μέτοικος

November 24, 2008

Repubblica Democratica del Congo: quadro generale

Filed under: Uncategorized — AHimsa @ 11:06 am
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PADRE CATTANI: UN’ILLUMINANTE VISIONE D’INSIEME

“La guerra in Nord Kivu ha radici profonde che portano tutte a una lotta per il controllo delle risorse minerarie e che poco hanno a che fare con l’elemento etnico”: lo afferma padre Loris Cattani, missionario saveriano con otto anni di esperienza in Kivu, a Bukavu, da qualche tempo tornato in Italia a Parma. Il sottosuolo del Kivu è ricco di risorse preziose, il coltan in particolare, un minerale impiegato per la produzione di quei chip elettronici che servono per far funzionare computer, telefoni portatili e altre recenti innovazioni tecnologiche. “In Congo – prosegue padre Cattani raggiunto dalla MISNA a Parma – esistono 450 gruppi linguistici, solo nella zona del Kivu dove io ho operato sono almeno 15; la gente del paese è abituata a convivere in comunità eterogenee, dove tante sono anche le religioni e le sette, ma dove non sono mai mancati i matrimoni misti e le forme di vita comunitaria”. Se è “semplice” identificare nelle ingenti ricchezze del sottosuolo le cause del conflitto, più complesso è dare una spiegazione ai periodi di ciclica violenza che interessano queste regioni e che hanno causato centinaia di migliaia di sfollati. “Negli ultimi 15 anni ci sono state tre guerre – prosegue padre Cattani – e ognuna di queste ha man mano complicato il quadro generale; c’è stata quella del 1996-97 con protagonista Laurent Désiré Kabila, il padre dell’attuale presidente congolese Joseph Kabila; c’è stata quella del 1998-2003 con in prima fila il Rassemblement congolais pour la démocratie (Rcd-Goma) guidato da Kin-Kiey Mulumba; c’è infine l’attuale confronto tra esercito e Congresso nazionale per la difesa del popolo (Cndp) dell’ex-generale Laurent Nkunda”. Ma che si tratti di reale confronto armato tra Nkunda ed esercito, padre Cattani ha qualche dubbio; o, meglio, ciò che appare non è necessariamente il reale stato di cose. “Innanzitutto – aggiunge il missionario saveriano – bisognerebbe ricordare la lunga storia di Nkunda che già nel 1990-94 combatteva a fianco dell’attuale capo di stato ruandese, Paul Kagame; rientrato in Congo, Nkunda entra nel Rdc-Goma e alla fine della guerra viene nominato generale e forse, ma non è certo, gli viene proposta la carica di comandante della regione militare del Kivu che lui avrebbe però rifiutato. Di lì, nel 2004, attacca Bukavu, poi si ritira nel Masisi, quindi si ritira da qualunque accordo di pace prospetti un riposizionamento delle sue truppe in altre zone del Congo. Arrivando ai nostri giorni, ci sono alcuni fatti indiscutibili che permettono di trarre poi alcune conclusioni. Il primo riguarda gli attuali vertici militari di Kinshasa e in particolare della regione militare del Kivu: si tratta di militari che avevano combattuto insieme a Nkunda nelle file del Rdc-Goma; difficilmente adesso potrebbero realmente combattere contro di lui. Il secondo: la corruzione nell’esercito di Kinshasa e nelle rappresentanze politiche è diffusa e gioca molto spesso a favore di Nkunda. Il terzo: nei mercati di Kisangani, i commercianti vendono le razioni alimentari destinate all’esercito di stanza in Kivu che non riceve da tempo anche gli stipendi; ecco perché spesso vediamo i soldati razziare i villaggi e saccheggiare le abitazioni civili”. A ricevere regolarmente i loro stipendi sono invece i ribelli del Cndp, generalmente anche meglio equipaggiati: “Nkunda paga i suoi uomini grazie allo sfruttamento delle miniere del Kivu, ma ci sono elementi che fanno credere che parte delle paghe destinate ai soldati governativi finisce nelle tasche dei ribelli. Connivenze che spazzano ulteriormente via le tesi di un conflitto etnico”. Il Congo è, secondo padre Cattani, uno scacchiere nel quale la posta in palio sono le miniere, ma nel quale ci sono protagonisti che giocano su più livelli. “A un piano nazionale, a sfruttare illegalmente i giacimenti sono i ribelli, ma sono anche i militari, i politici, perfino i commercianti di Goma. Non serve molto tempo per vedere i tanti piccoli aerei che fanno la spola tra il Rwanda e piccole piste in mezzo alla foresta. E a trafficare con il Rwanda non sono semplicemente i ribelli del Cndp che qualcuno vuole solo tutsi e quindi vicini a Kagame, ma anche gli hutu delle Forze democratiche per la liberazione del Rwanda (Fdlr), i mayi-mayi, i politici: tutti uniti nel saccheggiare le risorse nazionali a scapito delle casse pubbliche e degli interessi della popolazione. Su un piano internazionale, ci sono le responsabilità del Rwanda dove Nkunda trova anche ex-militari da arruolare nelle sue milizie e sostegni politici; altri sostegni questo ex-generale li trova in Uganda, ma anche in Inghilterra e in America. Perché – e così ci spostiamo da un piano regionale a uno intercontinentale – il Nord Kivu è diventato il punto di scontro tra vecchi interessi coloniali. Da una parte l’area anglo-americana, dall’altra quella franco-europea: questa ‘sfida’ si combatte con proclami, con la guerra e con disegni strategici che potrebbero anche portare alla creazione di stati nano facilmente controllabili. Non è un caso che qualche settimana fa, i ministri degli Esteri francese e inglese si siano presentati insieme a Goma: lo hanno fatto per controllarsi a vicenda!”. Sono tutti elementi che portano all’inizio del discorso, ovvero alle motivazioni prettamente economiche del conflitto: “L’Onu – conclude il missionario – ha pubblicato ben quattro rapporti sulle relazioni tra questo conflitto e lo sfruttamento illegale delle risorse minerarie; l’Unione Europea ha varato provvedimenti per stabilire la ‘rintracciabilità’ dei prodotti esportati dal Congo, per identificare cioè la loro provenienza illegale o meno. In questa guerra non c’entrano né etnie, né religioni: è una questione di accaparramento illegale di risorse, di influenze politiche, di equilibri regionali e internazionali. L’unico vero grande sconfitto è il popolo congolese”.[CO]

Fonte: MISNA

November 12, 2008

La Cina e il conflitto nella RDC

Filed under: Uncategorized — AHimsa @ 5:18 pm
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Scontro tra l’Occidente e la Cina per il controllo delle risorse minerarie della Repubblica Democratica del Congo?

Nelle ultime settimane sento parlare nei media occidentali – aggiungerei, in modo fuorviante – del ruolo della Cina nel conflitto, come se fosse una delle “cause” del conflitto. In realtà è una delle sue “giustificazioni”.

Colette Braeckman lo spiega bene in questa intervista su RaiNews24.

“La RDC e la Cina hanno firmato importanti accordi per lo sfruttamento delle risorse minerarie in cambio di finanziamenti e infrastrutture.Gli occidentali, i governi le multinazionali si sono comportati in Congo come se si trattasse di una terra conquistata…lo ritenevano il loro territorio di caccia.

Il governo di Kinshasa, desideroso di svilupparsi più in fretta, e disporre di denaro liquido, ha firmato questo accordo con la Cina.

Quindi c’è una certa delusione in ambito occidentale…alcune multinazionali sentono minacciata la loro posizione.

Io penso che dietro l’azione dei ribelli ci siano dei finanzieri, e bisognerebbe indagare da quel lato…

La Cina sta già vendendo armi alle autorità congolesi…e c’è un rischio che possa decidere di intervenire militarmente per difendere i propri investimenti.”

La tempistica delle guerre in Congo non è mai casuale.

Penso che ci sia una volontà strategica che attua queste operazioni, e che riesce a trarre sempre a trarre profitto da una disattenzione della comunità internazionale…e anche stavolta il momento è stato ben scelto, non è affatto un caso, proprio quando il mondo non ha gli occhi voltati sull’Africa, e questo lascia il campo libero alle avventure dei “ribelli”…dietro questi eventi c’è un cervello, che pensa al calendario e alle tecniche….
Però forse questo cervello non riesce a prevedere tutto…

Colette Braeckman è una giornalista belga del giornale francofono Le soir, esperta di questioni dei paesi dell’Africa Centrale.

Il blog di Colette Braeckman: http://blogs.lesoir.be/colette-braeckman/

November 1, 2008

Coltan, crisi finanziaria, prezzi delle materie prime…

Filed under: Uncategorized — AHimsa @ 2:00 pm
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oltre a 5-6 milioni di morti (“…it’s ten Darfurs have happened in Congo…but it has not the media attention Darfur has…” dice Lisa F. Jackson, vedi sotto) in quella che è stata chiamata la “Guerra mondiale africana”, [1] bambini arruolati nelle milizie, donne violentate e lo stupro usato come arma da guerra.

Questo è un post in divenire.
Segnalo alcuni documentari, e spero che voi ne segnalerete degli altri.
Tutto ciò possa contribuire alla conoscenza di questi argomenti è ben venuto.

Questo è il documentario “Blood Coltan“, scaricabile da Google Video:
http://video.google.com/videoplay?docid=4473700036349997790
<<Coltan. A dull black mineral. Used in consumer electronics products such as cell phones, DVD players, computers and games consoles. The main supply is found in the eastern regions of the Democratic Republic of Congo, a country where the war has made more than 3 and half millions of dead these last years. Coltan is very often illegally mined by children and smuggled by militias from neighbouring as Rwanda. To many, and after a recent UN report, this raises ethical question akin to those of conflict diamonds. Owing to the difficulty of distinguishing legitimate from illegitimate mining operations, several manufacturers have decided to forgo central African coltan altogether, relying on other sources. But do they really do? There is little way to prove the tantalum used in our cell phones and laptops is not from Congo…>>.
Source: http://www.tvfrance-intl.com

Questa è una bellissima puntata della scorsa stagione di Report, di Milena Gabanelli, dal titolo “Furto di Stato“. Riguarda il furto (internazionale) delle risorse minerarie nella Repubblica Democratica del Congo (con opportuni strumenti lo potete anche scaricare…):
http://www.rai.tv/mpplaymedia/0,,RaiTre-Report^23^88237,00.html

C’è poi “Blood Diamonds“, il film di Edward Zwick, con Leonardo DiCaprio, Jennifer Connelly and Djimon Hounsou, che personalmente non mi è affatto piaciuto.

Sullo stupro come arma da guerra nell’Africa dei grandi laghi c’è questo documentario di Lisa F. Jackson, “The Greatest Silence: Rape in the Congo”, che non sono ancora riuscito a trovare.
L’autrice, quando aveva circa vent’anni, subì uno stupro di gruppo, negli Stati Uniti, a Washington.
E quando ne parlava alle donne congolesi che intervistava, prima raccontava loro la sua storia…non ci volevano credere, le chiedevano quale guerra c’era stata nel suo paese…in un paese dove c’è la pace…lei rispondeva che le donne dappertutto sono vittime di violenza sessuale….
Le raccontavano la loro storia perchè ero la prima che ne parlava con loro, senza giudicare…

Qui c’è una intervista a Lisa:
http://www.youtube.com/watch%3Fv%3D1T3E9jJpsD8

Aspetto vostre segnalazione.
Please suggest more documents, books and documentaries.


AHimsa

[1] “Guerra mondiale Africana” e non Guerra Congolese, come molti vogliono definirla.
Mondiale perchè l’intero mondo è coinvolto, in diversi modi: le armi, gli interessi, gli accordi tra multinazionali e governi, tra multinazionali e gruppi ribelli, governi e gruppi ribelli di vari paesi, le ONG, l’Onu, i missionari,  and so on.
Insomma, una vera guerra “globalizzata”.  Il campo di battaglia è il Congo, perchè è la torta da spartire. Le vittime sono per il 90% civili, diversamente delle guerre “moderne”.

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