μέτοικος

November 30, 2008

Filed under: Uncategorized — AHimsa @ 12:12 am
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November 29, 2008

Congo: The river that swallows all rivers

Filed under: Uncategorized — AHimsa @ 11:53 pm
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Non bisognerebbe scaricare file che non si “potrebbe” scaricare, ma non bisognerebbe neanche porre troppe condizioni e restrizioni alla cultura e alla conoscenza.
Quindi vi faccio presente la “possibilità” di scaricare dei fantastici documentari! : – )

Li potete “ottenere” dotandovi di semplici software come Bitorrent o anche quelli, come Transmission, presenti nel pacchetto di Ubuntu.
Buona visione!

http://torrentbox.com/torrents-search.php?search=bbc+congo&cat=0&submit=TBox+Search

Il peso sociale

Filed under: Uncategorized — AHimsa @ 10:17 pm
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ROMA, 28 novembre 2008 – Sta facendo discutere molto l’idea dell’assessore all’assistenza sociale della giunta leghista di Spresiano che ha proposto un bonus di 2.000 euro agli immigrati rimasti senza lavoro disposti a lasciare il paese anziché ‘pesare’ sulle casse comunali.

Una proposta-provocazione – dice l’assessore Manola Spolverato – per far fronte al bilancio sempre più risicato del Comune e alla crisi economica. “Siamo disposti a dare 2.000 euro a famiglia purché vadano ad abitare altrove: ci costa meno che garantire i contributi alle famiglie in difficoltà – spiega l’assessore sulla stampa locale – Non è possibile che il Comune si trovi costretto a mantenere a proprie spese gli immigrati che, pur avendo perso il posto di lavoro, continuano ad avere il permesso di soggiorno valido“.

Secondo l’assessore leghista, infatti, ridurre i flussi in entrata può far diminuire la fetta di disoccupati, ma é necessario aumentare anche i flussi in uscita per famiglie senza reddito costrette a vivere di stenti. La proposta arriva dopo l’altra iniziativa dell’amministrazione di Spresiano, che qualche settimana fa aveva annunciato l’erogazione di contributi comunali riservati alle famiglie in cui entrambi i coniugi parlano italiano.

ALLA LEGA L’IDEA PIACE
“Chiederò di estendere l’iniziativa dell’amministrazione di Spresiano a tutti i comuni trevigiani amministrati dal Carroccio”. Gianantonio Da Re, consigliere regionale e segretario provinciale trevigiano del Carroccio, plaude all’idea del bonus da 2000 euro.

Chi rimane senza una occupazione rappresenta solamente un costo per la nostra società – afferma l’esponente della Lega – Il problema della disoccupazione toccherà un numero sempre maggiore di cittadini con l’avanzare della crisi nei prossimi tempi”. Per Da Re “é doveroso che le amministrazioni comunali aiutino dapprima la propria gente, quella che da anni vive sul territorio. Ben venga quindi l’idea di dare agli stranieri la possibilità di avere un assegno di ‘buona uscita’ se decideranno di andarsene a casa loro“.

Daccordo con l’iniziativa di Spresiano si dice anche il vice presidente della giunta regionale, Franco Manzato (Lega) secondo il quale “il Veneto è al collasso, non ce la fa più a sopportare il peso sociale di centinaia di migliaia di immigrati disoccupati“. Per Manzato tuttavia ciò che il Conmune di Spresiano vorrebbe fare “é pienamente nei poteri del sindaco, senza bisogno di dover pagare per allontanare gli stranieri non più in grado di mantenersi”. Manzato ricorda in proposito la norma comunitaria – cui ha fatto riferimento per esempio il sindaco di Cittadella – che prevede “la libera circolazione nel territorio solo per chi ha un reddito di almeno 5000 euro e non grava sulla spesa sociale”.

Fonte: http://www.stranieriinitalia.it

November 28, 2008

40,000,000 naked people

Filed under: Uncategorized — AHimsa @ 9:46 pm
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“There are 40,000,000 naked people” on the other side of the rapids, Stanley wrote, “and the cotton-spinners of Manchester are waiting to clothe them… Birmingham’s factories are glowing with the red metal that shall presently be made into ironwork in every fashion and shape for them… and the ministers of Christ are zealous to bring them, the poor benighted heathen, into the Christian fold.”

http://en.wikipedia.org/wiki/Henry_Morton_Stanley

http://en.wikipedia.org/wiki/Colonisation_of_the_Congo

November 26, 2008

Se è vero che esiste la Pace noi la vogliamo

Filed under: Uncategorized — AHimsa @ 10:16 pm
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Appello dei Salesiani e del Vis per i bambini di Goma:

“Ai grandi della Terra noi bambini di Goma chiediamo che gli eserciti non sparino più, che non si debba più fuggire da un campo all’altro impauriti, che non si sia più rapiti per diventare ragazzi–soldato, che nessuno venga di notte e abusi di noi, che non si debba essere bambini di strada perché non si ha una famiglia, che nessuno ci picchi o ci maltratti o che pensi che siamo degli stregoni.
Vi regaliamo tutto l’oro, i diamanti, il rame e il coltan della nostra Terra, in cambio vogliamo poter ridere felici, giocare con tanti giocattoli, andare a scuola tutti i giorni, ricevere le coccole e una carezza di una mamma.
Se è vero che esiste la Pace noi la vogliamo. E vogliamo un futuro di Pace.”

http://www.volint.it/


Italia World, il quindicinale di approfondimento per gli italiani all’estero, accende le sue telecamere sull’Africa e su due emergenze del Continente: Congo e Darfur

Italia World, telecamere sull’Africa
La redazione giornalistica accoglie gli appelli giunti dal mondo politico, dalla società civile e dalle istituzioni italiane, ovvero quello di parlare del Continente dimenticato, delle sue emergenze ma anche delle sue opportunità. Un’ora di approfondimento condotta da Piero Badaloni con ospiti in studio e collegati da Bruxelles e da Goma, cittadina del nord del Congo.
In studio Stefania Craxi, sottosegretario agli Affari Esteri, l’On Jean Leonard Touadi (Pd), Vittorio Scelso della Comunità di Sant’Egidio, Emanuel Menda Pole, cittadino congolese, Kostas Moschocoritis, direttore generale per l’Italia di Medici senza Frontiere e i giornalisti di Raitalia Angelica Fiore e Giuseppe Carrisi che hanno realizzato speciali per il canale Raitalia rispettivamente sull’emergenza Darfur-Ciad e sulla situazione in Congo. In collegamento dal Ruanda, per comprendere quel che sta accadendo nel centro Africa, Edoardo Tagliani, responsabile delle attività dell’Asvi (Ong italiana) in Congo, e da Bruxelles Stefano Manservizi, direttore generale allo sviluppo e alle relazioni per l’Africa della Commissione Europea.

“Abbiamo deciso di dedicare questo approfondimento sull’Africa – afferma il direttore di Raitalia Piero Badaloni – perché riteniamo che non possa proseguire il silenzio su queste emergenze, ma anche perché l’Africa è un continente a cui l’Italia e l’Europa devono guardare nella logica di territorio in cui investendo è possibile anche contribuire alla soluzione delle difficoltà dei diversi paesi. Pensiamo – prosegue Badaloni – di rispondere nel nostro piccolo ai tanti appelli fatti al servizio pubblico affinché siano tenuti accesi i riflettori su questo grande Continente”.
La puntata sull’Africa di Italia World va in onda proprio mentre a Roma Associazioni per la pace e per la difesa dei diritti umani nel mondo si incontrano per discutere di questo tema. Proprio un anno fa, il 7 ottobre 2007, da Perugia ad Assisi invitavano tutti ad agire insieme, perché insieme possiamo fare la differenza, impedire nuove intollerabili tragedie umane e costruire nuovi mondi dove ci sia più dignità, giustizia e pace per tutti. Nel nostro piccolo – conclude il direttore di Raitalia – vogliamo rispondere per quanto possibile a quel messaggio, parlando in modo particolare dei diritti dei bambini, molto spesso utilizzati in diversi paesi dell’Africa come soldati, attraverso immagini esclusive provenienti dall’inchiesta che un giornalista del nostro canale, Giuseppe Carrisi ha presentato al Giffoni Film Festival. E ne parliamo proprio mentre a Nairobi si discute delle emergenze del continente africano”.

Fonte: http://www.international.rai.it

Video della trasmissione: http://www.international.rai.it/mediacenter/frontend/programma.php?id_video=945

Nigeria: How I Used Poetry And Drama to Resolve Communal Conflict -Mbajiorgu

Filed under: Uncategorized — AHimsa @ 9:39 pm
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Poetry, they say, is a language of the wise. Not many people have all the patience to decode or understand what a poet, like a talking drummer, conjure. But in this interview, Greg Mbajiorgu, a.k.a. Wota Na Wota, ex-officio member of Association of Nigerian Authors (ANA) and author of ‘Water Testaments: Anthology of Poems on Water and water-related Issues,’ use poetry and drama to resolve conflict in one of the suburbs around Enugu, Enugu State. He told the media his vision about the new innovation and how great poets like Gabriel Okara accepted to submit entries for his book. Correspondent Yemi Adebisi was at the session. Excerpts:

You claimed to have assisted a community to resolve their clash through drama and poetry. How did it happen?

There was a serious problem in the community with regards to water installation. They tried many means of solving the clashes until they got a white man who was an architectural consultant. He had been into literature advocacy. He came up with the idea that doing a drama on the significance of water as an instrument of conflict. And water as a strategist for maintenance of peace and order would help to resolve that conflict. We did the drama and the poetry on the importance of water, looking at water as central to all the problems of the community. The community needed water in the first place. Because of lack of water, people were migrating to other places where they could farm and do other businesses. They had no water to drink. They were drinking mud and pond water. So, as a result, the people were suffering from one ailment of water borne diseases or the other. When I was brought in, we did a drama that connected water to all the crisis of the villages with regards to even the conflict they have among themselves. They saw water as a means of solving their problems and they were united on the water project. The celebration of water became the beginning of a new life for the community. We did that drama and it was very successful. OEPJDP was able to use that drama to celebrate the successful installation of that water for the rural community. After that, it dawn on me that there should be a water driven literature. And after I read some books, I have not come across so many literatures that are water centre or rather water driven. I taught that water is so central to every aspect of human life and to everything we do on earth but may be we take it for granted. We have not devoted a literary attention to it.

After I came out with Wota Na Wota, which took over my name at convention, it done on me that people were really embracing the whole idea of water, as a mean of motive and subject matter for literature. I manage to raise some funds and through our friends in the press, got published in newspapers. I got entries from Gabriel Okara, Niyi Osundare, Elechi Amadi, Chimalu Nwankwo among others. These were people who normally would not respond to calls for entries. This shows the seriousness of what I have started. Instead of just going on to compile the poems and publish, I started looking for all water journals I can found everywhere to get myself thoroughly acquitted with knowledge on issues about water. So, if you read the three and a half page introduction, which I wrote myself, you’ll see that I consulted a lot of water research journals and I got myself abased with what people have written and said about water to guide me. Poetry on water therefore represents the socio-cultural dimension. It’s a good mix-up old and young when you have Gabriel Okara with very young ones like Uche Peter and the rest of them in the same anthology.

Apart from the poets, who submitted their entries to you, what are the responses of the literati to the new dimension of literature?

The response has been tremendous. We have 17 professors of English and Theatre Arts in that collection. Many of them are showing concern to use it not as general text for literature but they want to use it as a specialised anthology. Beyond the academia, the water aid in Enugu has asked me to write a proposal on how we can bring this to their advocacy. Another water forum is coming up in March 2009. We are already feeling the arts and culture form for this. We want to see whether this anthology can package a Nigeria contingent which will not just include the poets but also the water journalists like we have sports journalists. They will lead the Nigeria contingent to the world water forum in 2009. We will be making a statement that Nigeria is showing leadership as far as the socio-cultural dimension of water is concerned, Nigeria is on the lead. I have not seen any part of the world where there is such an organised collection of works of authors on this kind of subject matter.

How long did it take you to package this work and what is your vision for this new innovation?

It took me two years; the whole idea is something I expect to grow beyond me. I am making contact with people like J.P. Clark and Wole Soyinka, who can lead us to organise what we can call an international entries for poetries on water. We will specifically make this a Nigeria collection. We can bring the great Nigerian literary icons together. We can look at what the whole world is saying about water with regards to their different cultural background. We have no apology making this volume a Nigeria volume. There is so much bad image about Nigeria. We don’t seem to be projected as strong leadership in a lot of areas. So, where we have the opportunity to show that the international press dimension on us is strong we have no apology at all. This just shows that it is not only in negative area that we excel. We also have a lot of people who are thinking positively.

How does creativity comes in this matter?

Water is central to life. You can approach water from multifaceted dimension: water as sacred thing, water and war, water and politics, water and scarcity, water and water borne diseases. There are one million and one dimensions. That is why the poetry is not just about water. It’s on water and water related issues. With that, it is not restrictive. To think of the fact that 95 percent of a brand new baby is water and the baby grows to become 70 percent water. Gabriel Okara was the first person to submit his entry. It was part of what gave me the impetus to drive on. If he can write for me, who is that person that will say no. It got to a point that if you send me three poems I take only one. No space to take all. This makes me happy. It breaks the jinx that when young people initiate idea, the older ones don’t fall in line. It is not true. It depends, if the idea is vibrant, you’ll be amazed. Femi Osofisan asked me how I came up with the idea; I say ‘it was like that.’ He was amazed that I thought in that direction. It was same day I got a poem from Olu Obafemi and others. Two great authors who couldn’t send me a poem were Odia Ofeimun and J. P. Clark. But do you know that Odia Ofeimun was the first to pick a copy and asked me how much.

You were known as playwright, what informed your diving into this project through poetry?

When I started reading and researching water, the first thing I did was a drama on water. And I discovered that drama, as a medium, is so restrictive for the subject of water. If you look at Wota Na Wota, as drama, you can go beyond the conflict resolution. You try to look at the plot line and the structure of the play. It’s so amazing how poetry can accommodate diverse issues. You have freedom in the use of language in poetry. From my research on water, the best way I could accommodate most of the facts about water was in creating poetry on water.

Were all the entries personally submitted or extracted from anthology?

95 percent of the poems were specifically written and sent to me for this anthology, why few of them would tell me to take from already published collections.

Source: http://allafrica.com

November 25, 2008

Vendimi, Venditi, Vendici, Vendiamoci

Filed under: Uncategorized — AHimsa @ 10:53 pm
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Però l’acqua no!
Devo venire a saperlo da Report che la la scorsa estate, il 5 agosto, il nostro beneamato governo ha sancito la mercificazione dell’acqua?

Il governo Berlusconi sancisce la privatizzazione dell’acqua nel silenzio più totale

“Caro Beppe,
nel cuore di questa estate torrida e di questa terra calabra, lavorando con i giovani nelle cooperative del vescovo Brigantini (Locride) e dell’Arca di Noè (Cosenza), mi giunge, come un fulmine a ciel sereno, la notizia che il governo Berlusconi sancisce la privatizzazione dell’acqua.

Infatti il 5 agosto il Parlamento italiano ha votato l’articolo 23 bis del decreto legge numero 112 del ministro G. Tremonti che nel comma 1 afferma che la gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa alle regole dell’economia capitalistica.

Tutto questo con l’appoggio dell’opposizione, in particolare del PD, nella persona del suo corrispettivo ministro-ombra Lanzillotta (una decisione che mi indigna, ma non mi sorprende, vista la risposta dell’on.Veltroni alla lettera sull’acqua che gli avevo inviata durante le elezioni!).

Così il governo Berlusconi, con l’assenso dell’opposizione, ha decretato che l’Italia è oggi tra i paesi per i quali l’acqua è una merce.

Dopo questi anni di lotta contro la privatizzazione dell’acqua con tanti amici,con comitati locali e regionali, con il Forum e il Contratto Mondiale dell’ acqua ……queste notizie sono per me un pugno allo stomaco, che mi fa male.

Questo è un tradimento da parte di tutti i partiti!

Ancora più grave è il fatto, sottolineato dagli amici R.Lembo e R. Petrella, che il “Decreto modifica la natura stessa dello Stato e delle collettività territoriali.
I Comuni, in particolare, non sono più dei soggetti pubblici territoriali responsabili dei beni comuni, ma diventano dei soggetti proprietari di beni competitivi in una logica di interessi privati, per cui il loro primo dovere è di garantire che i dividendi dell’impresa siano i più elevati nell’interesse delle finanze comunali.

“ Stiamo facendo a pezzi anche la nostra Costituzione!

Concretamente cosa significa tutto questo?

Ce lo rivelano le drammatiche notizie che ci pervengono da Aprilia (Latina) dimostrandoci quello che avviene quando l’acqua finisce in mano ai privati.
Acqualatina, (Veolia, la più grande multinazionale dell’acqua ha il 46,5 % di azioni) che gestisce l’acqua di Aprilia, ha deciso nel 2005 di aumentare le bollette del 300%!
Oltre quattromila famiglie da quell’anno, si rifiutano di pagare le bollette ad Acqualatina, pagandole invece al Comune. Una lotta lunga e dura di resistenza quella degli amici di Aprilia contro Acqualatina!
Ora, nel cuore dell’estate, Acqualatina manda le sue squadre di vigilantes armati e carabinieri per staccare i contatori o ridurre il flusso dell’acqua. Tutto questo con l’avallo del Comune e della provincia di Latina!
L’obiettivo?
Costringere chi contesta ad andare allo sportello di Acqualatina per pagare.

E’ una resistenza eroica e impari questa di Aprilia: la gente si sente abbandonata a se stessa.

Non possiamo lasciarli soli!

L’ estate porta brutte notizie anche dalla mia Napoli e dalla regione Campania. L’assessore al Bilancio del Comune di Napoli, Cardillo, lancia una proposta che diventerà operativa nel gennaio 2009. L’ Arin, la municipalizzata dell’acqua del Comune di Napoli, diventerà una multi-servizi che includerà Napoligas e una compagnia per le energie rinnovabili.Per far digerire la pillola, Cardillo promette una “Robintax” per i poveri (tariffe più basse per le classi deboli). Con la privatizzazione dell’acqua si creano necessariamente cittadini di seria A (i ricchi ) e di serie B (i poveri), come sostiene l’economista M.Florio dell’Università degli studi di Milano.

Sono brutte notizie queste per tutto il movimento napoletano che nel 2006 aveva costretto 136 comuni di ATO 2 a ritornare sui propri passi e a proclamare l’acqua come bene comune. Invece dell’acqua pubblica, l’assessore Cardillo sta forse preparando un bel bocconcino per A2A (la multiservizi di Brescia e Milano) o per Veolia, qualora prendessero in mano la gestione dei rifiuti campani? Sarebbe il grande trionfo a Napoli dei potentati economico-finanziari.

A questo bisogna aggiungere la grave notizia che a Castellamare di Stabia (un comune di centomila abitanti della provincia di Napoli ), 67 mila persone hanno ricevuto, per la prima volta, le bollette dalla Gori, (una SPA di cui il 46% delle azioni è di proprietà dell’Acea di Roma).Questo in barba alle decisioni del Consiglio Comunale e dei cittadini che da anni si battono contro la Gori, che ormai ha messo le mani sui 76 Comuni Vesuviani (da Nola a Sorrento).

“Non pagate le bollette dell’acqua!”, è l’invito del Comitato locale alle famiglie di Castellamare. Sarà anche qui una lotta lunga e difficile, come quella di Aprilia. Mi sento profondamente ferito e tradito da queste notizie che mi giungono un po’ dappertutto.Mi chiedo amareggiato:” Ma dov’è finita quella grossa spinta contro la privatizzazione dell’acqua che ha portato alla raccolta di 400 mila firme di appoggio alla Legge di iniziativa popolare sull’acqua?

Ma cosa succede in questo nostro paese?
Perchè siamo così immobili?
Perchè ci è così difficile fare causa comune con tutte le lotte locali, rinchiudendoci nei nostri territori?
Perché il Forum dell’acqua non lancia una campagna su internet, per inviare migliaia di sollecitazioni alla Commissione Ambiente della Camera dove dorme la Legge di iniziativa popolare sull’acqua?
Non è giunto il momento di appellarsi ai parlamentari di tutti i partiti per far passare in Parlamento una legge-quadro sull’acqua?


Dobbiamo darci tutti una mossa per realizzare il sogno che ci accompagna e cioè che l’acqua è un diritto fondamentale umano, che deve essere gestita dalle comunità locali con totale capitale pubblico, al minor costo possibile per l’utente,senza essere SPA. “L’acqua appartiene a tutti e a nessuno può essere concesso di appropriarsene per trarne “illecito”profitto- ha scritto l’arcivescovo emerito di Messina G. Marra.Pertanto si chiede che venga gestita esclusivamente dai Comuni organizzati in società pubblica, che hanno da sempre il dovere di garantirne la distribuzione per tutti al costo più basso possibile.”
Quando ascolteremo parole del genere dalla Conferenza Episcopale Italiana? Quand’è che prenderà posizione su un problema che vuole dire vita o morte per le nostre classi deboli, ma soprattutto per gli impoveriti del mondo? (Avremo milioni di morti per sete!).
E’ quanto ha affermato nel mezzo di questa estate, il 16 luglio, il Papa Benedetto XVI:” Riguardo al diritto all’acqua, si deve sottolineare anche che si tratta di un diritto che ha un proprio fondamento nella dignità umana .Da questa prospettiva bisogna esaminare attentamente gli atteggiamenti di coloro che considerano e trattano l’acqua unicamente come bene economico.” Quand’è che i nostri vescovi ne trarranno le dovute conseguenze per il nostro paese e coinvolgeranno tutte le parrocchie in un grande movimento in difesa dell’acqua? L’acqua è vita. “L’acqua è sacra, non solo perché è prezioso dono del Creatore- ha scritto recentemente il vescovo di Caserta, Nogaro – ma perché è sacra ogni persona, ogni uomo, ogni donna della terra fatta a immagine di Dio che dall’acqua trae esistenza, energia e vita.”
Sull’acqua ci giochiamo tutto!
Partendo dal basso, dalle lotte in difesa dell’acqua a livello locale, dobbiamo ripartire in un grande movimento che obblighi il nostro Parlamento a proclamare che l’acqua non è una merce, ma un diritto di tutti. Diamoci da fare perché vinca la vita!”.

padre Alex Zanotelli

Fonte: http://grillimantovani.wordpress.com

November 24, 2008

Monuc: 3000 nuovi soldati (o spettatori)?

Filed under: Uncategorized — AHimsa @ 11:24 am
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Novembre – “Le Nazioni Unite sostengono che tutti gli esseri umani sono nati liberi, con la stessa dignità e gli stessi diritti, ma la nostra dignità e i nostri diritti sono violati ogni giorno senza che nessuno protesti. Abbiamo diritto a essere protetti? Siamo o no uguali agli altri?”: associazioni locali ed esponenti della “società civile” congolese pongono questi interrogativi in una lettera inviata al Consiglio di sicurezza dell’Onu e “ad altri dirigenti mondiali”. E’ una delle tante voci che, non solo nella Repubblica democratica del Congo, si sono levate per denunciare quel che sta accadendo nella provincia orientale del Nord Kivu, dove da fine agosto sono ricominciati scontri e violenze tra gli uomini del nuovo ’signore della guerra’ Laurent Nkunda, l’esercito congolese e altre forze di varia natura ed estrazione. “E’ ora – scrivono le associazioni congolesi – che il governo e la comunità internazionale proteggano i civili, vittime delle atrocità del conflitto”. Nelle ultime settimane sono state diversi le visite e gli incontri diplomatici che hanno sottolineato la necessità di rispettare gli accordi di pace, da ultimo quello sottoscritto in gennaio a Goma tra l’esercito di Kinshasa e i principali gruppi armati del Nord Kivu. Sforzi importanti, secondo la lettera inviata al Consiglio di sicurezza, ma non sufficienti per porre fine a una guerra che devasta l’est del Congo “ormai da 30 anni”. Il documento delle associazioni congolesi sottolinea che la Monuc, la locale missione delle Nazioni Unite, “assiste incapace alle atrocità commesse dall’esercito e dai gruppi armati”. [CO]

Fonte: MISNA

Repubblica Democratica del Congo: quadro generale

Filed under: Uncategorized — AHimsa @ 11:06 am
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PADRE CATTANI: UN’ILLUMINANTE VISIONE D’INSIEME

“La guerra in Nord Kivu ha radici profonde che portano tutte a una lotta per il controllo delle risorse minerarie e che poco hanno a che fare con l’elemento etnico”: lo afferma padre Loris Cattani, missionario saveriano con otto anni di esperienza in Kivu, a Bukavu, da qualche tempo tornato in Italia a Parma. Il sottosuolo del Kivu è ricco di risorse preziose, il coltan in particolare, un minerale impiegato per la produzione di quei chip elettronici che servono per far funzionare computer, telefoni portatili e altre recenti innovazioni tecnologiche. “In Congo – prosegue padre Cattani raggiunto dalla MISNA a Parma – esistono 450 gruppi linguistici, solo nella zona del Kivu dove io ho operato sono almeno 15; la gente del paese è abituata a convivere in comunità eterogenee, dove tante sono anche le religioni e le sette, ma dove non sono mai mancati i matrimoni misti e le forme di vita comunitaria”. Se è “semplice” identificare nelle ingenti ricchezze del sottosuolo le cause del conflitto, più complesso è dare una spiegazione ai periodi di ciclica violenza che interessano queste regioni e che hanno causato centinaia di migliaia di sfollati. “Negli ultimi 15 anni ci sono state tre guerre – prosegue padre Cattani – e ognuna di queste ha man mano complicato il quadro generale; c’è stata quella del 1996-97 con protagonista Laurent Désiré Kabila, il padre dell’attuale presidente congolese Joseph Kabila; c’è stata quella del 1998-2003 con in prima fila il Rassemblement congolais pour la démocratie (Rcd-Goma) guidato da Kin-Kiey Mulumba; c’è infine l’attuale confronto tra esercito e Congresso nazionale per la difesa del popolo (Cndp) dell’ex-generale Laurent Nkunda”. Ma che si tratti di reale confronto armato tra Nkunda ed esercito, padre Cattani ha qualche dubbio; o, meglio, ciò che appare non è necessariamente il reale stato di cose. “Innanzitutto – aggiunge il missionario saveriano – bisognerebbe ricordare la lunga storia di Nkunda che già nel 1990-94 combatteva a fianco dell’attuale capo di stato ruandese, Paul Kagame; rientrato in Congo, Nkunda entra nel Rdc-Goma e alla fine della guerra viene nominato generale e forse, ma non è certo, gli viene proposta la carica di comandante della regione militare del Kivu che lui avrebbe però rifiutato. Di lì, nel 2004, attacca Bukavu, poi si ritira nel Masisi, quindi si ritira da qualunque accordo di pace prospetti un riposizionamento delle sue truppe in altre zone del Congo. Arrivando ai nostri giorni, ci sono alcuni fatti indiscutibili che permettono di trarre poi alcune conclusioni. Il primo riguarda gli attuali vertici militari di Kinshasa e in particolare della regione militare del Kivu: si tratta di militari che avevano combattuto insieme a Nkunda nelle file del Rdc-Goma; difficilmente adesso potrebbero realmente combattere contro di lui. Il secondo: la corruzione nell’esercito di Kinshasa e nelle rappresentanze politiche è diffusa e gioca molto spesso a favore di Nkunda. Il terzo: nei mercati di Kisangani, i commercianti vendono le razioni alimentari destinate all’esercito di stanza in Kivu che non riceve da tempo anche gli stipendi; ecco perché spesso vediamo i soldati razziare i villaggi e saccheggiare le abitazioni civili”. A ricevere regolarmente i loro stipendi sono invece i ribelli del Cndp, generalmente anche meglio equipaggiati: “Nkunda paga i suoi uomini grazie allo sfruttamento delle miniere del Kivu, ma ci sono elementi che fanno credere che parte delle paghe destinate ai soldati governativi finisce nelle tasche dei ribelli. Connivenze che spazzano ulteriormente via le tesi di un conflitto etnico”. Il Congo è, secondo padre Cattani, uno scacchiere nel quale la posta in palio sono le miniere, ma nel quale ci sono protagonisti che giocano su più livelli. “A un piano nazionale, a sfruttare illegalmente i giacimenti sono i ribelli, ma sono anche i militari, i politici, perfino i commercianti di Goma. Non serve molto tempo per vedere i tanti piccoli aerei che fanno la spola tra il Rwanda e piccole piste in mezzo alla foresta. E a trafficare con il Rwanda non sono semplicemente i ribelli del Cndp che qualcuno vuole solo tutsi e quindi vicini a Kagame, ma anche gli hutu delle Forze democratiche per la liberazione del Rwanda (Fdlr), i mayi-mayi, i politici: tutti uniti nel saccheggiare le risorse nazionali a scapito delle casse pubbliche e degli interessi della popolazione. Su un piano internazionale, ci sono le responsabilità del Rwanda dove Nkunda trova anche ex-militari da arruolare nelle sue milizie e sostegni politici; altri sostegni questo ex-generale li trova in Uganda, ma anche in Inghilterra e in America. Perché – e così ci spostiamo da un piano regionale a uno intercontinentale – il Nord Kivu è diventato il punto di scontro tra vecchi interessi coloniali. Da una parte l’area anglo-americana, dall’altra quella franco-europea: questa ‘sfida’ si combatte con proclami, con la guerra e con disegni strategici che potrebbero anche portare alla creazione di stati nano facilmente controllabili. Non è un caso che qualche settimana fa, i ministri degli Esteri francese e inglese si siano presentati insieme a Goma: lo hanno fatto per controllarsi a vicenda!”. Sono tutti elementi che portano all’inizio del discorso, ovvero alle motivazioni prettamente economiche del conflitto: “L’Onu – conclude il missionario – ha pubblicato ben quattro rapporti sulle relazioni tra questo conflitto e lo sfruttamento illegale delle risorse minerarie; l’Unione Europea ha varato provvedimenti per stabilire la ‘rintracciabilità’ dei prodotti esportati dal Congo, per identificare cioè la loro provenienza illegale o meno. In questa guerra non c’entrano né etnie, né religioni: è una questione di accaparramento illegale di risorse, di influenze politiche, di equilibri regionali e internazionali. L’unico vero grande sconfitto è il popolo congolese”.[CO]

Fonte: MISNA

November 23, 2008

Digiuniamo per i fratelli e le sorelle congolesi

Filed under: Uncategorized — AHimsa @ 8:07 pm
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<<Viviamo la nostra solidarietà con il popolo congolese accompagnando
l’impegno per la pace con il digiuno, portando nel nostro corpo un po’
della loro fame e condividendo un po’ del nostro cibo. Abbiamo
iniziato il 29 ottobre, nella memoria del vescovo martire di Bukavu
monsignor Muzihirwa. Il cerchio degli aderenti si sta allargando,
persone singole e gruppi, oltre trecento adesioni. Il digiuno a catena
ci permette di mantenere un cuore vigile e di continuare le normali
attività della giornata.

[...]

Il digiuno ridà all’oralità quella disciplina che la fa passare dal
consumo al ringraziamento e dalla voracità alla comunione. Chi prova a
digiunare scopre quanto potente sia in lui l’istinto alla collera, al
cattivo umore, all’egoismo; può ritirarsi spaventato di fronte ai lati
oscuri e ignorati del proprio essere, ma può anche accettare di farvi
fronte e di porsi domande essenziali: “Chi sono io? Quali sono i miei
desideri? Cosa mi tocca in profondità? Cosa mi lascia insoddisfatto? E
cosa invece mi ridà pace?

[...]

Ho bisogno di purificare il cuore, di togliere i pesi che mi
impediscono o rallentano l’incontro con gli altri, che vorrei
riconoscere prima delle cose. Debbo avere le mani libere per stringere la mano dell’altro>>.

Queste sono le parole di Don Silvio Turazzi (missionari saveriani),
intervistato da L’Osservatore Romano qualche giorno fa.
Mi hanno colpito molto e mi hanno convinto una volta di più della
opportunità che un qualcosa o qualcuno che chiamiamo Dio ci ha dato.
E’ un momento molto difficile, più difficile di tanti momenti
difficili che persone come noi – proprio come noi! – stanno
attraversando da decenni.

Però abbiamo questa opportunità, questa grande opportunità di
conoscerci nel profondo.
E volgendoci verso noi stessi è come se ci sforzassimo di conoscere
loro, con ciò che vivono e ciò che provano. Togliendoci di dosso e
svuotandoci dai pesi, dalle nostre inutili e contorte architetture e
macchinazioni che ci sorreggono come manichini, solo in questo modo
possiamo conoscerci e conoscere l’altro.
Entrando in sim-patia con l’altro, nella “facoltà di partecipare ai
sentimenti dei nostri simili, ai loro piaceri e dispiaceri”, e come
nella “relazione che esiste fra le azioni o le affezioni di due o più
organi del corpo più o meno lontani, in modo che l’affezione di uno si
trasmette secondariamente agli altri”.

Questa è la “globalizzazione” che vorrei!

Domani digiunerò per la prima volta nella mia vita.


ahimsa


Intervista a Padre Silvio Turazzi

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