μέτοικος

September 25, 2009

principi economici

Filed under: Uncategorized — AHimsa @ 3:47 am

Secondo la teoria economica neoliberista dei vantaggi comparati – che attualmente costituisce il monopensiero in tema di economia, ed è quella che muove le politiche di FMI e Banca Mondiale (ha pure portato al Nobel il Krugman) – l’Italia si è specializzata in pilu.

August 12, 2009

I vescovi attaccano il Tar del Lazio. “L’ora di religione è fondamentale”

Filed under: Uncategorized — AHimsa @ 10:56 am

L’ora di religione è una (ennesima) tassa fondamentale per il Vaticano. Lo Stato è laico. La scuola pubblica DOVREBBE essere laica e dare voce in capitolo a tutta la c.d. “cultura” italiana e non solo quella cristiano-cattolica, che ne rappresenta una parte neanche più maggioritaria.
L’ora di religione imposta nella scuola pubblica è una violazione della libertà di culto (che comprende anche la libertà di non avere un culto). Dovrebbe altresì essere sostituita da più storiche “bieco-illuministiche” materie come storia delle religioni, che favorirebbe una conoscenza e un dialogo tra culture diverse che oggi e sempre più convivono tra i banchi di tutte le scuole italiane.

Monsignor Diego Coletti critica la decisione del Tribunale amministrativo
“Alimenta diffidenza verso magistrati. Motivazioni da bieco illuminismo”
I vescovi attaccano il Tar del Lazio
“L’ora di religione è fondamentale”

“Non spetta alla chiesa fare ricorso ma è compito del ministero”

http://www.repubblica.it/2009/08/sezioni/scuola_e_universita/servizi/tar-religione/cei-ricorso/cei-ricorso.html?rss

July 12, 2009

Se questo è un primo ministro…..

Filed under: Uncategorized — AHimsa @ 10:00 am
Tags: , , , ,

Source/Fonte: Le “torte” a Palazzo Grazioli raccontate dalle escort
http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/politica/berlusconi-divorzio-13/berlusconi-divorzio-13/berlusconi-divorzio-13.html

“Torte?”, chiede il pubblico ministero. Accade qualche tempo fa, a Bari. Il magistrato interroga un trafficante di droga e l’uomo gli racconta i costumi della sua banda. “Torte” è un’espressione che il magistrato non ha mai sentito. Il pubblico ministero torna allora a chiedere al criminale: “Che cosa sono le “torte”?”. L’altro gli risponde: “Le “torte”, dottore: le orge, i festini, com’è che dite voi?”. Il ricordo di quella formula – “torte” – affiora oggi nella conversazione di una fonte vicina all’inchiesta di Bari perché sono le “torte” il punto critico che rende politicamente imbarazzanti le ricostruzioni delle serate di Silvio Berlusconi. Tra le 19 ragazze, ospiti a pagamento nelle residenze del capo del governo e interrogate dalla procura di Bari, c’è più di una testimone che ha ammesso di aver trascorso, “con altre ragazze”, la notte con Silvio Berlusconi.

[...]

Di “festino” e “orgia”" ha già parlato Patrizia D’Addario. Patrizia è, per la prima volta, a Palazzo Grazioli la sera del 15 ottobre 2008. Rifiuta di trascorrere la notte nel letto regalato al capo del governo da Vladimir Putin, “il letto grande”. Ci rimarrà dopo, la notte del 4 novembre e di queste ore si sa – più o meno – tutto. Ma perché, quella prima volta, Patrizia lasciò Palazzo Grazioli?
Pressato, Gianpi deve accontentarsi, dicono gli amici, “di quel che ha sotto mano”. E’ così che a Palazzo Grazioli entra anche chi non avrebbe mai messo piede, con più tempo a disposizione. Maria Teresa viene convocata (prima e unica volta) in questa emergenza. Parte per Roma e, come accade a Patrizia, Barbara e Lucia R. (“ospiti” il 4 di novembre), scopre nei saloni del de Russie che la meta di quella serata di lavoro sarà Palazzo Grazioli. Maria Teresa, agli inquirenti di Bari, ha ammesso di aver fatto sesso con il presidente, “rimborsata” da Gianpi, ma quel che qui conta è la “torta”, il numero delle “ragazze” che – quella notte (un “lunedì o un martedì di settembre del 2008″ fa la vaga Maria Teresa, probabilmente martedì 23 settembre) – si trattiene con il capo del governo nella sua residenza di Palazzo Grazioli. Maria Teresa tace il numero delle “ragazze” (anche se l’ha riferito al magistrato che l’ha interrogata). E’ disposta però ad ammettere, con Repubblica, che “c’erano altre ragazze”. Qualcuna di quelle “ragazze” seguirà, il giorno dopo, Berlusconi a Melezzole, vicino a Todi, quando (come ha svelato l’Espresso) il presidente del Consiglio rinuncia a una “missione” a New York, alla partecipazione alla “campagna del Millennio” contro la povertà e la fame nel mondo, all’intervento all’assemblea delle Nazioni Unite per starsene, con le sue “ragazze”, nell’health center di Marc Mességué (sbarrato agli estranei).

July 4, 2009

Lasciateci crescere qui!

Guardate il video: http://www.youtube.com/user/laissezlesgrandirici

Firmate la petizione nazionale http://www.educationsansfrontieres.org

Come è nato questo film e questo appello

Collettivo dei cineasti per gli “immigrati irregolari”
Professionisti del cinema et dell ‘audiovisivo in sostegno al Réseau Education Sans Frontières e a tutti gli ” irregolari” di Francia

Nelle scuole, nei collegi e nei licei, un forte movimento di solidarietà sostiene i figli degli extracomunitari non regolarizzati minacciati di espulsione.
Questo movimento è essenziale alla società francese: i bambini delle scuole sono i figli di questo paese, sono i figli della Repubblica.

Sia a livello individuale che attraverso delle associazioni, dei cineasti si sono fatti carico delle famiglie in difficoltà e in pericolo patrocinandole e proteggendole.

Fin dall’inizio ci è sembrato naturale fare un film collettivo.

Per realizzare questo film, ci siamo rivolti alla RETE EDUCAZIONE SENZA FRONTIERE (RESF) e agli insegnanti, che ci hanno presentato alcuni dei loro allievi, figli dei cosidetti “irregolari”.

Con l’accordo dei loro genitori, abbiamo messo in piedi con i bambini dei laboratori di scrittura.
I bambini hanno raccontato le loro situazioni e confrontato le loro esperienze.
Da questi scambi è nato un testo e da questo testo è nato un film, il loro film!
Una forma semplice per trasmettere la loro parola e la loro storia. Una storia fatta di paura e sofferenza. I bambini hanno partecipato a questa esperienza con tutta la loro passione e la loro speranza.

Speranza di veder finire l’arbitrario che fa di loro solo e sempre dei figli di “irregolari”, dei figli di “respinti”.
Speranza di vivere senza la paura quotidiana di essere espulsi.
Passione d’imparare e di crescere in un paese che è loro come è nostro.

Questi bambini devono vivere fra di noi.

Oggi è urgente affermare:

LASCIATELI CRESCERE QUI!

Padre Alex Zanotelli sul DECRETO INSICUREZZA

Napoli, 2 luglio 2009
PACCHETTO SICUREZZA: ABBIAMO SOLO DA VERGOGNARCI


Il Senato ha approvato oggi il cosiddetto Pacchetto Sicurezza del ministro degli interni Maroni.
Mi vergogno di essere italiano e di essere cristiano. Non avrei mai pensato che un paese come l’Italia avrebbe potuto varare una legge così razzista e xenofoba. Noi che siamo vissuti per secoli emigrando per cercare un tozzo di pane (sono 60 milioni gli italiani che vivono all’estero!), ora ripetiamo sugli immigrati lo stesso trattamento, anzi peggiorandolo, che noi italiani abbiamo subito un po’ ovunque nel mondo.
Questa legge è stata votata sull’onda lunga di un razzismo e una xenofobia crescente di cui la Lega è la migliore espressione.
Il cuore della legge è che il clandestino è ora un criminale. Vorrei ricordare che criminali non sono gli immigrati clandestini ma quelle strutture economico-finanziarie che obbligano le persone a emigrare. Papa Giovanni 23° nella Pacem in Terris ci ricorda che emigrare è un diritto.
Fra le altre cose la legge prevede la tassa sul permesso di soggiorno (i nostri immigrati non sono già tartassati abbastanza?), le ronde, il permesso di soggiorno a punti, norme restrittive sui ricongiungimenti familiari e matrimoni misti, il carcere fino a 4 anni per gli irregolari che non rispettano l’ordine di espulsione ed infine la proibizione per una donna clandestina che partorisce in ospedale di riconoscere il proprio figlio o di iscriverlo all’anagrafe.
Questa è una legislazione da apartheid, che viene da lontano: passando per la legge Turco-Napolitano fino alla non costituzionale Bossi-Fini. Tutto questo è il risultato di un mondo politico di destra e di sinistra che ha messo alla gogna lavavetri, ambulanti, rom e mendicanti. Questa è una cultura razzista che ci sta portando nel baratro dell’esclusione e dell’emarginazione.
“Questo rischia di svuotare dall’interno le garanzie costituzionali erette 60 anni fa – così hanno scritto nel loro appello gli antropologi italiani – contro il ritorno di un fascismo che rivelò se stesso nelle leggi razziali”. Vorrei far notare che la nostra Costituzione è stata scritta in buona parte da esuli politici, rientrati in patria dopo l’esilio a causa del fascismo. Per ben due volte la costituzione italiana parla di diritto d’asilo, che il parlamento non ha mai trasformato in legge.
E non solo mi vergogno di essere italiano, ma mi vergogno anche di essere cristiano: questa legge è la negazione di verità fondamentali della Buona Novella di Gesù di Nazareth. Chiedo alla Chiesa Italiana il coraggio di denunciare senza mezzi termini una legge che fa a pugni con i fondamenti della fede cristiana.
Penso che come cristiani dobbiamo avere il coraggio della disobbedienza civile. È l’invito che aveva fatto il cardinale R. Mahoney di Los Angeles (California), quando nel 2006 si dibatteva negli USA una legge analoga dove si affermava che il clandestino è un criminale. Nell’omelia del Mercoledì delle ceneri nella sua cattedrale, il cardinale di Los Angeles ha detto che, se quella legge fosse stata approvata, avrebbe chiesto ai suoi preti e a tutto il personale diocesano la disobbedienza civile. Penso che i vescovi italiani dovrebbero fare oggi altrettanto.
Davanti a questa legge mi vergogno anche come missionario: sono stato ospite dei popoli d’Africa per oltre 20 anni, popoli che oggi noi respingiamo, indifferenti alle loro situazioni d’ingiustizia e d’impoverimento.
Noi italiani tutti dovremmo ricordare quella Parola che Dio rivolse a Israele: “Non molesterai il forestiero né l’opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra d’Egitto” (Esodo 22,20).

Alex Zanotelli

July 2, 2009

EMANCIPATE YOURSELF FROM MENTAL SLAVERY

“We hold these truths to be self-evident, that all men are created equal, that they are endowed by their Creator with certain unalienable Rights, that among these are Life, Liberty and the pursuit of Happiness. That to secure these rights, Governments are instituted among Men, deriving their just powers from the consent of the governed …That whenever any Form of Government becomes destructive of these ends, it is the Right of the People to alter or to abolish it, and to institute new Government, laying its foundation on such principles and organizing its powers in such form, as to them shall seem most likely to effect their Safety and Happiness.

Prudence, indeed, will dictate that Governments long established should not be changed for light and transient Causes; and accordingly all Experience hath shewn, that Mankind are more disposed to suffer, while Evils are sufferable, than to right themselves by abolishing the Forms to which they are accustomed. But when a long Train of Abuses and Usurpations, pursuing invariably the same Object, evinces a Design to reduce them under absolute Despotism, it is their Right, it is their Duty, to throw off such Government, and to provide new Guards for their future Security.”


From: The Declaration of Independence, 4th july 1776
http://en.wikisource.org/wiki/United_States_Declaration_of_Independence

Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e la ricerca della Felicità; che per garantire questi diritti sono istituiti tra gli uomini governi che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qualvolta una qualsiasi forma di governo tende a negare questi fini, il popolo ha diritto di mutarla o abolirla e di istituire un nuovo governo fondato su tali principi e di organizzarne i poteri nella forma che sembri al popolo meglio atta a procurare la sua Sicurezza e la sua Felicità.

Certamente, prudenza vorrà che i governi di antica data non siano cambiati per ragioni futili e peregrine; e in conseguenza l’esperienza di sempre ha dimostrato che gli uomini sono disposti a sopportare gli effetti d’un malgoverno finché siano sopportabili, piuttosto che farsi giustizia abolendo le forme cui sono abituati. Ma quando una lunga serie di abusi e di malversazioni, volti invariabilmente a perseguire lo stesso obiettivo, rivela il disegno di ridurre gli uomini all’assolutismo, allora è loro diritto, è loro dovere rovesciare un siffatto governo e provvedere nuove garanzie alla loro sicurezza per l’avvenire.

[url]http://www.astrologiadinamica.it/politica/2001/Dich1776.html[/url]


DDL SICUREZZA: OK DAL SENATO, ORA E’ LEGGE

http://www.ansa.it/opencms/export/site/visualizza_fdg.html_994209369.html


Io mi RIFIUTO di pagare 250-350€ all’anno per rinnovare il permesso di soggiorno, che ha validità annuale. I miei genitori dovrebbero sborsare 500-750€ all’anno per mantenere nella legalità i loro due figli?
Dopo 18 anni in Italia devo ancora restare appeso ad un permesso di soggiorno? Se non studiassi, se non dassi esami all’università, se altrimenti non trovassi lavoro, non riuscirei a rinnovare il permesso di soggiorno, e DIVENTEREI CLANDESTINO!!!!!!!!!

No. Io mi rifiuto. Mi arrestassero. Mi espellino pure verso “patrie” di cui non parlo neanche la lingua.
… Read More
Permesso a punti? La patente di soggiorno? Ottenere la cittadinanza sarà reso più difficile.

Non ho parole.

June 23, 2009

Col pugnale al pronto soccorso, manette al «guerriero» sikh

Filed under: Uncategorized — AHimsa @ 8:16 pm
Tags: , , , , , ,

http://archiviostorico.corriere.it/2004/maggio/11/Col_pugnale_pronto_soccorso_manette_co_10_040511002.shtml

Non riesco a fare a meno di ridere leggendo questa operetta teatrale così magistralmente disegnata dalla penna di questa fantasiosa giornalista del Corriere, adatta forse a scrivere in giornali a fumetti per adolescenti, quelli con superoi con superpoteri, o qualche racconti del filone virileggiante del “selvaggio west” nordamericano di metà ‘800.
La “lama di oltre 15 centimetri” è insolita e improbabile per un Sikh: le lame lunghe vengono sfoderate solo in particolari eventi religiosi e non sono MAI portate appresso; il “kirpan” che un Sikh porta addosso si aggira mediamente dai 7 ai 9 cm, e spesso è ancor più piccolo e si limita ad una collanina con il simbolo di una spada.

Dialoghi improbabili «Sono un sikh, sono un guerriero. Devo girare armato. Cosa vuole?».
Un Sikh non si dichiarerebbe mai un guerriero in questa maniera, al massimo, se è proprio un integralista della parola, direbbe che è “santo soldato”. Ugualmente non direbbe mai che “deve girare armato”, innanzitutto perchè il Kirpan non è per il Sikh un’arma, ma prima di tutto un simbolo, e gli è fatto assoluto divieto usarla, se non in per legittima difesa. Se a ciò aggiungiamo anche la deferenza di un immigrato indiano verso un poliziotto in divisa italiano, il dialogo sopracitato ne esce come una assurda scenetta patetica inventata di sana pianta.

Attimi di suspence: “Alzando appena lo sguardo. Il silenzio cala nel pronto soccorso, qualcuno ride, qualcun’ altro si spaventa, altri svicolano in giardino. Il sikh non si scompone, la lama luccica.”

«Non toccarmi, lascia stare il mio kirpan! Tu sei senza barba sulla faccia, senza peli sul petto. Non sei un uomo, sei impuro», e qui la giornalista si sbizzarrisce! Mi ricorda un po’ i c.d. armchair anthropologist estintisi verso inizio ‘900, quelli che si credevano antropologi standosene nel proprio ufficio e basandosi su dati e informazioni raccolte da altri viaggiatori, scrittori, commercianti. Potreste provare a leggere queste frasi a qualsiasi Sikh, come il sottoscritto, e li vedrete scoppiare a ridere oppure guardarvi perplessi.

“I due si scaldano, ma il leone in terra straniera è costretto ad abbandonare pugnale e fierezza guerriera, deve seguire l’ agente al commissariato…denunciato per oltraggio a pubblico ufficiale (l’ agente non gli ha perdonato quel «non sei un uomo»).”

Ahi ahi ahi, la virilità ferita dell’uomo in divisa, ahi ahi.

“Deve separarsi dal kirpan. E dal suo turbante che non aveva mai tolto negli ultimi due anni a Roma: neanche per indossare il casco sul motorino.”
Qua sembra che il turbante non se lo sia tolto “mai”…
Nel Regno Unito e nel Canada, oltre che in India, ai Sikh è fatto esonero di portare il casco.

Cos’altro dire di questo articolo?
Un lucido esempio di ignoranza giornalistica, etnocentrismo e quello che Edward Said ha così ben definito orientalismo.

ps: aggiungo che solo i “veri Sikh”, quelli battezzati (volontariamente, da adulti), devono portare il Kirpan oltre ad altri simboli religiosi caratteristici; questi “veri Sikh” sono una assoluta minoranza sul totale dei Sikh. Oltre a portare questi simboli devono attenersi ad una rigida disciplina, fatta di dieta vegetariana, astensione da alcolici tabacco e droghe, rettitudine, onestà, altruismo, pulizia personale, preghiere quotidiane….e forse proprio per tutto questo sono una minoranza.

June 17, 2009

Note sulla schiavitù

Filed under: Uncategorized — AHimsa @ 2:17 am
Tags: , , ,

“Come si può descrivere la schiavitù? Forse nessuno può farlo se non l’ha vissuta. Nell’edizione del 1932 di un diffusissimo libro di testo di due storici liberal del Nord si leggeva che la schiavitù aveva forse rappresentato <<la necessaria transizione alla civilità>> dei neri. Economisti e cliometristi (ovvero esperti di statistica storica) hanno tentato di valutare la schiavitù calcolando quanto denaro si spendeva per il sostentamento e l’assistenza sanitaria degli schiavi. Ma questo può rendere conto della realtà della schiavitù per gli esseri umani che la subivano? Le condizioni della schiavitù sono forse più importanti del fatto stesso che esistesse la schiavitù?”

tratto da “Storia del popolo americano” di Howard Zinn

“Pertanto anche le varie leggi e i vari codici di comportamento riflettevano l’anomalia caratteristica dell’istituzione: da un lato gli schiavi erano considerati dei beni mobili, che potevano quindi essere venduti o comprati, donati o ricevuti in eredità, ipotecati o affittati; dall’altro lato non si poteva negare la loro essenza umana se si ammetteva che fossero capaci di ribellarsi, di fuggire, di commettere gravi crimini e che li si dovesse punire per questi fatti”.

tratto da “Storia degli Stati Uniti D’America” di Maldwyn A. Jones

May 25, 2009

La vacca sacra, il tabu della macellazione, Antonio Gramsci, Edward Said…

Filed under: Uncategorized — AHimsa @ 1:47 am
Tags: , , , ,

“The starting-point of critical elaboration is the consciousness of what one really is, and is ‘knowing thyself’as a product of the historical processes to date, which has deposited in you an infinity of traces, without leaving an inventory.”
– Antonio Gramsci, Prison Notebooks

“The only available translation inexplicably leaves Gramsci’s comment at that, whereas in fact Gramsci’s text concludes by saying, ‘therefore it is imperative at the outset to compile such an inventory.’”
–  Edward Said – Orientalism

<<
“Nella misura in cui il tabu della carne bovina fornisce un valido appoggio all’esigenza contadina di conservare intatto il patrimoio zootecnico il più a lungo possibile, si può dire che tale tabu favorisce, e non certo diminuisce, la funzionalità di lungo periodo del sistema agricolo, riducendo nello stesso tempo la disugualianza originata dal sistema delle caste per quanto riguarda il consumo di alimenti essenziali dal punto di vista nutritivo.”

L’uso che gli indiani fanno dei bovini è limitato alla trazione dell’aratro e alla mungitura del latte, senza contare l’impiego degli escrementi nella concimazione dei campi. Nell’alimentazione, perciò, senza distinzione di casta, la carne bovina è esclusa e tutti traggono la maggior parte delle proteine dal latte e dai suoi derivati.

[...]

In altre regioni del mondo i bovini assicurano la medesima funzione produttiva e riproduttiva e tuttavia non hanno subito un processo di sacralizzazione. Harris giustifica questo punto con alcune considerazioni di ordine storico. I Rig Veda, antichi testi sacri risalenti al secondo millennio a.C., contemplano la macellazione dei bovini e non parlano affatto di un tabu della carne, anzi la casta dei Brahmani aveva tra i compiti rituali più rilevanti proprio il sacrificio cruento degli animal, cui normalmente seguiva un banchetto a base di carne bovina….

“Il periodo dell’ecatombe dei bovini e dei grandi banchetti a base di carne ebbe fine quando i capi veda non poterono più contare sulla disponibilità di grandi mandrie [...] la popolazione era cresciuta, le foreste si erano ridotte, i pascoli erbosi erano stati coltivati e l’antica vita semipastorale si era trasformata con il passaggio all’agricoltura intensiva e a una maggiore produzione di latticini. Fu una semplice questione energetica a imporre questa trasformazione: per nutrire una maggiore quantità di persone occorre limitare il consumo della carne e ricorrere in maggior misura ai latticini, al grano, al miglio, alle lenticchie e agli altri alimenti di origine vegetale [...]. Il rapporto quantitativo tra bestiame e uomini si ridusse progressivamente e con esso diminuì il consumo, segnatamente delle caste inferiori [...]. Le caste privilegiate dei Brahmani e dei Kshatriya continuarono a macellare i bovini e a rimpinzarsi della loro carne ancora per molto tempo [...]. Intorno al 600 a.C. il livello di vita dei contadini era nettamente peggiorato e guerre, siccità e carestie si facevano sentire pesantemente [...] i nuovi capi religiosi dovettero fare i conti con una popolazione sempre più ostile ai sacrifici di animali, ormai visti come espressione delle disuguagliaze del sistema di caste. In questo contesto socio-economico nacque il buddhismo, la prima religione contraria all’uccisione [...]. Il divieto buddhista di consumare carne bovina implicito nell’opposizione ai sacrifici di animali corrispondeva alle esigenze dei contadini più poveri [...]. Per nove secoli buddhismo e induismo lottarono per conquistare stomaco e cervello del popolo indiano. Alla fine l’induismo riportò la vittoria: ma non prima che i Brahmani soprassedessero alla richiesta tassativa di sacrifici animali contenuta nei Rig Veda e si presentassero come protettori piuttosto che come distruttori dei bovini. “
>>

Tratto da: I modi della cultura – Manuale di etnologia

Le considerazioni che mi hanno suscitato queste pagine sono innumerevoli (anche per l’ora tarda).

  • Innanzitutto motiverei le due citazioni di Gramsci e Said rispettivamente. La storia ci ha lasciato innumerevoli tracce – scrisse Gramsci nei suoi quaderni dal carcere – però non ci ha lasciato un inventario, una mappa per ricomporre quelle tracce, per orientarci (aggiungerei che ci ha lasciato invece una miriade di frammenti di mappa, un po’ più grandi delle tracce che i frammenti stessi avrebbero dovuto aiutare a ricomporre).Edward Said, quotando Gramsci, sottolinea la necessità di costruire questo inventario: prima o poi qualcuno lo dovrà pur fare se vogliamo conoscere e conoscerci davvero.
  • La vacca sacra.
    Non è straordinario che le stesse motivazioni che hanno indotto un popolo, o un insieme di popoli, ad abbandonare il consumo di carne, tra l’altro previsto dagli stessi testi sacri del tempo (potrei dire che era un “consumo istituzionalizzato”), si ripropongono oggi, con straordinaria chiarezza?
    Se questa interpretazioe di Harris si avvicina anche soltanto minimanete alla realtà, le sue conseguenze per una ri-lettura attuale della storia passata (in questo caso del territorio indiano di allora) sono enormi: un popolo prende lucidamente coscienza della non-sostenibilità del consumo di carne e decide di abbandonarla…arrivando a sviluppare giustificazioni, pensieri, idee, ideologie che danno vita ad una nuova religione (o comunque fanno parte dell’humus sul quale quella religione nasce….forse proprio “funzionalmente”? e proprio funzionalmente forse un altra “religione” – quella dei Rig Veda – è morta perchè professava ideologie economicamente, socialmente e politicamente non più sostenibili? Possiamo fare un parallelo con il capitalismo/consumismo? O con le stesse religioni del Libro, Ebraismo, Cristianesimo, Islam?), il Buddhismo.

    Oggi, tra i vegetariani, eggetariani, vegani, macrobiotici…non stanno nascendo nuove contro-religioni? Risposte omeostatiche alle crescenti perturbazioni del sistema-terra, per ristabilire l’equilibrio.

  • Del Buddhismo se ne appropriarono i più poveri, coloro che per primi dovettero rinunciare al consumo di carne – appurato che non era sostenibile – e per primi subirono le conseguenze del calo nel fabbisogno energetico.
    Le caste più ricche , riparate nei privilegi di casta dell’Induismo, hanno continuato a fregarsene della situazione generale, continuando ad abbuffarsi con la carne.

    Non è esattamente quello che sta accadendo anche oggi, nel crescente divario tra popoli obesi e popoli denutriti?

  • Dall’opposizione tra le due opposte concezioni della vita, della società, dell’economia sono usciti vincitori i difensori dei privilegi di casta.
    Hanno vinto, però non erano più quelli di prima.
    La sconfitta è amara però anche il risultato è sorprendente: i vincitorii rinunciano a qualcosa (forse una delle stesse cose per le quali si è combattuto!) ma ottengono di mantenere qualcosaltro.
    E’ una speranza nella delusione.
    Quella “vittoria” infatti ha trasformato non solo l’induismo ma anche tutte le altre religioni/ideologie che sono nate o sono venute a contatto con il territorio del subcontinente: il Jainismo, il Sikhismo, le innumerevoli sette e probabilmente anche l’Islam e il Cristianesimo sono stati influenzati dalle condizioni “ambientali” e culturali che hanno cambiato e determinato le abitudini culinarie di centinaia di milioni di indiani.

    Speriamo che ideologie più potenti e pericolose di oggi – il capitalismo, il consumismo – non minino questa consapevolezza millenaria e che non diano adito ad antistorici e anacronistici revival di abitudini che la storia dell’uomo, sedimentata nei popoli che l’hanno attraversata, ha espulso dalla lista di quelle sostenibili e desiderabili per le più vaste collettività.

May 24, 2009

Una saggia proposta per Lampedusa

Filed under: Uncategorized — AHimsa @ 5:31 pm
Tags: , , ,

“NEI CONFRONTI DEGLI IMMIGRATI IRREGOLARI VOI ITALIANI SIETE AL TEMPO STESSO IPOCRITAMENTE COMPASSIONEVOLI E IRRAZIONALMENTE SPIETATI. UN PO’ DI EGOISMO LUNGIMIRANTE DOVREBBE INDURVI A IMPEGNARVI SUBITO MOLTO DI PIU’ PER LO SVILUPPO ECONOMICO E SOCIALE DEI PAESI DA CUI I CLANDESTINI PROVENGONO”

Dialogo tra Gianni Ercadolli, alto funzionario del ministero degli Interni, e Amina Nitolibar, figlia di una somala e di un indiano, osservatrice dell’Unione Africana in visita a Lampedusa (premio per il lettore che scoprirà per primo i due personaggi che si nascondono sotto questi due nomi)
Ercadolli – Che differenza fa lei tra respingere l’immigrazione clandestina con un battello della Guardia costiera fuori delle acque territoriali, come da qualche giorno facciamo noi, e respingerla con un muro orlato dal filo spinato, come fanno tutti i Paesi di questo mondo sui confini terrestri caldi, senza che l’ONU abbia niente da ridire?
Nitolibar – Sul piano sostanziale, nessuna: su questo punto le do ragione. Ma il modo migliore per evitare i barconi irregolari resta quello di mettere un bel traghetto regolare dalla Libia a Lampedusa, a prezzo politico. E uno anche dalla Tunisia.
E. – Un traghetto??
N. – Vista la sua posizione geografica, potreste fare di Lampedusa una enclave extra-territoriale, magari mettendoci un bel Casinò per attirare i ricchi libici e tunisini. Il terminal del traghetto in Africa potrebbe diventare luogo di accertamento, accreditamento e prima accoglienza per chi ha diritto a entrare in Italia come profugo o rifugiato. Ma sul traghetto possono salire tutti, in modo che non abbiano motivo di affidarsi agli scafisti.
E. – E il controllo passaporti?
N. – Si passa il controllo passaporti soltanto per andare da Lampedusa alla Sicilia o ad altre destinazioni in area Shengen.
E. – In questo modo che cosa risolveremmo? Avremmo Lampedusa brulicante di immigrati irregolari e i barconi strapieni di africani si sposterebbero sul tratto di mare fra Lampedusa e la Sicilia.
N. – No, perché quelli che vogliono entrare in Italia irregolarmente non avranno più alcun interesse a venire a Lampedusa.
E. – Quello sarà comunque il primo passo, che il traghetto renderà facilissimo.
N. – Ma non potranno fare il passo ulteriore. Da Lampedusa alla Sicilia ci sono 205 chilometri di mare, quasi il doppio della distanza tra Lampedusa e la costa africana: 113 chilometri. E comunque mancherebbero i mezzi di trasporto.
E. – Cosa vuol dire?
N. – Che a Lampedusa non ci sarà nessuno a vendere barconi “usa e getta” ai disperati. E se anche ci fosse qualcuno interessato a farlo, sarebbe facilissimo impedirlo, o comunque impedire la partenza dei barconi. D’altra parte, la traversata diretta dall’Africa alla Sicilia è enormemente più difficile.
E. – Ci saranno sempre quelli che la tenteranno.
N. – Ma saranno una piccola parte di quelli che oggi tentano l’approdo a Lampedusa.
E. – Comunque non risolveremmo molto: quelli che arrivano coi barconi costituiscono soltanto un settimo del flusso di immigrazione irregolare in Italia.
N. – Ma quello è praticamente l’unico canale dell’immigrazione irregolare diretta dall’Africa. Gli altri flussi attraversano le frontiere terrestri: lì i problemi di controllo sono diversi e coinvolgono anche il comportamento dei Paesi vostri confinanti.
E. – Non credo che i seimila abitanti italiani di Lampedusa saranno molto d’accordo con questa sua idea.
N. – Perché no? Avranno anche loro un grosso beneficio: extraterritorialità significherà esenzione dalle imposte nazionali per i residenti.
E. – Lei non fa i conti con quello che accadrebbe nella prima fase: nel tempo necessario perché in Africa i disperati si accorgano che Lampedusa non è più la porta d’accesso all’Italia, essi continueranno ad arrivare come oggi, al ritmo di centinaia ogni settimana. Anzi: più di oggi, perché avranno a disposizione il traghetto.
N. – Almeno ci arriveranno in condizioni civili e in piena sicurezza. Oggi ne muoiono in mare a decine, se non centinaia. E consideri che metà di quelli che arrivano hanno diritto di entrare, come profughi o come rifugiati: quelli, sì, devono essere trasportati gratis sul continente.
E. – E gli altri? Le leggi vanno applicate: se non hanno diritto di entrare non li si deve lasciar entrare.
N. – A quelli dei quali avete bisogno, e sono tanti, potreste dare sperimentalmente un permesso per ricerca del posto di lavoro, anche sottoponendone i movimenti a stretto controllo, o chiedendo la garanzia di un tutor: i modi per farlo sono molti. E converrebbe soprattutto a voi. Via via che l’esperimento si rivela positivo, potreste estenderlo mettendo a punto le procedure. Agli altri, invece, se davvero non ritenete che possano lavorare in Italia, continuerete a dare da coprirsi, da dormire e da mangiare; ma non dovete essere schizofrenici.
E. – Schizofrenici?
N. – Sì. Oppure, se preferisce, ipocritamente pietosi e allo stesso tempo irrazionalmente spietati.
E. – Che cosa intende dire?
N. – Prima fate loro rischiare la vita sui barconi per arrivare a Lampedusa; poi, quando ci arrivano, siete voi stessi a trasferirli comodamente nella vostra terra col ponte aereo. Una volta arrivati, li recludete per mesi in condizioni disumane, poi li liberate con la pantomima del provvedimento di “espulsione”. In realtà, liberandoli senza riconoscere loro il diritto di esistere, li condannate consapevolmente a vivere come sotto-uomini, schiavi, privi di qualsiasi diritto. Se proprio non li volete, dovreste proporre loro un buon lavoro in Africa: vi costerebbe molto meno.
E. – Un buon lavoro in Africa? Chi lo paga, chi lo organizza?
N. – Occorrono molti gemellaggi tra Nord e Sud del mondo: tra città e città, tra ospedali e ospedali, tra scuole e scuole, anche tra famiglie e famiglie: per istituire una miriade di canali di aiuto economico e culturale, di trasferimento di buone pratiche. Se finalmente attivassimo questi gemellaggi in modo capillare, non sarebbe così difficile creare occasioni di lavoro interessanti in Africa, nei Paesi d’origine degli immigrati clandestini, con costi molto contenuti per i “gemelli” europei.
E. – In molti casi in Africa è la situazione locale, a impedire qualsiasi cooperazione. Sovente lo stesso establishment non ne vuol sapere. Pensi a Somalia ed Eritrea, oppure al Darfour.
N. – Ma in molti altri casi si può, eccome. E gli irregolari possono diventare una fonte preziosa di informazione sulle situazioni di emergenza. Quelli che arrivano da voi sono in genere i migliori del loro Paese di origine: i più colti, i più intraprendenti, i più capaci di guardare lontano. Potreste farne dei veri e propri “ufficiali di collegamento” tra voi e le realtà locali del sud del mondo; e impegnarli a lavorare per il riscatto di quelle realtà.
E. – E quelli di cui non si riesce neppure a capire la vera provenienza? Guardi che sono la maggior parte dei clandestini senza diritto di asilo.
N. – Con chi mente dovete essere rigorosi. La vostra deve essere un’offerta di aiuto reale, ma sulla base di un dialogo leale. A chi non si fa identificare correttamente, non si deve offrire niente; men che meno il passaggio gratis sulla tratta più lunga e difficile, quella da Lampedusa al continente.
E. – In sostanza lei propone che erigiamo un muro fra Lampedusa e il resto d’Italia.
N. – Ripeto: voi con loro alternate compassione e spietatezza, ma sempre in modo irrazionale. Che senso ha aumentare da due a sei mesi il periodo di detenzione degli irregolari nei vostri “Centri di identificazione”, che sono già oggi strapieni, senza triplicare la loro capacità? Dove pensate di ammassare i due terzi in più degli irregolari che con la nuova legge volete mantenere in detenzione?
E. – In qualche modo dobbiamo pure intensificare il filtro contro l’immigrazione irregolare. Non è politicamente pensabile che né l’Italia né l’Europa spalanchino le porte all’invasione.
N. – Proprio per questo l’Europa deve ingaggiarli perché lavorino nelle loro terre di origine. Consideri questo dato: anche senza tenere conto degli irregolari che tenete rinchiusi nei C.I.E., nelle vostre carceri circa un terzo dei 62.000 detenuti sono immigrati africani irregolari. In carcere, ciascuno di questi vi costa 200 euro al giorno. Non sarebbe meglio, con la stessa spesa che sostenete per un solo carcerato extracomunitario, dare a trenta di loro 200 euro al mese – uno stipendio di lusso, nell’Africa sub sahariana! per farli lavorare al loro Paese in un programma di sviluppo?
E. – Certo, ma se questi in Italia delinquono, dobbiamo pur metterli in prigione.
N. – Finora, da Lampedusa siete stati voi a portarli sul continente e subito dopo a porli in una condizione che è inevitabilmente a forte rischio di delinquenza. La vostra generosità – se ne avete davvero – dovrebbe essere spesa nell’assistenza di cui questi disperati hanno bisogno a casa loro. E invece lì non state neppure mantenendo i modesti impegni che avete preso.
E. – Quali impegni?
N. – Quello di destinare ai Paesi in via di sviluppo lo 0,7 per cento del vostro prodotto nazionale lordo. Di fatto, dall’anno scorso avete azzerato questo impegno: siete rimasti allo 0,02 per cento! E invece dovreste portarlo almeno all’uno per cento.
E. – Sarebbe comunque una goccia nell’oceano. Loro sono troppi: non ce la faremo mai.
N. – Non è vero. Gli africani sono 930 milioni; però i più poveri, quelli dei Paesi che alimentano l’immigrazione clandestina, sono circa la metà. Tra Europa e America settentrionale, siete molti di più voi. E ciascuno di voi guadagna cento volte quel che guadagnano loro.
E. – Occorrerebbe che noi “nord-occidentali” diventassimo da un giorno all’altro tutti altruisti.
N. – No: basterebbe, da parte vostra, un po’ di egoismo lungimirante. Lo sviluppo di quei Paesi, la riduzione delle enormi disuguaglianze che vi dividono dai loro abitanti, è il solo modo realistico per ridurre e controllare il fenomeno epocale della migrazione dal Sud al Nord del mondo. Operare efficacemente per quello sviluppo non è, da parte vostra, un atto di altruismo, ma una scelta sempre più indispensabile per il vostro stesso benessere futuro.
E. – È difficile, in questo momento di recessione e di aumento del debito pubblico, chiedere altri soldi ai contribuenti per lo sviluppo dell’Africa.
N. – Allora rassegnatevi all’invasione. Alternative non ce ne sono. Il nostro mondo è uno solo ed è sempre meno possibile dividerlo in compartimenti stagni.

Pietro Ichino

Fonte: http://www.pietroichino.it/

Leggi anche: IMMIGRAZIONE: UNA TERZA VIA TRA “CATTIVISMO” E “BUONISMO”

Next Page »

Blog at WordPress.com.