μέτοικος

June 23, 2009

Col pugnale al pronto soccorso, manette al «guerriero» sikh

Filed under: Uncategorized — AHimsa @ 8:16 pm
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http://archiviostorico.corriere.it/2004/maggio/11/Col_pugnale_pronto_soccorso_manette_co_10_040511002.shtml

Non riesco a fare a meno di ridere leggendo questa operetta teatrale così magistralmente disegnata dalla penna di questa fantasiosa giornalista del Corriere, adatta forse a scrivere in giornali a fumetti per adolescenti, quelli con superoi con superpoteri, o qualche racconti del filone virileggiante del “selvaggio west” nordamericano di metà ‘800.
La “lama di oltre 15 centimetri” è insolita e improbabile per un Sikh: le lame lunghe vengono sfoderate solo in particolari eventi religiosi e non sono MAI portate appresso; il “kirpan” che un Sikh porta addosso si aggira mediamente dai 7 ai 9 cm, e spesso è ancor più piccolo e si limita ad una collanina con il simbolo di una spada.

Dialoghi improbabili «Sono un sikh, sono un guerriero. Devo girare armato. Cosa vuole?».
Un Sikh non si dichiarerebbe mai un guerriero in questa maniera, al massimo, se è proprio un integralista della parola, direbbe che è “santo soldato”. Ugualmente non direbbe mai che “deve girare armato”, innanzitutto perchè il Kirpan non è per il Sikh un’arma, ma prima di tutto un simbolo, e gli è fatto assoluto divieto usarla, se non in per legittima difesa. Se a ciò aggiungiamo anche la deferenza di un immigrato indiano verso un poliziotto in divisa italiano, il dialogo sopracitato ne esce come una assurda scenetta patetica inventata di sana pianta.

Attimi di suspence: “Alzando appena lo sguardo. Il silenzio cala nel pronto soccorso, qualcuno ride, qualcun’ altro si spaventa, altri svicolano in giardino. Il sikh non si scompone, la lama luccica.”

«Non toccarmi, lascia stare il mio kirpan! Tu sei senza barba sulla faccia, senza peli sul petto. Non sei un uomo, sei impuro», e qui la giornalista si sbizzarrisce! Mi ricorda un po’ i c.d. armchair anthropologist estintisi verso inizio ‘900, quelli che si credevano antropologi standosene nel proprio ufficio e basandosi su dati e informazioni raccolte da altri viaggiatori, scrittori, commercianti. Potreste provare a leggere queste frasi a qualsiasi Sikh, come il sottoscritto, e li vedrete scoppiare a ridere oppure guardarvi perplessi.

“I due si scaldano, ma il leone in terra straniera è costretto ad abbandonare pugnale e fierezza guerriera, deve seguire l’ agente al commissariato…denunciato per oltraggio a pubblico ufficiale (l’ agente non gli ha perdonato quel «non sei un uomo»).”

Ahi ahi ahi, la virilità ferita dell’uomo in divisa, ahi ahi.

“Deve separarsi dal kirpan. E dal suo turbante che non aveva mai tolto negli ultimi due anni a Roma: neanche per indossare il casco sul motorino.”
Qua sembra che il turbante non se lo sia tolto “mai”…
Nel Regno Unito e nel Canada, oltre che in India, ai Sikh è fatto esonero di portare il casco.

Cos’altro dire di questo articolo?
Un lucido esempio di ignoranza giornalistica, etnocentrismo e quello che Edward Said ha così ben definito orientalismo.

ps: aggiungo che solo i “veri Sikh”, quelli battezzati (volontariamente, da adulti), devono portare il Kirpan oltre ad altri simboli religiosi caratteristici; questi “veri Sikh” sono una assoluta minoranza sul totale dei Sikh. Oltre a portare questi simboli devono attenersi ad una rigida disciplina, fatta di dieta vegetariana, astensione da alcolici tabacco e droghe, rettitudine, onestà, altruismo, pulizia personale, preghiere quotidiane….e forse proprio per tutto questo sono una minoranza.

June 17, 2009

Note sulla schiavitù

Filed under: Uncategorized — AHimsa @ 2:17 am
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“Come si può descrivere la schiavitù? Forse nessuno può farlo se non l’ha vissuta. Nell’edizione del 1932 di un diffusissimo libro di testo di due storici liberal del Nord si leggeva che la schiavitù aveva forse rappresentato <<la necessaria transizione alla civilità>> dei neri. Economisti e cliometristi (ovvero esperti di statistica storica) hanno tentato di valutare la schiavitù calcolando quanto denaro si spendeva per il sostentamento e l’assistenza sanitaria degli schiavi. Ma questo può rendere conto della realtà della schiavitù per gli esseri umani che la subivano? Le condizioni della schiavitù sono forse più importanti del fatto stesso che esistesse la schiavitù?”

tratto da “Storia del popolo americano” di Howard Zinn

“Pertanto anche le varie leggi e i vari codici di comportamento riflettevano l’anomalia caratteristica dell’istituzione: da un lato gli schiavi erano considerati dei beni mobili, che potevano quindi essere venduti o comprati, donati o ricevuti in eredità, ipotecati o affittati; dall’altro lato non si poteva negare la loro essenza umana se si ammetteva che fossero capaci di ribellarsi, di fuggire, di commettere gravi crimini e che li si dovesse punire per questi fatti”.

tratto da “Storia degli Stati Uniti D’America” di Maldwyn A. Jones

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