno e l’altra, come quelli che fanno loro da sponda, non conoscono niente della grande emigrazione italiana. Niente. Non sanno che larga parte dei nostri emigrati, almeno quattro milioni di persone, è stata clandestina. Lo ricordano molte copertine della Domenica del Corriere, il capolavoro di Pietro Germi «Il cammino della speranza», decine di studi ricchi di dettagli (tra cui quello di Simonetta Tombaccini dell’Università di Nizza o quello di Sandro Rinauro sulla rivista «Altreitalie» della Fondazione Agnelli) o lo strepitoso reportage in cui Egisto Corradi raccontò sul Corriere d’Informazione del 1947 come aveva attraversato il Piccolo San Bernardo sui sentieri dei «passeur» e degli illegali. Non conoscono storie come quella di Paolo Iannillo, che fu costretto ad assumere sua moglie come domestica per portarla a vivere con lui a Zurigo. Ma ignorano in particolare, come dicevamo, che la Svizzera ospitò per decenni decine di migliaia di bambini italiani clandestini. Portati a Berna o Basilea dai loro genitori siciliani e veneti, calabresi e lombardi, a dispetto delle leggi elvetiche contro i ricongiungimenti familiari.

Leggi durissime che Schwarzenbach, il leader razzista che scatenò tre referendum contro i nostri emigrati, voleva ancora più infami: «Dobbiamo respingere dalla nostra comunità quegli immigrati che abbiamo chiamato per i lavori più umili e che nel giro di pochi anni, o di una generazione, dopo il primo smarrimento, si guardano attorno e migliorano la loro posizione sociale. Scalano i posti più comodi, studiano, s’ingegnano: mettono addirittura in crisi la tranquillità dell’operaio svizzero medio, che resta inchiodato al suo sgabello con davanti, magari in poltrona, l’ex guitto italiano». Marina Frigerio e Simone Burgherr, due studiosi elvetici, hanno scritto un libro in tedesco intitolato «Versteckte Kinder» (Bambini nascosti) per raccontare la storia di quei nostri figlioletti. Costretti a vivere come Anna Frank. Sepolti vivi, per anni, nei loro bugigattoli alle periferie delle città industriali. Coi genitori che, terrorizzati dalle denunce dei vicini, raccomandavano loro: non fare rumore, non ridere, non giocare, non piangere. Lucia, raccontano Burgherr e la Frigerio, fu chiusa a chiave nella stanza di un appartamento affittato in comune con altre famiglie, per una vita intera: «Uscì fuori per la prima volta quando aveva tredici anni». Un’altra, dopo essere caduta, restò per ore ad aspettare la mamma con due costole rotte. Senza un lamento. Trentamila erano, a metà degli anni Settanta, i bambini italiani clandestini in Svizzera: trentamila. Al punto che l’ambasciata e i consolati organizzavano attraverso le parrocchie e certe organizzazioni umanitarie addirittura delle scuole clandestine. E i nostri orfanotrofi di frontiera erano pieni di piccoli che, denunciati dalla delazione di qualche zelante vicino di casa, erano stati portati dai genitori appena al di qua dei nostri confini e affidati al buon cuore degli assistenti: «Tenete mio figlio, vi prego, non faccio in tempo a riportarlo a casa in Italia, è troppo lontana, perderei il lavoro: vi prego, tenetelo». Una foto del settimanale Tempo illustrato n. 7 del 1971 mostra dietro una grata alcuni figli di emigranti alla Casa del fanciullo di Domodossola: di 120 ospiti una novantina erano «orfani di frontiera». Bimbi clandestini espulsi. Figli nostri. Che oggi hanno l’età di Grimoldi e della Bertolini.

Dicono: la legge è legge. Giusto. Ma qui il principio dei due pesi e delle due misure nella Costituzione non c’è. E la realtà dice che almeno un milione di italiani vivono oggi in condizioni di sovraffollamento nelle sole case popolari senza essere, come è ovvio, colpiti da alcuna sanzione: non si ammanettano i poveri perché sono poveri. A un immigrato regolare e a posto con tutti i documenti che sogna di farsi raggiungere dalla moglie e dai figli esattamente come sognavano i nostri emigrati, la nuova legge chiede invece non solo di dimostrare un reddito di 5.142 euro più altri 2.571 per la moglie e ciascuno dei figli ma di avere a disposizione una casa di un certo tipo. E qui la faccenda varia da regione a regione. In Liguria ad esempio, denuncia l’avvocato Alessandra Ballerini, in prima linea sui diritti degli immigrati, occorre avere una stanza per ogni membro della famiglia con più di 14 anni più un vano supplementare libero (esempio: il salotto) più la cucina e più i servizi igienici. Il che significa che una famiglia composta da padre, madre e quattro figli adolescenti dovrebbe avere una casa con almeno sei stanze. Quanti italiani hanno la possibilità di vivere così? Quando vinse la Coppa dei Campioni, coi soldi dell’ingaggio e del premio per la coppa, Gianni Rivera comprò un appartamento a San Siro. Il papà e la mamma dormivano nella camera matrimoniale, il fratello nella cameretta e lui in un divano letto in salotto. Se invece che di Alessandria fosse stato di Belgrado, sarebbe stato fuorilegge. Ed era Gianni Rivera. Il campione più amato da un’Italia certo più povera. Ma anche più serena di adesso.

Fonte:http://www.corriere.it/cronache/08_dice … aabc.shtml

November 29, 2008

Il peso sociale

Filed under: Uncategorized — AHimsa @ 10:17 pm
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ROMA, 28 novembre 2008 – Sta facendo discutere molto l’idea dell’assessore all’assistenza sociale della giunta leghista di Spresiano che ha proposto un bonus di 2.000 euro agli immigrati rimasti senza lavoro disposti a lasciare il paese anziché ‘pesare’ sulle casse comunali.

Una proposta-provocazione – dice l’assessore Manola Spolverato – per far fronte al bilancio sempre più risicato del Comune e alla crisi economica. “Siamo disposti a dare 2.000 euro a famiglia purché vadano ad abitare altrove: ci costa meno che garantire i contributi alle famiglie in difficoltà – spiega l’assessore sulla stampa locale – Non è possibile che il Comune si trovi costretto a mantenere a proprie spese gli immigrati che, pur avendo perso il posto di lavoro, continuano ad avere il permesso di soggiorno valido“.

Secondo l’assessore leghista, infatti, ridurre i flussi in entrata può far diminuire la fetta di disoccupati, ma é necessario aumentare anche i flussi in uscita per famiglie senza reddito costrette a vivere di stenti. La proposta arriva dopo l’altra iniziativa dell’amministrazione di Spresiano, che qualche settimana fa aveva annunciato l’erogazione di contributi comunali riservati alle famiglie in cui entrambi i coniugi parlano italiano.

ALLA LEGA L’IDEA PIACE
“Chiederò di estendere l’iniziativa dell’amministrazione di Spresiano a tutti i comuni trevigiani amministrati dal Carroccio”. Gianantonio Da Re, consigliere regionale e segretario provinciale trevigiano del Carroccio, plaude all’idea del bonus da 2000 euro.

Chi rimane senza una occupazione rappresenta solamente un costo per la nostra società – afferma l’esponente della Lega – Il problema della disoccupazione toccherà un numero sempre maggiore di cittadini con l’avanzare della crisi nei prossimi tempi”. Per Da Re “é doveroso che le amministrazioni comunali aiutino dapprima la propria gente, quella che da anni vive sul territorio. Ben venga quindi l’idea di dare agli stranieri la possibilità di avere un assegno di ‘buona uscita’ se decideranno di andarsene a casa loro“.

Daccordo con l’iniziativa di Spresiano si dice anche il vice presidente della giunta regionale, Franco Manzato (Lega) secondo il quale “il Veneto è al collasso, non ce la fa più a sopportare il peso sociale di centinaia di migliaia di immigrati disoccupati“. Per Manzato tuttavia ciò che il Conmune di Spresiano vorrebbe fare “é pienamente nei poteri del sindaco, senza bisogno di dover pagare per allontanare gli stranieri non più in grado di mantenersi”. Manzato ricorda in proposito la norma comunitaria – cui ha fatto riferimento per esempio il sindaco di Cittadella – che prevede “la libera circolazione nel territorio solo per chi ha un reddito di almeno 5000 euro e non grava sulla spesa sociale”.

Fonte: http://www.stranieriinitalia.it

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